Uomo vs. Microrganismi

Storia delle pandemie ed epidemie umane

Nel 2019 il nostro era un mondo sicuro, i rischi biologici si presumeva potessero arrivare solo da un ipotetico attacco terroristico e confidavamo tutti nella Natura benigna, poi il 2020 ci ha fatto ricadere in una paura ancestrale, la stessa paura di cui i nostri antenati raccontano sin dalle prime fonti scritte; noi, uomini del 2000, non siamo infatti i primi ad essere colpiti da malattie provocate da agenti patogeni e non saremo sicuramente gli ultimi.

I primi racconti di epidemie ci pervengono proprio da uno dei nomi più celebri della Letteratura mondiale: Omero; fu proprio il poeta greco a parlarci delle pestilenze che colpivano i campi degli Achei, i quali assediavano Ilio (Troia), la malattia nello specifico era la peste e l’epoca è da accertarsi intorno al 1200 a.C.; insomma, 3000 anni fa vivevano le nostre stesse sciagure.

Parlando di epidemie di peste su larga scala la prima da ricordarsi è la Peste di Giustiniano, la quale colpì duramente l’impero Bizantino tra il 541 e il 542 d.C., ed imperversò ad ondate fino al 750 d.C.; la peste di Giustiano viene ricordata come uno degli eventi più catastrofici a livello economico e sociale della Storia (50-100 milioni di morti).

La peste naturalmente tornò tra il 1347 e il 1351, da questo periodo la peste diventa globale, in soli 5 anni riuscì a uccidere tra il 30 e il 50% della popolazione europea, sono stati stimati più di 50 milioni di morti. Da ricordare anche l’epidemia raccontata da Manzoni ne “I Promessi Sposi”. L’ultima invece risale al periodo tra il 1855 e il 1922, è ricordata come pandemia, e iniziò la sua ascesa nella provincia cinese dello Yunnan, si diffuse a livello globale nei successivi 20/30 anni, proprio questa pandemia portò alla scoperta del batterio che si cela dietro questa malattia (Yersinia pestis).

Naturalmente nella storia di epidemie e pandemie non è esistita solo la peste, ma anche altre malattie hanno il loro triste posto nella memoria dell’uomo, tornando un po’ indietro possiamo incontrare il vaiolo (Variola); anche questa malattia è conosciuta fin dai tempi antichi dall’uomo, già gli Egizi 3000 anni fa ne erano succubi, la prima evidenza clinica di vaiolo è attestabile sulla mummia del faraone Ramses V (1175-1145/1144 a.C.).

Il vaiolo imperversò nei secoli, nel 1721 la malattia fece di nuovo la sua comparsa, e tra i vari posti arrivò a Boston; qui però Cotton Mather, un pastore protestante il quale aveva studiato medicina, grazie al suo schiavo Onesimus fece una scoperta rivoluzionaria, la quale cambiò per sempre la storia della medicina e dell’umanità. Onesimus era uno schiavo originario dell’Africa, raccontò a Mather che nel villaggio dal quale proveniva era stato trovato un rimedio a questa patologia così temuta; la tecnica che veniva usata nei luoghi di origine del ragazzo era quella di iniettare la materia vaiolosa che era contenuta nelle pustole di un malato nel corpo di una persona sana. Questa tecnica, chiamata variolizzazione (o inoculazione), fu il primo passo per la lotta ad una delle malattie più letali nella storia dell’uomo.

La variolizzazione fece fatica nel farsi strada, ma incontrò una prima porta aperta nel medico Zabdiel Boylston, che vide una speranza nella tecnica e cominciò a effettuarla sugli abitanti della città di Boston.

Ma perché la variolizzazione fu così importante? Nel 1796 Edward Jenner, medico britannico, dopo aver studiato per anni gli effetti del vaiolo bovino sulle persone, decise di variolizzare un bambino con la materia vaiolosa proveniente da una persona affetta da vaiolo bovino, ebbe così inizio la vaccinazione (dal lat. Vaccinus, relativo alle vacche/mucche). Naturalmente nacque la vaccinazione e nacquero anche i primi antivaccinisti, le loro teorie non riuscirono tuttavia a contrapporsi a questa tecnica rivoluzionaria, che fece passare dai 300 milioni di morti per vaiolo del XX secolo, all’eradicazione della malattia che venne annunciata nel 1980 dall’Oms.

Una delle pandemie che ha cambiato nettamente la visione delle persone sulla diffusione delle malattie è sicuramente il colera (Vibrio cholerae); la prima delle sette pandemie di colera iniziò nel 1817, ciò che suscitò terrore nelle persone è la morte cruenta che provoca questo batterio, questo fece in modo che la popolazione riuscì ad essere molto più sensibile alla prevenzione sulla sua diffusione.

Molte sono le epidemie e le pandemie di cui bisognerebbe parlare, alcune tra le più famose della storia recente sono: Polio, Influenza Spagnola, HIV/AIDS ed Ebola.

Il nostro è un mondo stupendo, vario e accogliente per la vita, naturalmente ogni organismo trova la sua strada e la sopravvivenza è dei più forti, questi mesi così difficili che abbiamo vissuto ci dovrebbero aver lasciato una consapevolezza molto ben definita, essere forti in questi casi sta a significare essere all’avanguardia con la ricerca scientifica ed avere un piano d’azione ben preciso.

Ma per quanto ancora ricorderemo questa lezione?

Marco Saracini

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