Tutankhamon: oggi sono quasi cento anni dalla scoperta della tomba

Il ritrovamento

È il 27 novembre del 1922 quando l’egittologo Howard Carter e il suo ricco finanziatore Lord Carnarvon entrano per la prima volta nella camera sepolcrale della tomba del faraone egiziano Tutankhamon. Le ricerche, iniziate anni prima, erano state sospese a causa dello scoppio della Prima guerra mondiale.

Nonostante la scoperta della camera sepolcrale risalga al novembre del 1927, il sarcofago del faraone venne aperto solo in un secondo momento, nel febbraio del 1924.

All’apertura della tomba, Carter e Carnarvon si ritrovarono davanti ad una sorpresa inaspettata:

«Qui davanti a noi c’era una prova sufficiente a dimostrare che quello era davvero l’ingresso di una tomba che, visti i sigilli, dal di fuori sembrava inviolata» (Carter).

“Carnarvon: “Can you see anything?”

Carter: “Yes, wonderful things!””

Si tratta, in effetti, di una delle poche sepolture dell’antico Egitto pervenutaci quasi intatta, nonché la più ricca tra quelle scoperte.

Furono necessari oltre dieci anni per analizzare il ricco contenuto della tomba del “faraone fanciullo”, ribattezzato così a causa della sua morte prematura.

Il rinvenimento della tomba di Tutankhamon ha segnato un punto di svolta nella storia degli studi, e non solo.

Tutto ha inizio nel 1902, quando l’egittologo Theodore Davis decide di iniziare a scavare nella Valle dei Re, portando alla luce numerose tombe. L’intento di Davis non aveva tanto finalità archeologiche o culturali, quanto piuttosto un interesse economico personale. Sappiamo bene però quanto spesso la storia sia smossa e cambiata significativamente proprio a causa di tali interessi, dunque non dobbiamo meravigliarcene.

Nel 1907 ebbe inizio la collaborazione tra Carter e Carnarvon all’interno del territorio della Valle dei Re. Il lavoro fu però interrotto nel 1914, a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale.

Gli scavi ripresero verso il 1917, anche se inizialmente non portarono ai risultati sperati. Dovremo aspettare, appunto, fino al 1922. La parte più preziosa del corredo funebre, ossia, la maschera funeraria di Tutankhamon, venne vista per la prima volta dagli archeologi solo nel 1925, cioè quasi tre anni dopo la scoperta della tomba.

Chi era Tutankhamon?

È assai probabile che, se Carter non avesse insistito nei suoi scavi, probabilmente, oggi, non saremmo qui a parlare del giovane Tutankhamon. Non tanto perché non avrebbe mai fatto notizia la scoperta della sua tomba, quanto perché, prima del rinvenimento della tomba, il valore assegnato a Tutankhamon nella storia egizia non era particolarmente tenuto in considerazione, forse anche a causa della sua breve vita. Tutankhamon apparteneva all’XVIII dinastia, ossia, al periodo della Storia egizia noto come Nuovo Regno.

Come sappiamo, si è soliti dividere la storia dell’antico Egitto in tre periodi, che seguono il periodo arcaico: l’Antico Regno (2700-2300 a.C), il medio Regno (2040-1640 a.C) e il Nuovo regno (1550-1070 a.C). A scandire tali periodi, siamo soliti individuare due periodi intermedi, durante i quali l’Egitto rimase privo di una guida centrale e fu caratterizzato da disordini economici e sociali.

Il Nuovo Regno ha significato una grande rinascita per l’Egitto. È proprio a questo periodo che risalgono le tombe della Valle dei Re. Inoltre, è proprio in quest’epoca che si verificano significativi cambiamenti. Innanzitutto, è da ricordare la diffusione del culto del dio Amon, identificato, dai sacerdoti egizi, con l’antico dio solare Ra, che era protettore della monarchia. Per contrastare la diffusione del culto di Amon, che portava ad un accentramento del potere nelle mani dei sacerdoti, Amenofi IV (meglio noto come “Akhenaton”) decise di tentare una profonda riforma religiosa: muovendosi nella direzione del monoteismo, permise l’adorazione di un unico Dio: Aton, abolendo il culto di tutti gli altri dei. Una mossa volta a recuperare quel potere politico che scivolava via dalle mani dei faraoni e si dirigeva verso la classe sacerdotale. Una mossa, però, effimera.

In seguito alla morte di Amenofi IV, salì al trono proprio il giovane Tutankhamon, che, fortemente influenzato dai sacerdoti di Amon, riportò il Regno al politeismo che da sempre lo caratterizzava, reintroducendo la religione tradizionale. Noto come il “faraone fanciullo”, a causa della sua salita al trono a soli nove anni, Tutankhamon si trova a dover affrontare l’Egitto in un momento particolarmente delicato ed instabile.

La maledizione di Tutankhamon

Una leggenda si è costruita intorno a quella che è indubbiamente una delle maggiori scoperte archeologiche della storia. Stiamo parlando della maledizione di Tutankhamon. Un alone di mistero circondava la figura del faraone. È per questo che si diffuse l’idea che esistesse una maledizione destinata a colpire tutti i membri della spedizione.

Tutto aveva avuto inizio dal presunto rinvenimento di un’iscrizione, rivelatasi poi inesistente. L’iscrizione recitava: “la morte verrà su agili ali per colui che profanerà la tomba del Faraone”. Una storia affascinante, che ci piace ricordare, non perché sia necessario credere alla maledizione (che è sicuramente una delle più grandi “trovate” mediatiche della storia), quanto perché è talmente radicata nel nostro immaginario, che sarebbe un peccato permettere che vada perduta.

Articolo a cura di Esmeralda Moretti.

Ringrazio Ezio Vitali per il prezioso aiuto durante la stesura di questo articolo.

Fonti e crediti immagini:

Copertina: Pixabay

Immagine 1: Pixabay

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