Quanta acqua “mangiamo” inconsapevolmente?

Acqua, Acqua virtuale e Impronta idrica.

Nel nostro quotidiano parliamo spesso di acqua per vari motivi, dal fabbisogno biologico a quello della cura personale, ne parliamo senza porci particolari problemi, ma esiste solo l’acqua di cui parliamo?

L’acqua può essere reale, ovvero quella che possiamo vedere, oppure virtuale e qui il discorso si fa complicato. Quando parliamo di acqua virtuale ci riferiamo alla quantità di acqua dolce utilizzata nella produzione e nella commercializzazione di alimenti e beni di consumo.

Da recenti studi abbiamo preso coscienza che ogni alimento ha un’impronta idrica, per esempio se prendiamo un chilogrammo di carne abbiamo involontariamente acquistato anche un volume di acqua virtuale, il quale, purtroppo, è immenso. Infatti, per far crescere quel chilo di carne bovina ci sono voluti 15.415 L/Kg, una quantità enorme se rapportata ad altri alimenti che contribuiscono nello stesso modo ai nostri fabbisogni alimentari. Per la stessa quantità di legumi (1 chilogrammo), nello specifico lenticchie e piselli spezzati, occorrono solo 50 L/Kg.

L’ipocrisia vera e propria sta nel fatto che negli allevamenti intensivi, dove si usano quantità enormi di acqua, c’è da contare anche l’impronta idrica degli alimenti con cui nutriamo gli animali. Questi prodotti potrebbero invece arrivare direttamente sulle nostre tavole, eliminando così un passaggio fondamentale nello spreco idrico. Eliminare il passaggio e mangiare direttamente questi alimenti non vuol dire eliminare la carne dalla nostra dieta, ma bisognerebbe alternarla di più con proteine naturali. Importanti gli studi condotti dal biogerontologo e biologo cellulare Valter Longo su queste tematiche, ma in generale tutti i nutrizionisti consigliano una dieta sana e con carne ben dilazionata nel tempo.  

Inoltre, un altro gravissimo problema è l’emissione di CO2 che si genera dagli allevamenti intensivi di bestiame, poiché in questi luoghi sono fondamentali macchinari agricoli pesanti e in generale macchinari agricoli notoriamente molto inquinanti. Tutto ciò va unito anche alle emissioni che gli animali producono naturalmente, che sebbene siano emissioni naturali sono pur sempre concentrate in un solo luogo, e l’ecosistema circostante non è preparato per i loro “smaltimento”.

L’impronta idrica, inoltre, ci mostra come quest’acqua virtuale viaggia nel mondo. L’Europa è uno dei principali importatori di questo bene; la gravità del fatto sta nel togliere acqua a Paesi più poveri privandoli anche di risorse primarie, poiché per creare questi beni non concorre solo l’acqua ma anche sali minerali, componenti chimiche (calcio, ferro ecc.) e vitamine, tutte risorse che non ritorneranno nei terreni dalle quali sono state estratte, impoverendo cosi quelle zone e sul lungo periodo rendendole sterili.

L’Italia ha un consumo pro-capite di carne decisamente alto, 78 kg l’anno, ma negli ultimi anni questa media si sta abbassando secondo le medie ISTAT e i rapporti della Coldiretti; il dato negativo è che la popolazione ne fa a meno per il costo elevato e non per una maggiore informazione sull’argomento.

Inoltre, molti studiosi confermano che mangiare troppa carne ha riscontri negativi sulla nostra salute, in termini di longevità e di malattie all’apparato gastro-digerente.

Il nostro pianeta non è una miniera illimitata, ma le sue risorse vanno amministrate come la natura per milioni di anni ha fatto da sola, dobbiamo cambiare le concezioni che abbiamo sul cibo e ritornare ad alimenti arcaici che non conosciamo più. Questo sarebbe solo un primo passo verso un futuro migliore, in cui le condizioni del nostro pianeta sarebbero sicuramente diverse da quelle attuali, ma tuttavia non catastrofiche. Questo fattore viene largamente studiato sin dal 1972, anno in cui viene pubblicato dal MIT lo studio “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, commissionato dal Club di Roma; ma si preferisce non dar peso alla questione, la sensibilizzazione al riguardo fa molta fatica a procedere e in generale si guarda di più ai guadagni che al pianeta.

Ma quanto ancora la Terra accetterà le nostre condizioni?

Marco Saracini

  • Fonti: Rapporti dipartimento Idrologia Politecnico di Torino, Censis Coldiretti (anno:2015-16-17-18), dati ISTAT 2018, “La dieta della Longevità” di Valter Longo, “Rapporto sui limiti dello sviluppo” di Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows, Jørgen Randers e William W. Behrens III (anno di pubblicazione 1972, aggiornamenti 2000, 2004).
Foto presentazione di PublicDomainPictures da Pixabay Foto articolo di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay

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