L’Achille dello sport

La mitologia si ripete nel calcio.

Di: Redazione – Articolo a cura di Tommaso Arpino

In un modo o nell’altro tutti noi abbiamo sentito parlare di questo mitico eroe che è stato Achille. Il valoroso combattente figlio dell’amore tra la nereide (o ninfa) Teti e Peleo, il re dei Mirmidoni. Oltre che per la sua grinta, velocità, maestria nel combattimento, ce ne ricordiamo appunto per la sua natura mitologica. Insomma, stiamo parlando di un semi-dio. Questa natura viene richiamata in causa per quello che forse è stato il più grande atleta che il calcio abbia mai visto. Ebbene sì, stiamo parlando di Diego Armando Maradona. E’ stato Paulo Roberto Falcão ad affidargli questo titolo, definendolo il connubio perfetto tra un’umanita degradata, vittima dei piaceri più estremi di questo pianeta, e una vera e propria divinità nel calcio, capace di qualsiasi cosa con il pallone tra i piedi.
Non a caso è stata fondata una vera e propria religione su quest’uomo, la “Iglesia Maradoniana”, dove viene venerato il culto del famoso giocatore. Questo comprende:
– una terra santa, l’Argentina;
– preghiere, o meglio, rivisitazioni delle preghiere cristiane che comunque il Maradonismo abbraccia;
– festività quali la Pasqua e il Natale, in occasione della Mano de Dios (22 giugno 1986 Argentina-Inghilterra) e della nascita di Diego (30 ottobre 1960);
– comandamenti e sacramenti come ad esempio il battesimo e il matrimonio.

Si parla di una religione a tutti gli effetti, tant’è che conta più di 800.000 seguaci in tutto il mondo, comprese anche celebrità del calibro di Lionel Messi e Ronaldinho!
In parte questo culto ha toccato il cuore, seppure in un modo più blando, di migliaia di tifosi napoletani, bramosi di modificare il nome del loro stadio San Paolo, aggiungendoci il nome del grande numero dieci argentino. I dirigenti non escludono la possibilità, anzi sembrano tutti abbastanza entusiasti di rendergli onore e grazie con questo gesto. D’altronde come biasimarli. Molti l’hanno definito come un eroe, non solo per aver salvato il Napoli da una storia calcistica tutt’altro che rosea, ma per aver fatto sognare milioni di appassionati di calcio: da tutti gli ultimi nella società che trovavano rifugio nel loro idolo a chi, in mezzo a mille impegni tra famiglia e lavoro, per quei 90 minuti poteva lasciarsi emozionare come un bambino e dimenticare tutto il resto.
Nello stadio San Paolo Diego Armando Maradona non ci sono solo dei nomi in più, ma milioni e milioni di cuori che hanno trovato la forza di desiderare un qualcosa in più nella loro vita, grazie a un solo uomo che nonostante tutto, faceva credere che qualsiasi cosa fosse possibile.

“Grazie alle pelota (palla). Grazie per aver giocato a calcio. È lo sport che mi ha dato più allegria, più libertà, come toccare il cielo con la mano. Grazie alla pelota. Scriverei questo sulla lapide”.

cit. Diego Armando Maradona in una storica auto-intervista del 2005, nel programma argentino “La noche del 10“.

Articolo a cura di Tommaso Arpino

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