LA VOCE DI UN CANTO

L’Inno d’Italia – by Goffredo Mameli

Di: Redazione – Articolo a cura di Tommaso Arpino

L’Inno d’Italia, il Canto Nazionale, Fratelli d’Italia… Tutti nomi che si possono alternare a quello originale ideato da Goffredo Mameli: Il Canto degli Italiani.

Un inno che tutti noi conosciamo (anche se forse pochi nella sua completezza di ben 6 strofe) per tutto ciò che ci ha dato: quella sensazione di forza che ha trasmesso a tutti coloro che vedevano la propria nazionale vincere quella famosa finale del 9 luglio 2006 contro la Francia, quella solidarietà che ti fa sentire più fratello con quel vicino di casa che tanto non sopporti, per non parlare poi di quando ci ha fatto sentire tutti più uniti, anche nella fragilità, nei momenti di buio e sconforto di quei 3 mesi di lockdown di cui non ci dimenticheremo facilmente.

Oggi 10 dicembre 2020, si celebra il 173° anniversario dal debutto ufficiale sul piazzale del santuario di Nostra Signora di Loreto a Genova. Si sa con certezza soltanto della data del debutto dell’Inno dato che, mentre la maggioranza degli storici dice che sia stato scritto il 10 settembre altri dicono che sia stato scritto l’8 dello stesso mese, tra questi ultimi vi è Giosuè Carducci a dare una forte prova di questa ipotesi.

Di fatti, così dice:

“…Fu composto l’otto settembre del quarantasette, all’occasione di un primo moto di Genova per le riforme e la guardia civica; e fu ben presto l’inno d’Italia, l’inno dell’unione e dell’indipendenza, che risonò per tutte le terre e in tutti i campi di battaglia della penisola nel 1848 e 1849…”

Dalle parole del celebre poeta si evince quanto questo canto lo tocchi nel cuore, quanto non lo faccia sentire solo in un paese che cominciava a vedere l’ombra di una grande rivoluzione.

Comincia così la storia di quello che sarà l’Inno d’Italia, partendo da un semplice canticchio tra i rivoluzionari dei moti del ’48, passando per l’impresa dei Mille con Giuseppe Garibaldi e tra le labbra di Giuseppe Verdi (il quale era solito fischiettarla). Poi si fece spazio nell’Italia unita dove la Marcia Reale occupava il ruolo di inno nazionale mentre al Canto degli Italiani fu affidato l’incarico di rappresentare l’Italia all’Esposizione Universale di Londra nel 1862. Conobbe un periodo di buio, precisamente il periodo del Ventennio fascista, in cui per ordine di Benito Mussolini furono vietati tutti i motivetti e canzoni che non si riferivano al Duce. Il Canto dovette così limitarsi a risuonare solo tra le labbra dei partigiani e di tutti coloro che non volevano rinunciare alla speranza. Subito dopo la guerra, fu scelto come inno nazionale Il Piave, ma durò solamente fino al 12 ottobre 1946, quando, durante il Consiglio dei Ministri, Cipriano Facchinetti promosse Il Canto degli Italiani come inno provvisorio. Infine negli ultimi anni del ‘900, l’inno fu soggetto a tantissime critiche per varie motivazioni, chi perché era antiquato, chi perché era di destra, chi perché era troppo rivoluzionario… Fino a quando il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi risollevò le sorti di questo canto dichiarando:

“…È un inno che, quando lo ascolti sull’attenti, ti fa vibrare dentro; è un canto di libertà di un popolo che, unito, risorge dopo secoli di divisioni, di umiliazioni…”

Le tribolazioni del Canto degli Italiani finiranno esattamente il 4 dicembre 2017 con questa legge:

“1. La Repubblica riconosce il testo del «Canto degli italiani» di Goffredo Mameli e lo spartito musicale originale di Michele Novaro quale proprio inno nazionale.

2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’art. 1, comma 1, lettera ii), della legge 12 gennaio 1991, n. 13, sono stabilite le modalità di esecuzione del «Canto degli italiani» quale inno nazionale. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.”

Data a Roma, addì 4 dicembre 2017

Si potrebbe anche dire che la storia si concluse qui, ma quanto sarebbe bello pensare che questo Inno ha ancora tanto da far cantare, da far sognare, da far piangere, da far amare e da far gridare quel “Fratelli d’Italia” con tutto il cuore ancora tante, tante volte?

Articolo a cura di Tommaso Arpino

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