Grammatica da tastiera

Di Redazione – Articolo a cura di Sara Ciprari

Nell’epoca dei social network, delle app di messaggistica e della realtà virtuale, abbiamo tutti l’esigenza di comunicare con gli altri attraverso la scrittura. Se fino a qualche decennio fa le occasioni in cui s’impugnava la penna, una volta concluse le scuole, erano ridotte agli scambi epistolari con gli amici lontani, ai biglietti d’auguri e alle cartoline (per i più sentimentali), oggi non passa giorno in cui non ci troviamo davanti alla tastiera di un computer o di uno smartphone a digitare parole.

La necessità di padroneggiare l’italiano scritto non è più riservata solo ad alcune categorie professionali (insegnanti, giuristi, medici, giornalisti ecc.) ma condivisa da chiunque faccia uso quotidianamente dei moderni dispositivi elettronici. Ciascuno di noi ha esperienza degli immancabili dubbi ortografici che sorgono (o dovrebbero sorgere!) quando prendiamo parte a un dibattito su Facebook o scriviamo la didascalia di un post Instagram. La correttezza grammaticale è la prima garanzia di autorevolezza. Un biglietto da visita che arriva a chi ci legge prima dei nostri pensieri.

D’altra parte, nelle vesti di lettore, a chi non è capitato di interrompere prematuramente la lettura di un testo all’apparire di uno o più errori grammaticali? Non è un caso che si è diffuso recentemente anche in Italia il termine Grammar nazi – utilizzato in ambito anglosassone da oltre vent’anni – per indicare i cacciatori seriali di errori. Dicesi Grammar nazi un fervente difensore dell’italiano; colui che non perde occasione di biasimare pubblicamente tutti quelli che, tra i propri contatti social, sbagliano l’uso di un congiuntivo o di un condizionale nella protasi del periodo ipotetico – il famoso “se avrei” che fa rabbrividire anche i meno sensibili all’argomento.

Ferdinand De Saussure, il padre della linguistica moderna, mise in luce il carattere sociale della lingua. Nel Corso di linguistica generale, De Saussure definisce la lingua «un prodotto sociale della facoltà del linguaggio ed un insieme di convenzioni necessarie, adottate [da tutti] per consentire l’esercizio di questa facoltà negli individui». Qualsiasi lingua, dunque, è costituita da un insieme di convenzioni condivise da una comunità di persone. Chiunque trasgredisce la convenzione vigente commette un’infrazione – che per il codice linguistico prende il nome di errore – e viene sanzionato dagli altri membri della comunità. La grammatica, intesa come l’insieme delle norme che regolano una lingua, si può paragonare al codice delle leggi. Essa rimane un punto di riferimento imprescindibile per chi intenda esprimersi correttamente ed entrare a far parte a pieno titolo della propria comunità linguistica.

Questa rubrica nasce dal desiderio di fare chiarezza sulle regole grammaticali che risultano più spesso violate sui social network. Chi scrive questo articolo, prendendo spunto da dubbi personali e tipologie di errori in cui si è imbattuta frequentemente, tenterà di affrontare le questioni più insidiose di ortografia, lessico e sintassi dell’italiano scritto dei giorni nostri. Facciamo qualche esempio. Quando va messo l’accento sul monosillabo da? Perché la terza persona del presente del verbo essere si scrive è e non é? Qual è il primo significato dell’aggettivo pretenzioso? Come si usa correttamente la locuzione piuttosto che?

A queste e ad altre questioni proveremo a rispondere nei prossimi articoli, con l’obiettivo di realizzare una sorta di prontuario linguistico digitale, da consultare rapidamente per ripassare la regola, ma anche da leggere con attenzione per comprenderne le ragioni. Non mancheranno, inoltre, articoli di approfondimento linguistico su questioni di grande attualità, quali l’incremento delle parole inglesi nella lingua italiana, l’uso dell’asterisco al posto della terminazione maschile plurale e alcune curiosità etimologiche per recuperare il significato primitivo, e più autentico, delle parole.

Di Redazione – Articolo a cura di Sara Ciprari

Foto di ijmaki da Pixabay

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