Grammatica da tastiera : Voce del Verbo è non é

Di Redazione – Articolo a cura di Sara Ciprari

Uno dei dubbi ortografici sorti con la scrittura digitale di massa è la scelta del tipo di accento da porre sulla vocale tonica. In italiano abbiamo la necessità di scegliere tra accento acuto (´) e accento grave (`) per distinguere una vocale aperta da una vocale chiusa. Come nella pronuncia, c’è differenza tra la e di caffè e quella di perché.

Riporto in forma anonima due esempi – i più recenti – presi da un noto social network, della mancata distinzione tra accento acuto e accento grave sulla vocale e:

  1. «Oggi é anche il tuo compleanno»;
  2. «L’abbronzatura é solo un lontano ricordo».

La e della terza persona singolare del presente del verbo essere è di timbro aperto e vuole l’accento grave (è), come la e finale delle parole caffè, , bebè, cioè. La forma é, indicante una e chiusa tonica, non esiste nella lingua italiana: è un simbolo a cui non corrisponde alcun significato. L’accento – insieme all’apostrofo e al punto e virgola – fu introdotto nel Cinquecento dal grammatico Pietro Bembo per rispondere, in primo luogo, alle esigenze dei tipografi nell’epoca dell’invenzione della stampa. Per evitare ambiguità, fu posto l’accento grave sulla forma è del verbo essere per distinguerla dalla e congiunzione, di timbro chiuso e convenzionalmente non accentata.

Nell’italiano scritto, si deve usare l’accento grave quando la vocale si pronuncia aperta: caffè, cioè, , Noè, però, oblò ecc. L’accento acuto quando la vocale si pronuncia chiusa: perché, affinché, trentatré, poté ecc. Questa distinzione è valida solo per le vocali e ed o; su tutte le altre si mette per convenzione un accento grave (à, ì, ù).

Perché le due vocali fanno eccezione? Forse non tutti si sono soffermati a riflettere che nella nostra lingua le vocali sono sette, mentre i simboli usati per rappresentarle solo cinque. Le vocali dell’italiano sono state disposte dai linguisti su un grafico denominato triangolo vocalico.

Triangolo Vocalico

All’interno del triangolo le vocali sono ordinate in base al grado di apertura della bocca e alla posizione occupata dalla lingua quando le pronunciamo. Per realizzare le vocali più acute (i ed u) la lingua si solleva verso il palato e la bocca si restringe. Al contrario, per pronunciare la a, il suono più grave e più aperto, la lingua si schiaccia sul pavimento della bocca. Tra i due estremi, si posizionano le vocali e ed o che possono essere pronunciate sia aperte sia chiuse: e aperta [è]; e chiusa [é]; o aperta [ò]; o chiusa [ó]. Abbiamo, quindi, quattro suoni diversi (in linguistica: fonemi) veicolati da due soli simboli (in linguistica: grafemi). La o finale accentata in italiano è sempre aperta e vuole l’accento grave(verrò, perciò, falò, ecc.). La e finale tonica può essere sia aperta che chiusa ed è necessario distinguerle mediante l’accento giusto.            

Il caso dell’errata trascrizione del verbo essere – che sembra sfuggire alla supervisione del correttore automatico del telefono – è uno di quelli in cui ci si imbatte più spesso, a causa della massiccia presenza dell’ausiliare nelle frasi che usiamo quotidianamente. È interessante osservare che gli esempi riportati sopra riproducono stralci di testo pubblicati da utenti colti: persone che hanno già conseguito un titolo di laurea o sono iscritte ad una Facoltà. Si tratta, dunque, di un errore comune indipendentemente dal livello di istruzione dello scrivente. La confusione dei due accenti grafici, acuto e grave, è una lacuna che non si può attribuire all’istruzione scolastica. Nelle scuole elementari, dove si apprendono le prime nozioni ortografiche, ma anche nelle scuole di ordine superiore, l’unica forma di scrittura praticata – almeno fino a poco tempo fa – era quella a mano. Pertanto, la sola forma di accento appresa sui banchi di scuola è quella dell’accento a “barchetta” (˘). Una forma usata indistintamente per rappresentare accenti acuti e gravi, che non ha trovato una codificazione digitale (le grafie ‘caffĕ’ e ‘perchĕ’ sono errori a tutti gli effetti). Il fatto di non aver praticato la scrittura digitata in età scolare potrebbe essere all’origine di questo errore ortografico diffuso tra i fruitori dei social network.

Articolo a cura di Sara Ciprari

Foto triangolo vocalico di: http://scolpirelavoce.ilcannocchiale.it/2007/10/10/il_triangolo_vocalico.html

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