Diventare donatori di midollo osseo: potresti essere quell’1 su 100.000. Potresti salvare una vita. Potresti fare la differenza.

Come si diventa donatori? Come avviene il prelievo? Le parole di Giulio Corradi (ADMO)

Articolo di Esmeralda Moretti

Non tutti sanno quanto sia importante donare. Sentiamo spesso parlare di donatori di sangue, meno spesso di donatori di midollo osseo. In effetti, non è diffusa la consapevolezza del fatto che molto più frequentemente di quanto potremmo pensare il trapianto del midollo osseo rappresenta l’unica opzione per persone affette da malattie del sangue come leucemie, linfomi e mielomi. Donare il midollo significa salvare una vita, ed è un gesto che non compromette la salute del donatore. Ci rendiamo conto di quanto sia davvero importante donare il midollo se osserviamo i dati: la compatibilità genetica è infatti rarissima, ed è per questo motivo che sono necessari tanti donatori. Tra individui che non hanno legami di sangue, la compatibilità è infatti 1 su 100.000 (cioè lo 0, 001%). La probabilità aumenta nel caso in cui si ha a che fare con fratelli e sorelle, compatibili tra loro una volta su quattro (25%).

Come si può diventare donatori? “Solo una persona su 100.000 è compatibile con chi, proprio in questo momento, è in attesa di un trapianto di midollo osseo. Quella persona potresti essere proprio tu.” Recita così il sito di ADMO (Associazione Donatori di Midollo Osseo). Per diventare donatori è necessario rivolgersi ai centri donatori, fare riferimento a realtà come quella di Admo. Il modo più rapido è fare una preiscrizione online, che permette poi di essere ricontattati dalla sede in questione. Si procede con la tipizzazione, ossia l’analisi di un campione di sangue o di saliva dal quale si ricava il profilo Donatore. Questo permette di entrare a tutti gli effetti nel Registro Italiano Donatori Midollo Osseo. In questo modo, se il profilo donatore che si è individuato dovesse coincidere con quello di un potenziale ricevente, sarebbe possibile continuare il percorso di donazione tramite il trapianto. La donazione avverrà sempre nel centro ospedaliero autorizzato a svolgere questa attività più vicino alla residenza del donatore, ma il potenziale ricevente potrebbe trovarsi in qualunque parte del mondo. Sarà poi compito del personale sanitario il trasporto delle cellule prelevate. Per donare bisogna avere dai 18 ai 35 anni; si rimane nel registro donatori fino ai 55 anni.

Una delle domande più frequenti è: come avviene in pratica il prelievo? Innanzitutto, è bene dire che ad essere prelevate sono le cellule staminali emopoietiche. Si tratta di cellule “pluripotenti”, da cui hanno origine tutte le cellule del sangue e del sistema immunitario: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Ecco perché il trapianto di tali cellule garantisce la produzione di tutte le cellule del sangue, fornendo al ricevente un nuovo sistema immunitario. Tali cellule possono essere prelevate in due modi: o direttamente dal midollo osseo, o dal sangue periferico. Il prelievo da sangue periferico (chiamato “aferesi”) è il metodo usato più frequentemente (8 persone su 10; fonte: Admo). L’aferesi è la procedura più diffusa in quanto è la stessa tecnologia che si usa per la donazione di plasma e/o piastrine. Nel caso di prelievo da sangue periferico, il donatore, nei giorni precedenti il prelievo, dovrà sottoporsi alla somministrazione di un agente mobilizzante, per aumentare il numero delle cellule staminali e favorirne il passaggio dal midollo al sangue. Il prelievo da midollo osseo avviene invece sotto anestesia epidurale o generale. Entrambe sono procedure sicure, che non espongono il donatore a rischi e non comportano conseguenze dannose.

Abbiamo avuto piacere di parlare con il dottor Giulio Corradi, Presidente dell’ADMO.

Come mai è più facile trovare donatori di sangue che di midollo osseo?

“Tutto ciò che non si conosce, spaventa. Inoltre, nell’immaginario collettivo, si tende a confondere il midollo osseo con quello spinale: si ha quindi paura di rimanere paralizzati. Molte volte l’ambiente medico stesso fa confusione. Oggi poi, donare è davvero semplice. Fino a qualche anno fa avveniva tutto in camera operatoria, non perché sia un’operazione ma perché serviva una camera sterile. L’unico momento delicato era quello dell’anestesia, che potrebbe comportare rischi minimi; ma la modalità di donazione e la valutazione del donatore come idoneo permettono di garantire una donazione sicura. Da qualche anno a questa parte, inoltre, le donazioni avvengono principalmente in aferesi: questo rende la donazione più immediata”.

L’invito è quindi quello di donare. Donare per salvare delle vite, donare per riaccendere speranza in chi non ne ha più. Donare perché non costa niente, ma può davvero fare la differenza per chi potrebbe perdere tutto. Potresti essere l’ultima possibilità per salvare una vita. Se fossi proprio tu, quell’1 su 100.000?

Articolo di Esmeralda Moretti

Immagine: https://pixabay.com/it/photos/adulto-arte-dei-bonsai-mano-1868109/

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