L’insegnamento delle lingue nell’antica Roma

Articolo di Redazione – a cura di Luca Ianniccari Antoniozzi

In una società sempre più globalizzata, un problema che dobbiamo affrontare è sicuramente la comunicazione tra persone di lingua diversa. Al giorno d’oggi, essere poliglotti è considerato un requisito fondamentale per il mondo del lavoro. Le persone devono e vogliono, studiare, parlare, conoscere più lingue ed entrare in contatto con più culture. Ma da quanto tempo si insegnano le lingue?

L’insegnamento delle lingue ha origini antichissime. Inizialmente il metodo usato era diretto e pratico per soddisfare i bisogni comunicativi degli scribi, diplomatici e mercanti. Reperti archeologici ci indicano che lo studio delle lingue era diffuso sia in Oriente che in Occidente. Ma il fatto più sorprendente, è la fusione di due grandi civiltà. Da una parte la predominanza sul piano politico e militare di Roma, dall’altra la cultura, la morale e la lingua greca. Il greco fin dall’inizio, era considerata la lingua della diplomazia e a Roma divenne la lingua dell’oratoria. Le famiglie aristocratiche romane, affidavano ad uno schiavo greco, pedagogo lo scopo di insegnare il greco ai figli. In questo modo i bambini apprendevano contemporaneamente il greco e il latino. 

Come venivano insegnate? La stessa istituzione scolastica romana considerava il greco come la base della formazione. Veniva attribuita una grande importanza alla grammatica. Lo scopo di tale insegnamento era quello di promuovere nell’allievo la bella forma e il bello stile dei grandi classici. Fondamentalmente era uno studio teorico e analitico basato sulle forme della lingua.

Scrivere presuppone l’ortografia. Oggi, con questo termine ci riferiamo alla corretta scrittura delle parole. In antichità però stava ad indicare anche lo studio del senso, dell’etimologia e del contesto d’uso delle parole. 

Per parlare una lingua serve il lessico. Per imparare nuovi vocaboli, agli studenti veniva imposto di scrivere elenchi di parole, i glossai utilizzati nella poesia o prosa. 

Gli esercizi di lettura erano particolarmente difficili a causa dell’assenza di punteggiatura e di spazi tra le parole. Per questo l’insegnante prevedeva una praelectio per commentare ed analizzare il testo preso in considerazione. Successivamente veniva letto, recitato o imparato a memoria dagli studenti. 

Tra il III e II secolo a.C. venne introdotta, per la prima volta, la traduzione come esercizio accademico. Veniva proposto solo alla fine degli studi e per gli studenti romani era prevista dal greco verso il latino. Nella traduzione si cercava di riprodurre l’eleganza e lo stile del testo originale mantenendone intatto il significato.

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