Il Crivello: Siamo ancora nel bosco?

Articolo di Redazione: a cura di Matteo Saracini

Questa rubrica esiste con lo scopo di passare al setaccio tematiche che riguardano tutti, con la convinzione che solo la cultura può orientare il mondo verso scelte libere ma sempre tese al miglioramento, come la farina per essere raffinata deve passare nel crivello.

Da sempre l’uomo si mostra, se non proprio ostile, perlomeno infastidito dal rispetto delle regole che ci impone il vivere sociale. Eppure, la società, fondata praticamente sul rispetto di leggi, è nata con l’unico scopo di creare vantaggi: insieme si è più forti, più protetti e probabilmente più produttivi. In questo periodo in cui ci sembra di vivere più divieti e restrizioni che libertà sociali sentiamo in noi tutta l’insofferenza verso le regole, anche se indubbiamente sono istituite per il nostro interesse.

Nel momento in cui non percepiamo un divieto come giusto diventa difficile o addirittura impossibile rispettarlo. Eppure, un personaggio illustre della nostra storia recente come Paolo Borsellino, nonostante avesse a che fare in continuazione con l’illegalità e forse in un’ottica filosofica idealista, credeva in fin dei conti che la maggior parte delle persone rispettassero le leggi non per paura delle punizioni ma perché credevano davvero nella loro moralità.

Già all’inizio del 1800, in quel suo tentativo di rieducazione del selvaggio dell’Aveyron, Jean Marc Gaspard Itard notava una certa propensione naturale dell’essere umano al non rispetto delle regole. Infatti, osservando il comportamento del suo Victor già con gli occhi tipici dell’uomo ottocentesco, teso a mitizzare la figura del buon selvaggio a contrasto con la feroce e spietata borghesia assetata di denaro e di conquiste, si era reso conto che anche il suo “buon” discepolo in fin dei conti aveva preso a rubare dalla dispensa della governante: soddisfare il bisogno primario della fame era il motivo, l’unico, che lo animava. Itard, da bravo pioniere della cosiddetta pedagogia speciale (disciplina che oggi agisce proprio nella relazione educativa in situazioni di diversità), pensò bene di imporre al ragazzo delle regole per eradicare quelli che considerava comportamenti immorali: il primo risultato ottenuto non era nient’altro che “una modificazione del vizio più che una vera e propria correzione” e infatti Victor continuò a rubare ma di nascosto. A quel punto la strategia pedagogica di Itard doveva farsi più fine rispetto a qualsiasi sistema classico di regole, punizioni o militarismi scelti: lo studioso capì che per correggere il comportamento del selvaggio c’era la necessità di far nascere in lui il sentimento di giustizia e cioè la percezione di ciò che fosse etico o non etico.

Pertanto, ci piace notare che inquadrata con questa ottica la giustizia risulta tutt’altro che un sentimento innato bensì può essere educata, perché l’uomo istintivamente ha la tendenza alla sopraffazione, e altrettanto istintivamente aggira i divieti, li elude, al fine di arrivare agli stessi scopi prefissati. Fu così che il medico francese cominciò a derubare Victor dei propri beni, a volte sommessamente, altre volte più apertamente imponendogli così una delle leggi fra le leggi: quella del più forte. Victor si ritrovò più volte ad avere vuote le tasche che lui stesso si era riempito per fare scorta, oppure a doverle svuotare davanti alla minaccia di Itard. Questo procedimento ottenne il risultato di reprimere in Victor la sua voglia di rubare e quindi di infrangere le regole.

Tuttavia, la correzione di un comportamento non può essere considerata in definitiva come alla stregua della nascita di un sentimento di moralità benché sortisca il risultato sperato utile a chi lo possiede e soprattutto a chi si trova intorno. Itard, che certamente non era stolto, volle ottenere una prova più definitiva e fece di più: mise Victor di fronte a una palese ingiustizia per muovergli quel sentimento di rivalsa tipico di chi fa le rivoluzioni.

Un giorno, dopo che il selvaggio non aveva fatto altro che comportarsi bene, secondo la norma della sua giornata lavorativa ed educativa, Itard invece di elogiarlo prese a rimproverarlo, gettando in terra i suoi quaderni e trascinandolo via per metterlo in punizione. Fu in quel momento che Victor reagì con durezza, tristezza e rabbia per quello che considerava un sopruso: la contraddizione del comportamento di Itard, la violenza gratuita e inspiegabile suscitò in Victor il desiderio di una rivalsa morale!

Itard diede una lettura molto chiara all’accaduto: in Victor si era finalmente insinuata una coscienza civile che distingue l’uomo dall’animale, il cittadino dal selvaggio.

Da un certo punto di vista lo studio di Itard mette in luce quelle che ancora oggi sono grandi fragilità dell’uomo contemporaneo, e perciò viene da chiedersi: Le punizioni quanto sono utili per un duraturo e profondo rispetto delle leggi? Forse percepiamo come etico eludere determinate regole perché le troviamo ingiuste? Possediamo la conoscenza teorica o l’esperienza pratica per capire se una regola è sbagliata? Spesso non arriviamo nemmeno alla sperimentazione di quanti e quali buoni frutti derivino dal rispetto di molte regole, eppure le ignoriamo a prescindere: quel che è certo è che si può educare alla giustizia.

A tal riguardo Francesco Bacone, sebbene il suo pensiero filosofico sia oramai vecchio di quattro secoli, ancora oggi avrebbe potuto illustrarci perfettamente una certa “educazione al contrario”, ossia quegli idola, cioè quegli inganni collettivi che condizionano le nostre decisioni: l’influenza di chi ci circonda, le cose che leggiamo da fonti di dubbia provenienza oppure le convinzioni acquisite senza alcun fondamento razionale. Proprio per questo quando non accettiamo la legge o non la rispettiamo dovremmo chiederci cosa è mancato nel nostro cammino di apprendimento e se in noi sta vincendo il sentimento di civiltà o ancora quella bramosia primordiale che ci vuole ributtare nella foresta dell’immoralità: apparteniamo alla civiltà o siamo ancora nel bosco?

A cura di Matteo Saracini

Foto di DarkmoonArt_de da Pixabay

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