La lingua di Dante

Viaggio nella linguistica Dantesca

Articolo di Marco Saracini

Il 2021 è l’anno in cui ricorre il settimo centenario della morte di Dante Alighieri, un personaggio che non ha di certo bisogno di presentazioni. Gli studi compiuti e ancora in atto sulla sua figura sono enciclopedici; questo termine “enciclopedico” non è usato a caso, poiché proprio con la ricorrenza del settimo centenario della sua nascita venne concepita l’idea di creare “L’enciclopedia Dantesca”, dall’italianista Umberto Bosco.

Dante è sicuramente uno tra gli scrittori più importanti della storia della lingua italiana, ma perché proprio sul punto di vista della lingua fu così importante? Tullio De Mauro nella postfazione al “Grande Dizionario italiano dell’uso” asserisce proprio che il nostro vocabolario fondamentale (le poche migliaia di vocaboli che costituiscono il nostro lessico quotidiano) era già in parte costituito durante la stesura della Commedia: “Quando Dante comincia a scrivere la Commedia il vocabolario fondamentale è già costituito al 60%. La Commedia lo fa proprio, lo integra e col suo sigillo lo trasmette nei secoli fino a noi. Alla fine del Trecento il vocabolario fondamentale italiano è configurato al 90%. Ben poco è stato aggiunto dai secoli seguenti. […], non è enfasi retorica dire che parliamo la lingua di Dante. È un fatto.”. 

Naturalmente la questione linguistica che bisogna porsi davanti agli scritti di Dante non è così facile, quando si ha davanti la Commedia bisogna porsi delle domande fondamentali. La prima domanda da farsi è: che tipo di lingua abbiamo davanti quando leggiamo la Commedia? Questo è un quesito molto importante, poiché non ci è pervenuto nessun manoscritto originale della lingua Dantesca, oppure un testo con annotazioni da lui fatte è ad oggi conosciuto. Alcuni dei manoscritti più importanti che possediamo sono i tre che Boccaccio copierà di suo pugno; il primo di questi codici è conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana e il poeta ci lavorò nei primi anni ’60 del Trecento. Giorgio Inglese, filologo italiano e studioso dantesco, ci dice che abbiamo diversi rami dai quali ci pervengono fonti della Commedia, tra i più importanti abbiamo la tradizione fiorentina: il codice più antico che possediamo di questa tradizione è il Trivulziano risalente al 1337, nome che riprende dalla sua collocazione ovvero la Biblioteca Trivulziana (Milano).

Questo codice viene preso fortemente in considerazione data la sua vicinanza cronologica al periodo Dantesco, e tramanda un assetto linguistico probabilmente molto vicino alla forma originale della Commedia. La seconda tradizione è toscana occidentale, con il manoscritto…

Per continuare la lettura visita il sito del nostro mensile, troverai l’articolo completo a pagina 8:

https://online.pubhtml5.com/pbtl/ltjr/index.html

Marco Saracini

Foto statua intera di <a href=”https://pixabay.com/it/users/waldo93-2212041/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1272594“>Waltteri Paulaharju</a> da <a href=”https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1272594“>Pixabay</a>

Foto busto di <a href=”https://pixabay.com/it/users/nonmisvegliate-7011191/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4447367“>nonmisvegliate</a> da <a href=”https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4447367“>Pixabay</a>

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