Il Guardiano di Dvyindoedd: Parte III

Di: Andrea Saracini

Il wyinddorm! Durante l’ultima incursione, quattro mesi prima, ebbi un incidente che mi costò una perdita pressoché totale di memoria e mi costrinse ad una dolorosa ricostruzione della mia vita perduta.

Possibile fosse proprio la stessa bestia? Secondo i testimoni, aveva un passo incerto e zoppicante:  forse, ero riuscito a ferirla gravemente, prima di finire giù per il dirupo.

Quando zio Yion ci diede l’allarmata notizia, mia madre sembrò sul punto di svenire, mentre mio padre scuoteva la testa, visibilmente preoccupato. Era comprensibile, visto quanto era già accaduto.

Conscio del mio dovere, infilai rapidamente l’armatura imbottita mentre i miei ancora discutevano: volevano organizzare un drappello di uomini armati per potermi aiutare. Afferrai la spada e mi fiondai in direzione della Rupe Arcigna.

Corsi attraverso le campagne fino ad individuare la cupa parete rocciosa alle pendici di un’aspra collina: nonostante la calda e dorata luce del tramonto, quella rupe segnata da mille anfratti si ergeva agghiacciante e minacciosa.

Mi fermai a riprendere fiato e, finalmente, ragionai: ero giunto fin lì da solo, ignorando l’aiuto dei miei compaesani pur sapendo bene quanto fosse pericoloso il wyinddorm. Perché? Per semplice desiderio di vendetta nei confronti di un animale? Volevo affrontare personalmente la causa della mia misera condizione? O solo recuperare l’onore perduto di ghyiardd, di guardiano del villaggio? Non avrei saputo dirlo: sentivo solamente di voler affrontare quella bestia faccia a faccia.

Inspirai, trattenendo i pensieri. Il sole non era ancora scomparso dietro le colline, ma non avevo molto tempo prima che facesse buio ed il mio compito diventasse ancora più pericoloso.

Dovevo comunque tentare, confidando sul fatto che il wyinddorm fosse probabilmente ferito; per cui, mi inerpicai sull’impervia parete: trovare un’altra strada sarebbe stato uno spreco di tempo, risorsa che non avevo.

Raggiunta finalmente la sommità, le mani doloranti e graffiate, mi acquattai dietro il tronco secco e contorto di un albero abbarbicato al ciglio del dirupo.

Un raspare nervoso.

Uno sbuffo.

C’era ancora sufficiente luce per notare la robusta coda squamosa che spariva dietro un oscuro anfratto. Mi chiesi perché quell’animale fosse tornato: che stesse cercando un posto dove mettere su una tana?

Di sicuro, non così vicino al villaggio, bello mio!

Mi appiattii contro la parete rocciosa, sbirciando verso l’imboccatura dell’antro. Un’ombra emerse dall’oscurità proprio in quel momento: ancora più orribile di quanto fosse nel disegno di Demyid, la testa del wyinddorm assomigliavasì a quella di un serpente, ma lunga ben più di un braccio e con una corolla di spuntoni all’attaccatura del collo; una lingua rossa saettava  nervosa tra le fauci dischiuse.

Si voltò istantaneamente verso di me, facendomi sobbalzare.

Spalancò le mandibole, mostrando zanne acuminate ed emettendo un sibilo minaccioso. Merda! Emerse dall’ombra in tutto il suo terrificante aspetto, torreggiando su due poderose zampe, ben più alto di me! E si stava avvicinando, lentamente ma decisamente, nonostante zoppicasse.

Mentre sguainavo la mia spada, temendo fosse un’arma inadatta per quella formidabile bestia, notai qualcosa proprio sulla sua coscia sinistra.

Non feci in tempo a mettere a fuoco l’oggetto, poiché l’animale spalancò le fauci ed istintivamente mi schiacciai contro la roccia. Un leggero rumore umido, uno sfrigolio appena udibile, un leggero fil di fumo: sul terreno polveroso, un grumo di terriccio stava annerendo a causa di uno schizzo verdastro.

Mi aveva sputato addosso!

Soffiando spaventosamente, riprese ad avanzare, raspando il terreno con gli artigli; muoveva la testa con guizzi rapidi, facendo risuonare le scaglie come coltelli strofinati tra loro. Capivo perfettamente perché quell’animale incutesse tanta paura.

Tenendo d’occhio i suoi movimenti incerti e zoppicanti, mi concessi qualche istante per pensare a cosa fare; l’oggetto misterioso piantato nella coscia del wyinddorm sembrava vagamente un bastone: non avevo tempo di chiedermi cosa ci facesse lì, ma forse avrei potuto usarlo a mio vantaggio.

Tra la parete rocciosa ed il dirupo avevo poco spazio a disposizione, occupato quasi completamente dal mio avversario; il pericolo maggiore era dovuto al lungo collo mobile dell’animale: sarebbe stato facilissimo finire alla portata delle sue fauci. Senza contare lo sputo corrosivo, benché immaginassi (o meglio, sperassi) non avesse scorte illimitate di veleno.

Il sole era praticamente scomparso dietro la linea frastagliata dei Monti della Spina e di lì a poco si sarebbe fatto effettivamente buio. Dovevo agire. Subito!

Mi affidai agli dèi e mi slanciai in avanti.

L’animale sibilò furiosamente e ritrasse il collo, preparandosi ad affondare un morso: ma all’ultimo istante scartai a destra e le sue mandibole si chiusero secche sull’aria. Prima che potesse recuperare l’attacco e cercare di mordermi nuovamente, saltai e, aggrappandomici, feci leva con tutta la forza dello slancio su quel pezzo di legno.

Era così ben piantato che si mosse poco, ma l’effetto sulla bestia fu evidentemente doloroso: con un sibilo agonizzante, si accasciò sul fianco sinistro. Evitai per un pelo un colpo di coda.

Affondai la spada nel collo del wyinddorm, prima che potesse riprendersi ed attaccarmi di nuovo, ponendo fine alle sue sofferenze. Le mascelle continuavano ad aprirsi e chiudersi, quindi tagliai la testa con un secondo colpo netto e la vidi rotolare giù per la scarpata.

Mentre riprendevo fiato e aspettavo che svanisse il violento brivido che aveva pervaso il mio corpo, pensai a quanto fossi stato fortunato: contro un esemplare sano, non avrei potuto cavarmela così a buon mercato.

In effetti, l’avevo già affrontato, quando era sano. Ed avevo perso io.

Però, ero prima riuscito quanto meno a ferirlo. Mi voltai per osservare il corpo senza vita del wyinddorm: quel bastone mi incuriosiva e volevo esaminarlo.

Doveva essersi infisso ben bene nelle carni dell’animale, per rimanerci infisso così a lungo: con un discreto sforzo, riuscii ad estrarlo dalla ferita ormai putrida e infetta.

Si trattava di un asciamartello, lungo quasi quanto il mio braccio, da un lato ascia e dall’altro una tozza testa ottagonale: avevo visto questo tipo di arma nella bottega di Traodd. Non mostrava segni, eccetto alcuni intagli paralleli sul manico di legno.

Ebbi l’acuta sensazione di aver avuto a che fare con quell’arma: che fosse stata mia? Nessuno me ne aveva parlato. Avrei chiesto ad Yion.

Iniziai a scendere dalla scarpata per cercare la testa del wyinddorm: l’avrei portata in paese come prova del cessato pericolo. Nonostante l’ormai debolissima luce rimasta, perlustrai la base del dirupo e trovai la testa mozzata: il sangue si era mischiato alla bava e si percepiva un fastidioso odore ferroso; la infilzai cautamente con la spada.

Stavo per tornare al villaggio quando, poco distante, scorsi una piccola torretta informe di sassi accatastati. Incuriosito, mi avvicinai.

Erano proprio ciottoli piatti, incastrati alla meglio uno sull’altro; aguzzai lo sguardo, individuando anche una strana forma rettangolare di terra smossa da non troppo tempo.

Il cuore saltò un battito.

Era chiaramente una sepoltura.

Di: Andrea Saracini

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