Kobe Bryant: Il Black Mamba

A un anno dall’incidente ricordiamo il tragico addio nel mondo dell’NBA

Articolo di Redazione: a cura di Tommaso Arpino

Oggi i nostri ricordi sono rivolti a Kobe Bryant, la stella dei Lakers di Los Angeles. Non tanto perché fossimo appassionati di basket ma perché ci ha lasciato molto con la sua carriera. Non parliamo solo di record, abilità o tiri degni di nota, che oltretutto non mancano: fu soprattutto un esempio, e ha dimostrato al mondo di essere un vero campione.

CHI ERA – Il cestista nasce a Filadelfia il 23 agosto 1978. Figlio di Joe Bryant, anche lui cestista, seguì il padre in Italia nelle varie città dei club per i quali giocava. Ciò gli permise di apprendere i fondamentali del basket europeo essendo vissuto in quei contesti dai 6 ai 13 anni. Tornato negli USA, si iscrisse alla Lower Merion High School con la quale vinse il titolo statale e raggiunse una fama a livello internazionale. Da lì comincia tutta la sua carriera che lo porta a vestire la maglia dei L.A. Lakers, divenendone poi una bandiera.  5 titoli con il suo club, 2 medaglie d’oro alle olimpiadi, 18 posizionamenti nella NBA-All stars, ma questi sono solo alcuni dei tanti titoli che ha messo in bacheca. Militando con la stessa squadra fino al suo ritiro, avvenuto il 13 aprile 2016, infrange l’ennesimo record essendo l’unico dell’NBA ad aver giocato 20 stagioni con lo stesso team. Chiude così una carriera costellata di buone prestazioni e record tutt’ora imbattuti.

A 4 anni dal suo ritiro, il 26 gennaio 2020 ricordiamo l’incidente in elicottero con sua figlia e altre 7 persone.

IL BLACK MAMBA – Kobe era riconosciuto in tutto il mondo con questo titolo.

 La lunghezza, il serpente, il morso, il colpo, il temperamento. Fammi vedere un po’. Si sono io. Sono proprio io.

Con queste parole, Kobe dichiara in un’intervista la somiglianza con il serpente, anche se trasse ispirazione dalla pellicola di Tarantino “Kill Bill” dove la protagonista era appunto soprannominata con lo stesso nome.

Per il talento non fu solo un soprannome però, egli ne trasse una sua mentalità vincente che potesse accompagnarlo sempre. “The Mamba Mentality” è per l’appunto il titolo del suo libro dove racconta la storia della sua persona, del suo carattere e della sua mentalità che l’hanno portato in cima alle classifiche.

Per quanto non sia completamente fedele e non renda onore al libro, dalla Mamba Mentality si possono ricavare 5 principi:

  • Passione (nel suo caso per il basket) – non volevo mai smettere di giocare
  • Ossessione dei dettagli – se raggiungi quel livello i risultati possono essere grandi
  • Relentlessness – competitivi a qualsiasi costo. Non mollare mai, reagisci
  • Resilienza a tutto – la differenza la fai dopo, uando ti rialzi
  • Oltre le paure – accetta la sfida, non esserne preda.

Pensieri di un uomo che ha vinto tutto, non poteva desiderare di più dalla vita, ma questi principi fanno vedere quanta sofferenza, quanto sforzo e duro lavoro ci fossero per raggiungere quei livelli. È sicuramente un libro che non parla ai soli sportivi, ma a tutti quanti coloro che si sono posti degli obiettivi nella loro vita, che cercano quella mentalità vincente che possa operare sia nel piccolo che nelle cose grandi, a partire da una sveglia più mattiniera, dei pasti più sani o magari cercare di organizzare meglio il proprio tempo, fino ad arrivare a obiettivi più in alto che possano portare a una carriera sportiva o politica che sia.

Concludendo con le sue parole:

“È una forma mentis dove il fallimento non esiste. Dove se lavori abbastanza anche nei momenti in cui sei troppo stanco per farlo, non solo realizzi i tuoi sogni, ma farai accadere qualcosa di ancora più grande.”

Articolo a cura di Tommaso Arpino

Foto via: Wikipedia

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