Il lessico del moderno sentire

Articolo di Redazione: a cura di Dafne Fossa

Nella grammatica delle nostre certezze spesso capita di trovare parole che, nel corso dei secoli, hanno fatto capriole, stravolto il proprio significato per rimanere adeguate a un modo di sentire nel tempo cambiato. È il caso del vocabolo limite, dal latino limes. Quello che nell’antichità indicava semplicemente un sentiero e una strada poco battuta, successivamente è passato a identificare una linea di confine tra terreni e territori. Oggi però che significato assume la parola limite?

Se provassimo a chiedere probabilmente potremmo incappare nel primo della classe che, con una certa scioltezza, definirebbe il termine come il concetto atto a descrivere l’andamento di una funzione. Fuori da una classe ma dentro il sentire di molti, tuttavia, il limite rappresenta quell’asticella personale da dover alzare a ogni costo, pena il sentirsi fuori tempo e fuori luogo. E se oggi esser limitato suona come un’offesa da cui guardarsi bene non la pensavano così i Greci antichi che intravedevano, nel limite imposto dalla divinità, un monito alla giusta misura, quel μηδεν ἄγαν (meden agan), nulla di troppo, che era possibile leggere davanti il tempio di Apollo a Delfi. Solo pochi secoli più tardi, nella Roma del principato augusteo, ci avrebbe pensato Orazio a tranquillizzare riguardo la mediocritas, da lui definita aurea, dorata in quanto arricchita con la bellezza che solo il giusto mezzo e un faticoso equilibrio riescono a dare. Perché stare nel mezzo, non puntare sempre al massimo spinti dalla voglia di oltrepassare ogni limite, non è sempre stato considerato un accontentarsi; piuttosto è stato ritenuto il giusto modo per guardarsi dal troppo che, come insegna Icaro, talvolta riserva delle brutte sorprese.

Oggi ci troviamo in una società che fa degli eccessi la propria carta d’identità, non solo in termini di abitudini e stili di vita, ma anche di una mentalità che, figlia di una spasmodica ambizione, punta al massimo senza saper far sempre i conti con i minimi, naturale conseguenza di quel troppo di cui non riusciamo a far a meno. Ed è così che tra gli alti e bassi insegniamo agli altri e raccomandiamo a noi stessi di non accontentarci, di superare i nostri limiti e, se avanza tempo, pure di affinare il margine di errore. In questa corsa alla miglior versione di sé, in cui i limiti sono superati e gli ostacoli abbattuti, si rischia però di fare di un inciampo una terribile caduta, come capita quando sentiamo di aver fallito. Il fallimento però, lungi dall’essere una rovinosa caduta verso un basso, si avvicina nella sua etimologia all’idea di inciampo. Così lo intendevano i Greci che utilizzavano il verbo σφἀλλω (sphallo) per indicare la sensazione di barcollare, mai quella di essere piantati a terra senza alcuna possibilità di rivalsa. Nel nostro lessico moderno capita così di sorprenderci più severi ed eccessivi nei confronti delle parole che abbiamo ricevuto dal passato in eredità. Figli di un limite che non vogliamo porci e che non sappiamo darci puntiamo alle stelle, senza accontentarci di ammirare il panorama da altezze diverse, talvolta minori ma opportune a farci sentire umani senza consegnarci la convinzione di essere per questo inadeguati.

Articolo di Dafne Fossa

Foto di Free-Photos da Pixabay

2 pensieri riguardo “Il lessico del moderno sentire

  1. Ad oggi fermarsi significa bloccarsi e riflettere attardarsi. Siamo figli di una società improntata all’azione e non al pensiero. L’uomo dovrebbe essere il μέτρον, eppure l’uomo vuole costantemente superare se stesso, come se il “limite” segnasse l’aver ormai perso alla vita, invece di sottolineare ciò che l’uomo è: umano.

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    1. Totalmente d’accordo con il tuo pensiero abbraccio e condivido l’idea che la corsa esistenziale, alla quale ci siamo votati, riduca i margini di un’evoluzione di pensiero volto anche, ma non solo, alla ricerca di una felicità. Forse con un’andatura più lenta, ma un passo più consapevole, potremmo arrivare a riscoprire parti di noi e a stupirci della bellezza che riserva la misura umana.

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