Lou Salomé: la donna che raccontò l’amore senza idealizzarlo e che seppe far innamorare Rilke e Nietzsche

“Non ti invento nei luoghi che adesso senza te non hanno senso. Il tuo non esserci è già caldo di te, ed è più vero, più del tuo mancarmi”

Articolo a cura di Esmeralda Moretti

“Solo chi rimane completamente se stesso si presta alla lunga a venire amato, perché solo così, nella sua pienezza vitale, può sembrare per l’altro la vita, essere avvertito come potenza di essa. Non vi è errore più grande nell’amore dell’adattarsi timorosamente l’uno all’altro e di uniformarsi a vicenda”

Lou Salomé

Queste sono le parole di Lou Salomé in uno dei suoi scritti più toccanti: “Riflessioni sull’amore”.  Lou fu filosofa, scrittrice, psicanalista, ma, soprattutto, donna. La sua capacità interpretativa e la sua introspezione psicologica nel parlare d’amore toccano vette che solo il cuore di una donna, di una donna che ha amato e sofferto per amore, possono sfiorare. Sfiorare con la delicatezza con cui una foglia leggera fluttua nel vento: silenziosa, elegante, quasi impercettibile. Impercettibile… eppure c’è. E capisci che c’è perché ne puoi intuire la malinconia che, nel suo fluttuare incostante, sprigiona nell’aria. A pensarci bene, tutte le cose più belle, misteriose e intriganti presentano queste caratteristiche: la delicatezza, la leggerezza, l’eleganza e un doloroso retrogusto malinconico, che oscilla tra un “vorrei” e un “forse non dovrei”.

Leggere Lou è proprio come sedersi su una foglia che danza nel vento, e danzare con lei. Una danza lenta, imprevedibile, magnetica ed enigmatica. Non la si capisce mai fino in fondo, ma non la si riesce a smettere di voler capire. A tratti fa male, o si sente troppo freddo. Ma è proprio allora che non si può fare a meno di riconoscerne la grandezza.

Lou Andreas Salomé nacque il 12 febbraio del 1961, in Russia, a San Pietroburgo. È stata una scrittrice e psicanalista, e la sua vita si intrecciò con quella di personalità che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del pensiero dell’Ottocento e del Novecento europeo, come lo psicanalista Sigmund Freud, il filosofo Friedrich Nietzsche, lo scrittore Paul Rée e il poeta Rainer Maria Rilke, con il quale ebbe una lunga relazione sentimentale. Una relazione che porterà il poeta a dedicarle questi struggenti e appassionati versi:

“Non ti invento nei luoghi

che adesso senza te non hanno senso.

Il tuo non esserci

è già caldo di te, ed è più vero,

più del tuo mancarmi. La nostalgia

spesso non distingue. Perché

cercare allora se il tuo influsso

già sento su di me lieve

come un raggio di luna alla finestra”.

Rainer Maria Rilke

Solo a leggerli, il cuore trema un po’. Una donna irraggiungibile, inafferrabile, misteriosa e imprevedibile. Questo deve essere stata, la nostra Lou.

Lou Salomé influenzò in modo importante la vita di Nietzsche, che in breve tempo si innamorò di lei. Un amore non corrisposto, che causò al filosofo un grande dolore. Pare che proprio in seguito a tale rifiuto, Nietzsche scrisse le prime due parti di una delle sue opere più celebri: Così parlò Zarathustra (1885).

Fu una donna rivoluzionaria: sensibile, delicata, estremamente lungimirante. Una grande donna, una grande mente e una grande penna. Il suo stile di scrittura è psicologico, introspettivo, come se ogni parola riuscisse ad accarezzare l’anima e far vibrare i sentimenti. È una scrittura che fa pensare, che apre gli occhi e spalanca il cuore.

Nella vita di Lou, fu fondamentale un periodo di circa sei mesi trascorso a Roma nel 1883. Fu proprio qui a Roma che ebbe occasione di stringere la profonda amicizia con Nietzsche e Rilke, e da questo incontro nacque un’intesa unica e così irripetibile che, i tre, decisero di andare a vivere insieme. I mesi di convivenza furono estremamente produttivi e stimolanti, tanto che, come già anticipato, porteranno alla pubblicazione dello Zarathustra di Nietzsche. Il legame affettivo tra Nietzsche e Lou è testimoniato anche dal fatto che Lou decise di scrivere una biografia su Nietzsche, biografia che, ad oggi, resta una delle più valide (e, sicuramente, la più intima) per capire la psicologia di uno dei più controversi e geniali pensatori che la storia della filosofia abbia mai visto.

Un altro incontro fondamentale per la vita di Lou fu quello con Sigmund Freud, padre della psicanalisi, con cui entrò in contatto per la prima volta nel 1911, cio, in un periodo particolarmente produttivo per lo psicanalista. La collaborazione professionale tra i due portò ad un’amicizia fondata sulla stima reciproca.

Alla morte di Lou, nel 1937, Freud le dedicò infatti queste parole: “Fu una donna straordinaria, di rara modestia e discrezione” che “non parlava mai delle sue stesse creazioni poetiche e letterarie” e che “sapeva bene dove bisogna cercare i veri valori della vita”; “chiunque l’avvicinasse riceveva un’impressione fortissima dell’autenticità e dell’armonia della sua natura e poteva asserire, non senza stupore, che tutte le debolezze femminili, e forse la maggior parte delle debolezze umane, le erano estranee o erano da lei state superate nel corso dell’esistenza.”

Testamento spirituale dell’autrice, è, a mio parere, proprio il breve scritto “Riflessioni sull’amore”. Qui si scorge, tra le nobili rughe di un’anima che ha amato tanto, e lo sguardo esperto proprio solo di chi sa osservare davvero, tutta l’originalità di un pensiero esplosivo e dirompente, quale quello di Lou certamente è stato. Una cosa è certa, scrive Lou: in amore siamo tutti egoisti. Ecco perché ogni rapporto erotico è una lotta, una guerra fra due mondi, due interiorità. Ed è per questo che la ricerca del “diverso” è non solo essenziale, ma istintiva. Cerchiamo il diverso talmente tanto che, non appena accade che due persone si conoscono troppo bene, ed “è svanito l’ultimo fascino della novità”, si teme sempre la fine della passione amorosa. Oltre a questo, Lou affronta il dilemma del dualismo anima – corpo… quale componente conta di più, in amore? Quanto conta il pudore, e quanto influenza la cultura e la società?

Lou è una donna realista: non scrisse mai che l’amore è un sentimento eterno. Anzi, scrisse che in amore non c’è garanzia di durata, e che, in qualunque relazione, l’intermittenza è naturale. Non si brucia sempre allo stesso modo, non ci si alimenta sempre con la stessa passione, con lo stesso impegno e con la stessa costanza. Gli equilibri vanno sempre e di nuovo ritrovati, a volte perfino invemntati, nel tentativo di non lasciare che si spengano. Che poi… per “non spegnersi” è essenziale “non limitarsi”. Ed è esattamente per questo che è fuorviante vedersi, in amore, come due metà. Dovremmo essere due mondi interiori già completi che si uniscono: è lì che nasce la magia. Non due metà manchevoli e incomplete che cercano di rattopparsi limitando i danni. Perché se sono incompleta, non puoi aggiustarmi te. Dovresti avere la pazienza di camminarmi affianco mentre cerco il modo più efficace di ricompormi da sola.

Fonti

Immagine copertina: Wikipedia

Immagine 1: Wikipedia

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