Amore di carta. Quattro personaggi letterari e quattro tipi di amore

“Si è tanto abusato dello sguardo, nei romanzi d’amore, che si è finito per non averne più stima; e solo a sento si osa dire, ora, che due esseri si sono amati, perché si sono guardati. Eppure proprio così, e solo così ci si ama; il resto è soltanto il resto, e vien dopo.”

I Miserabili

Ah, l’amore. Quanti ne hanno scritto, cantato, dissertato. Quante sono le opere, i poemi, i romanzi, in cui fa capolino questo sentimento ancora così inconoscibile. Perché ci si innamora? Che cos’è l’amore? Gioia, appagamento, ma anche angoscia, dolore, paura di perdere l’altro. Nell’amore convogliamo tutte le nostre paure, le nostre insicurezze ed è per quello che il più delle volte falliamo. Da dove viene l’amore? Dagli occhi, dall’anima, dal cuore, da Dio? A volte l’amore è ostinazione, la più terribile: si attacca al cervello e spezza il cuore. Lo invochiamo, lo aspettiamo: in un romanzo di Irène Némirovski lessi che perché arrivi un amore autentico bisognerebbe saper aspettare. Sennò ci si inganna e si mette la maschera dell’amore sul primo e più rozzo dei volti. Migliaia di anni di letteratura ci hanno spinti a credere che senza amore non saremo mai completi, che non si può vivere senza l’altro. È vero? Forse. Ma in fondo l’amore è soggettivo, non c’è una risposta che valga per ognuno di noi. E sono sempre i libri a insegnarci che ci sono tanti tipi di amore al mondo. E voi in quali di queste coppie di carta vi riconoscete?

Amare e non essere amati. Éponine e Marius

Éponine remet la lettre à Marius. Foto via wikipedia

Vi starete chiedendo chi sia Éponine. Chi non ha letto integralmente I miserabili di Victor Hugo o non ha resistito a due ore e mezza del film Les Misérables (2012), probabilmente non avrà mai sentito nominare questa eroina complessa, tragica, oscurata dal candore e dalla bellezza di Cosette.  Éponine è la figlia maggiore dei Thénardier, quegli stessi che avevano finto di prendersi cura di Cosette e che invece l’avevano fatto vivere in miseria e povertà. A differenza dei suoi genitori, Éponine è fondamentalmente buona e arrivata a Parigi vestita di stracci, si unisce alle fila dei rivoluzionari. È in mezzo a loro che conosce e si innamora del bel Marius Pontmercy. Ma il cuore di Marius appartiene già a Cosette, che è dolce, bella, ha tutte le qualità per essere amata. Éponine invece ha assorbito la malvagità dei genitori e ne ha fatto le spese: la povertà ha fatto sfiorire la sua bellezza, e non basta avere un cuore d’oro per farsi amare. Marius ripaga l’amore di Éponine con una simpatia velata di indifferenza, ma ciò non impedisce alla ragazza di dare la vita prendendosi una pallottola nella schiena indirizzata a Marius. Se non è amore questo…

Non avere il coraggio di amarsi. Catherine e Heathcliff

Avrò letto tre volte Cime Tempestose e tutte e tre le volte ho sperato che alla fine Catherine e Heathcliff trovassero il coraggio di amarsi. Ma non è nel loro “stile”, non è nel DNA dei loro personaggi farsi del bene. Heathcliff è un trovatello rabbioso e selvatico, Catherine è la capricciosa, viziata figlia di un proprietario terriero. Benché il loro amore germogli e cresca fin dall’infanzia, le convenzioni sociali hanno la meglio: per Catherine sarebbe “un’umiliazione sposare Heathcliff”, meglio piuttosto sposare il signorino Edgar Linton. Un uomo buono che non le susciterà mai quella passione dirompente, ossessiva e alla fine distruttiva che solo Heathcliff può darle. E non perché sia bello, ma perché lui è lei più di quanto lo sia lei stessa: “quale che sia la sostanza delle nostre anime, la sua e la mia sono identiche e quella di Linton è tanto diversa quanto un raggio di luna dal fulmine, o il gelo dal fuoco”. Ma a volte, l’amore non basta.

Juliette Binoche e Ralph Phiennes in una scena di Wuthering Heights (1992)

Amare al di là della morte. Paolo e Francesca

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese di costui piacere sì forte

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Dante, Inferno V

Sono gli amanti per eccellenza, separati dalla vita ma uniti per sempre nella morte. Forse la loro tragica vicenda si sarebbe persa nei meandri della Storia se non fosse intervenuto il Sommo Poeta, Dante, dedicandogli i famosi versi del V Canto dell’Inferno, rendendoli così l’archetipo dell’amore assoluto e infelice. Figlia del signore di Ravenna Guido da Polenta, Francesca viene data in moglie a Gianciotto Malatesta, vecchio, rozzo e probabilmente anche storpio. Un matrimonio di convenienza che nulla ha a che fare con l’amore. Così accade che la passione a lungo repressa tra Francesca e suo cognato Paolo esplode, portandoli a rischiare tutto pur di godere l’uno dell’altro. E a perdere, infine, la vita. Vale la pena rischiare, per amore.

Gaetano PreviatiPaolo e Francesca, 1909, olio su tela. Ferrara, Museo dell’Ottocento

Amare “per tutta la vita”. Florentino Ariza e Fermina Daza

Si può aspettare per cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese, l’amore della propria vita? Sì, se ti chiami Florentino Ariza e sei il personaggio iconico de L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez. Quello che per Fermina è un breve flirt reso ancora più gustoso dal fatto che suo padre osteggi il matrimonio, per Florentino diventa il motivo, la spinta a dare il meglio di sé, a uscire dalla sua condizione economica disagiata per meritare l’amore. Passerà mezzo secolo prima che il sogno di Florentino si avveri e che Fermina si ricordi di lui… Ma in fondo, amore è anche tenacia!

ARTICOLO A CURA DI MIRIAM GUALANDI

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