La curiosa storia del Teddy Bear (o orsacchiotto di peluche): sai perché si chiama così?

Articolo a cura di Esmeralda Moretti

A chi di noi, quando eravamo piccoli, non è stato regalato un orsetto di peluche? Ognuno di noi ne ha avuto uno, probabilmente anche più di uno, ma sicuramente uno preferito, con cui ha condiviso i pomeriggi di gioco e la paura del buio di notte. Forse si chiamava “Bambi”, forse “Dudu”, o forse aveva un nome più raro e meno esito del simpatico periodo lallazione. Ma sarei quasi pronta a scommettere che un buon 90% dei nostri orsacchiotti si chiamavano proprio “Teddy”.

La storia del “Teddy Bear”

È il 15 febbraio del 1903 quando l’inventore americano Morris Michtom e sua moglie Rose esposero due orsetti di peluche nella vetrina del loro negozio di giocattoli a Brooklyn. Si tratta dei primi orsetti di peluche della storia. La cosa che non tutti sanno è che Morris aveva precedentemente chiesto all’allora presidente in carica, Theodore Roosevelt, se potesse utilizzare il suo soprannome per dare il nome all’orsacchiotto, cioè, “Teddy”. Ecco qui che nasce il celeberrimo “Teddy Bear”.

Il nome dato all’orsacchiotto (“Teddy Bear”) sembrerebbe essere ironicamente ispirato alla passione del presidente Roosevelt per la caccia. Le battute di caccia del presidente erano note per essere abbastanza cruente; tuttavia, il nome dell’orsacchiotto sembrerebbe essere ispirato ad un episodio in cui Roosevelt dimostrò di essere compassionevole. Si racconta che durante una battuta di caccia in Mississippi del 1902, Roosevelt incorse in un vecchio orso bruno ferito, che i suoi compagni di caccia avevano legato ad un albero. Qui, te testimonianze si dividono: alcuni raccontano che Roosevelt sparò all’orso per porre fine alla sua sofferenza; altri, invece, narrano che il Presidente diede all’orso la libertà. Qualche periodo dopo i fumettisti politici raccontarono l’episodio, disegnando però l’orso come un cucciolo.

Questo aveva lo scopo di mostrare che sotto l’immagine dura del presidente Roosevelt si nascondeva in realtà un cuore tenero.

La vicenda fece il giro dei media nazionali

“PRESIDENT CALLED AFTER THE BEAST HAD BEEN LASSOED, BUT HE REFUSED TO MAKE AN UNSPORTSMANLIKE SHOT”, ossia, “Presidente chiamato dopo che la bestia era stata sedata/intrappolata, ma si rifiuta di effettuare il colpo antisportivo”: questo era il primo titolo del “Washington Post” del 15 novembre 1902, quando si diffuse la notizia secondo cui il presidente avesse rifiutato di dare il colpo di grazia all’orso durante la battuta di caccia. Quando fu incoraggiato a sparare dai compagni di caccia, si narra infatti che il presidente abbia risposto:

“Ho cacciato animali in tutta l’America e sono orgoglioso di essere un cacciatore. Ma non potrei essere orgoglioso di me stesso se sparassi a un vecchio, stanco, orso logoro che era legato a un albero “.

Fu allora che il famoso cartonista politico Clifford Berryman, che lavorava per la testata giornalistica “Washington Star“, colse la palla al balzo. Utilizzò il rifiuto del presidente di sparare all’orso come una metafora dell’indecisione di Roosevelt su una disputa sui confini del Mississippi. Fu infatti proprio in seguito al successo del cartone animato e dei fumetti di Berryman, che fecero presto il giro del paese, che Morris Michtom e sua moglie Rose furono ispirati a realizzare il primo “Teddy Bear”. Il figlio di Michtom raccontò in seguito che nessuno si aspettava che i “Teddy Bears” avrebbero mai avuto la fortuna che, in effetti, poi invece ebbero, nel settore dei giocattoli.

Nel 1908, l’orsacchiotto era diventato un giocattolo così popolare che un ministro del Michigan iniziò a diffondere l’idea che sostituire le bambole con orsetti giocattolo avrebbe distrutto l’istinto materno delle bambine. Idea, ovviamente, antiquata e infondata, ma significativa: se una personalità importante come un ministro arrivò ad esprimersi su un giocattolo, significa che la eco del giocattolo e la sua diffusione dovevano essere davvero potenti.

In seguito a tutte queste vicende, non è un caso se, nel 1904, il “Teddy Bear” divenne la mascotte della più fortunata campagna presidenziale di Roosevelt.

Foto del nostro fotografo Salvatore Mancuso

Copertina: Wikipedia

Immagine 1: Wikipedia

Immagine 2: Wikipedia

L’immagine 3 è stata scattata dal nostro fotografo Salvatore Mancuso, che ringraziamo

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