70 mm: Lupin

Netflix fa ancora parlare di sé

Articolo di Marco Saracini

L’8 gennaio esce Lupin la nuova serie che vede protagonista Omar Sy, non fa in tempo a uscire che l’intera critica italiana si spacca in due, a mio avviso si possono distinguere così le due fazioni: 1 chi ha visto la serie 2 chi non l’ha vista. Infatti, le critiche provengono principalmente dai secondi, i quali hanno scritto delle recensioni senza sapere di cosa parlassero. Le lamentele maggiori sono sul fatto che Lupin sarebbe interpretato da Omar Sy, il che avrebbe reso Netflix artefice dell’ennesimo “blackwashing” (far interpretare un personaggio caucasico da uno di colore), ma è vero? Purtroppo, la risposta è: NO, non è vero! Sy interpreta nella serie Assane Diop, il quale vive ispirandosi al famoso ladro gentiluomo Arsenio Lupin, nato dalla penna di Maurice LeBlanc. Che dire, come al solito in Italia si parla senza conoscere i fatti, facendo per giunta anche una brutta figura viste le parti lese dalle critiche. Ma parlando della serie bisogna dire che il soggetto è interessante, questa attualizzazione e la caratterizzazione del personaggio principale non è male. La prima puntata inizia con la tipica regia del film thriller/d’azione con argomento principale una rapina (per intenderci come qualsiasi film della serie “Ocean’s”), serie di eventi che scorrono e parti del piano che vanno avanti senza troppi dettagli. La regia qui si dimostra efficace, non eccelsa, ma porta ai nostri occhi un buon prodotto. Per fare un confronto la dote registica non è ai livelli di quella messa in campo per The Queen’s Gambit, tuttavia godibile. Il nome che spicca tra i tre registi della serie è quello di Louis Leterrier, che in questi anni sulla scena internazionale si è fatto notare spesso, sempre con produzioni di massa ma pur sempre buone produzioni (Now You See Me, L’incredibile Hulk, La furia dei Titani). Naturalmente la tipologia di regia cambia dopo il primo episodio, abbandona la falsa riga di “ocean’s” e continua più sul crime. L’attore principale è Omas Sy il quale interpreta Assane; Sy negli anni è diventato sempre più noto al pubblico internazionale, lanciato dal film “Quasi amici” ha nel corso degli anni partecipato a diverse produzioni dimostrando una buona dote attoriale. La caratteristica più bella di questa serie è, a mio avviso, insita proprio nelle varie sfumature che questo attore riesce a dare al suo personaggio. Assane è un attore sua volta ed è totalmente poliedrico, questo è un fattore scontato visto che lui è un ladro; deve avere sempre molta scaltrezza nel cambiare modo di rapportarsi con persone e nel modo di agire, ma ciò che non è scontato è che l’attore vero e proprio sappia raccogliere a pieno queste sfumature. Accorgersi durante la serie di questo suo pregio è fantastico, Sy diventa avvolgente e ci fa cadere in pieno nella trappola teatrale, così ogni volta che lo vediamo in vesti diverse non facciamo altro che credergli data la sua bravura nell’immedesimarsi in ciò. La trama andando avanti diventa sempre meno banale e più interessante, all’inizio siamo catapultati senza punti di riferimento, ciò crea un iniziale turbamento che si trasforma sempre di più in sete di conoscenza. Il tutto si svolge a Parigi, dopo il furto di una collana di gran valore si procede in un continuo punto di vista sul presente, sul futuro e sul passato. Questi flashback sul passato sono importantissimi per gli spettatori, che man mano comprendono di più gli attori principali, ma importantissimi anche per il personaggio principale che scopre sempre di più dettagli sulla vicenda che portò il padre al suicidio. Insomma, una serie godibile, ma soprattutto godibile da un’ampia platea di spettatori che va dai grandi ai più piccini; quest’ultima scelta è forse l’arma vincente, visto che Netflix ultimamente ha prodotto serie dirette solo a un pubblico adulto, o ancor peggio solamente adolescenziale. Ciò ha fatto conquistare la vetta delle classifiche di visualizzazione in molti paesi, e l’ha fatta entrare nella “Top Ten” di molti altri, ora il mondo aspetta con ansia l’uscita della seconda parte. In parole povere la consiglio perché: 1 Omar Sy è fenomenale 2 il target è molto ampio e si può vedere in famiglia 3 una buona regia 4 ha buone possibilità di non deludere le aspettative nella seconda parte che uscirà.

Marco Saracini

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