I Måneskin conquistano il 71esimo festival di Sanremo: “Sono fuori di testa, ma diverso da loro”

“Scusami ma ci credo tanto, che posso fare questo salto”

Articolo a cura di Esmeralda Moretti

I Måneskin sono i vincitori della 71esima edizione di Sanremo. Un Sanremo che ci ha regalato emozioni indimenticabili, ma per davvero. Mai si era visto un Sanremo con l’Ariston vuoto, un Sanremo senza abbracci e senza strette di mano. Un Sanremo a distanza, un po’ come è stato tutto il 2020 e l’inizio di questo 2021. I Måneskin vincono Sanremo 2021 con “Zitti e buoni”. Un brano con una bella sonorità, un bel ritmo e anche un bel significato. È una battaglia contro i pregiudizi, la voglia di ribaltare il mondo con la forza dirompente della musica. Perché “la gente purtroppo parla, ma non sa di che cosa parla”.

Scusami ma ci credo tanto, Che posso fare questo salto, Anche se la strada è in salita, Per questo ora mi sto allenando”: perché l’impegno, la passione e la dedizione ripagano sempre. E per arrivare dove si vuole, allenarsi è necessario. Allenarsi per fare sempre meglio, per imparare a dare sempre il massimo. “Sono fuori di testa ma diverso da loro, E tu sei fuori di testa ma diversa da loro”: sì, perché per “spaccare” è indispensabile la giusta dose di follia. Ma è anche vero che ciascuno è folle a modo proprio. Ancora una volta, i Måneskin confermano di essere all’altezza di qualsiasi palco, portando energia, allegria e spronando i più giovani a fare sempre di più.

Non era scontata la vittoria dei Måneskin. Infatti, dal venerdì sera, la classifica provvisoria era dominata da Ermal Meta, con il brano “Un milione di cose da dirti”, brano arrivato invece in terza posizione. “Siamo come due stelle scampate al mattino, se mi resti vicino non ci spegne nessuno”: come sempre, una poesia. Quante volte avremmo un milione di cose da dirci, ma, poi, non diciamo niente? Quanti monologhi preparati nel silenzio della notte, prima di addormentarci, o sotto la doccia, o di fronte ad un bel tramonto? Monologhi poi puntualmente mai pronunciati. Preparati alla perfezione, per poi restare nel non detto. Perché avrei un milione di cose da dirti, sì, ma non dico niente. E forse è solo giusto così.

Sul podio insieme ad Ermal ed ai Måneskin, troviamo Fedez e Francesca Michelin, al secondo posto, con “Chiamami per nome”. “Oggi ho una maglia che non mi dona, Corro nel parco della mia zona, Ma vorrei dirti non ho paura”. Inizia così il brano, che è un inno al coraggio e alla trasparenza, qualità che non dovrebbero mai mancare in qualsiasi relazione interpersonale. Chiamami per nome, perché è importante. È importante chiamare. È importante rispondere. Capita a tutti di perdersi, ed è chiamandosi per nome che ci si può ritrovare, più forti di prima, più uniti che mai. “Prima prosciughiamo il mare, Poi versiamo lacrime, Per poterlo ricolmare”. Un brano orecchiabile, anche se dalla coppia Fedez-Michelin ci saremmo aspettati tutti un po’ di più. Un bel messaggio, un bel significato e un sound ascoltabile. Forse, però, manca quel je ne sais quoi.

Il Festival

Un Sanremo, per certi versi, indimenticabile. Una delle presenze più complicate da mantenere, a causa del Covid, è stata quella di Irama. Per via della positività al tampone di uno dei membri del suo team, infatti, il cantante non ha potuto esibirsi live durante queste serate, ma ha comunque potuto restare in gara, utilizzando il filmato della prova generale.

Uno dei cantanti più amati in gara è stato Willie Peyote con “Mai dire mai (La Locura)”. Un bel testo, una bella sonorità, una dirompente presenza scenica. Infatti è Willy Peyote ad essersi aggiudicato il premio stampa. Apprezzata dalla critica e dall’ufficio stampa anche Orietta Berti, con “Quando ti sei innamorato”, e Max Gazzè, anche per le sue esibizioni stravaganti e sopra le righe (un po’ come quelle dello Stato Sociale).

Un’altra bella scoperta (a mio personalissimo avviso) sono stati i Coma Cose, con la loro “Fiamme negli occhi”. Un testo meraviglioso, e un’intesa pazzesca tra di loro: si percepisce il loro essere una coppia affiatata ed innamorata, e questo li rende particolarmente magnetici. “Resta qui ancora un minuto, Se l’inverno è soltanto un’estate, Che non ti ha conosciuto. E non sa come mi riduci, Hai le fiamme negli occhi ed infatti, Se mi guardi mi bruci”.

Momenti indimenticabili: il discorso di Elodie

Non possiamo poi non ricordare uno dei momenti più toccanti di tutto il festival: il discorso di Elodie, al termine della seconda serata.

Buonasera a tutti, sono Elodie, e per parlare davanti a voi questa sera ho dovuto abbattere un muro”.

Inizia così il racconto di Elodie. Il racconto di una ragazza cresciuta in una realtà difficile, una realtà in cui non è scontato avere le opportunità che ogni bambino dovrebbe avere. Non sempre c’è lo spazio per sognare: in alcuni contesti, i sogni devono necessariamente finire in secondo piano.

“È difficile, in certi contesti, focalizzarsi su quello che vuoi essere da grande, su quello che vuoi fare di te. Se nasci in certi contesti devi lavorare più degli altri per ottenere quello che dovresti già avere. Lavori di più per sopravvivere, ed è difficile mettere a fuoco il tuo sogno”.

Elodie

Ma l’esperienza di Elodie ci dimostra che per i sogni, prima o poi, c’è sempre spazio. Che alle belle persone accadono belle occasioni, e che il talento, prima o poi, viene sempre ricompensato.

Achille Lauro e le sue esibizioni sorprendenti

Un’altra presenza fondamentale è stata quella di Achille Lauro. Ogni sera un’esibizione diversa, un messaggio diverso, doloroso, delicato e profondo. Bellissime le parole protagoniste della sua ultima esibizione:

“Tutti insieme sulla stessa strada di stelle

Di fronte alle porte del Paradiso.

Tutti con la stessa carne debole.

La stessa rosa che ci trafigge il petto.

Insieme, inginocchiati davanti al sipario della vita.

E così sia.

Dio benedica Solo Noi

Esseri Umani”.

Achille Lauro

Non importano le parole che ti dicono: devi imparare a fartele scivolare addosso. Le parole possono far male, e non tutti sono forti abbastanza da sopportarle. Spiega così la sua esibizione lo stesso Achille, una manciata di minuti dopo, quando ritorna sul palco dell’Ariston per presentare un concorrente al fianco di Fiorello ed Amadeus.

Un Sanremo che non dimenticheremo mai.

Vignetta a cura di Riccardo Muller

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