Donne che odiano le donne. La violenza femminile tra mitologia e modernità

Sì, avete letto bene. Le donne odiano le donne, molto più degli uomini. Fermatevi per un attimo a pensare a quante volte siete state ferite da una amica, quante volte avete sentito la lama gelida dell’invidia penetrare la vostra carne, nei punti in cui faceva più male. E quante volte siete state voi a tenere quel coltello dalla parte del manico. Non lo ammetterete mai neanche a voi stesse, perché è tipico delle donne ritrarsi indignate quando le si accusa di essere cattive con le proprie simili. È una suggestione dalla quale mi sono ritratta sempre anche io, rabbiosamente. Non è possibile, ho tutte amiche donne, dicevo. Finché non ho incontrato Phyllis Chesler e il suo Donna contro donna. Rivalità, invidia e cattiveria nel mondo femminile. Un libro interessante, che apre scenari sui cui non mi ero mai soffermata, impreziosito dalla prefazione di Anselma Dell’Olio, una femminista della prima ora che ha il coraggio di uscire dall’ipocrisia dietro cui ci trinceriamo.

È proprio lei ad affermare che «le donne, a differenza dei maschi, non sono capaci di legarsi tra loro, non sanno farsi “branco”, superando i dissensi e i dissidi minori». E infatti, a poche ore dalla Giornata internazionale delle donne, è bastato che una di loro, poco prima osannata per la sua “unicità”, esprimesse un’opinione non ideologicamente allineata per vedersi piovere addosso l’ira funesta di migliaia di donne. In occasione dell’8 marzo Google ha scelto come immagine simbolo delle mani femminili unite… Quanto poco basta perché quelle mani unite si trasformino in dita puntate!

Mentre la violenza maschile è sotto gli occhi di tutti soprattutto per gli esiti tragici in cui si risolve, la violenza femminile è silenziosa, latente, ma non meno umiliante e distruttiva: gli psicologi l’hanno chiamata “aggressività indiretta” e tra le sue armi annovera ostracismo e pettegolezzi, capaci, questi ultimi, di distruggere la reputazione di una persona.

Per avere un esempio della cattiveria delle donne contro le loro simili basta entrare in quel magico mondo di varia umanità che è Facebook. C’è di tutto, davvero di tutto e chiunque. Ci sono tanti contenuti informativi, tate notizie di cronaca. Di stupri, o omicidi. Di donne. Ecco, quante volte vi sarà capitato di leggere commenti al vetriolo lasciati nientemeno che da ragazze e signore adulte, il cui numero spesso supera quello degli uomini. Sono moderne Atene che si scagliano contro povere Meduse senza alcuna colpa.

Conoscete il mito?

È Ovidio a raccontarcelo in Metamorfosi IV (vv. 794-801):

«Medusa era di una bellezza meravigliosa, fu desiderata e contesa da molti pretendenti,

e in tutta la sua persona niente era più splendido dei capelli.

Si dice che il signore del mare la violò in un tempio di Minerva:

la figlia di Giove si voltò indietro,

ma perché il fatto non restasse impunito

trasformò in schifosi serpenti i capelli della Gorgone».

Nel mito come nella modernità c’è poca solidarietà tra le donne. Era che insegue Latona fino alla fine del mondo per la sola colpa di aspettare dei figli da suo marito; Diana che scaccia Callisto dal suo esercito di vergini, nonostante la ragazza sia stata vittima di stupro. Storie scritte e tramandate dalla cultura patriarcale o uno schema antropologico che in effetti si ripete da millenni? Phyllis Chesler fa un lavoro certosino andando a scovare tutti quegli studi e quei casi in cui le donne si sono erette a implacabili giudici delle loro simili. Non a caso ci ha lavorato per 21 anni.

D’altro canto, le donne hanno anche un’enorme influenza le une sulle altre, hanno il potere di incoraggiarsi reciprocamente contro la tirannia. Non saremmo arrivate fino ad oggi se non ci fossero state delle donne capaci di mettere da parte quell’ostilità latente per un bene superiore, di dare la vita per le loro simili. E dunque, esiste la sorellanza? O è solo un ideale?

Vi lascio con queste parole, secondo me illuminanti:

«Non capivamo che la sorellanza tanto ansiosamente sbandierata era solo un ideale e, proprio come la fratellanza, lungi dall’essere realtà. Perché possa esistere è necessario costruirla giorno per giorno, a dispetto delle circostanze avverse, imparando ad ammettere non solo il sessismo, ma anche il razzismo, il classismo, l’omofobia eccetera che sono in noi».

Articolo a cura di Miriam Gualandi

Fonti: Phyllis Chesler, Donna contro donna. Rivalità, invidia e cattiveria nel mondo femminile, Milano, Mondadori, 2003

Ovidio, Metamorfosi, Einaudi, Torino, 1979

Foto via: pexels.com

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