Siamo liberi di non essere liberi

La Svizzera vieta il Burqa e il Niqab

Articolo di Marco Saracini

Pochi giorni fa si è tenuta in Svizzera una votazione pubblica, una delle decisioni da prendere era quella di approvare o impedire l’uso del Burqa e del Niqab. Gli elvetici si sono espressi in modo favorevole all’iniziativa che prevede il divieto di questi due capi d’abbigliamento.

Ma partiamo dal principio, cosa sono questi due “abiti”? Prima di tutto bisogna dire che parlando di burqa e niqab ci si riferisce a due tipi specifici di velo islamico. Esistono di fatto molti tipi di veli, ognuno con una sua connotazione geografica e culturale. I due presi in considerazione sono quelli che coprono totalmente, o quasi, il volto della donna. Il Burqa, che dissimula integralmente il viso, viene introdotto nel 1890 per proteggere le donne dell’harem dell’emiro afgano da sguardi indiscreti; diventa così simbolo per le donne dei ceti alti, ma con l’avanzare del tempo diventa anche d’uso popolare. Il niqab si differenzia dal burqa per la fessura che permette la visione degli occhi, ha origini saudite/yemenite ed è diffuso per la maggior parte nei paesi del vicino Oriente e in Egitto.

Detto ciò, bisogna fare un’ulteriore specificazione questi due tipi di velo islamico non sono gli unici e sono anche i meno usati, però sono sicuramente i più ortodossi nell’ottemperanza delle scritture Coraniche.

Nel 2013 il Canton Ticino approvò una normativa simile a quella approvata ora, seguì la stessa linea nel 2018 il Cantone San Gallo; il sette marzo 20 dei 26 cantoni hanno votato a favore della nuova norma, che varrà per tutta la Svizzera. La notizia di per sé non è molto rilevante visto che in Europa cinque stati hanno già emanato leggi simili. La Francia, per esempio, approvò la legge anti-burqa un decennio fa (2010), e nel 2014 la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) dichiarò che la legge non lede la libertà di religione.

Il voto in Svizzera è stato fortemente politicizzato, come è normale che sia, attraverso spiegazioni del “perché sì” da parte della destra e del “perché no” spiegato dalla sinistra. Ma quali sono stati i punti fondamentali delle argomentazioni? Il SI argomentava affermando che: 

  1. “Le persone in Svizzera quando parlano si guardano in faccia”
  2. “Nel mondo le donne si battono contro l’obbligo di coprire il viso”
  3. “Un divieto Nazionale riguarda anche i criminali che si coprono il volto. Questo garantisce una maggiore sicurezza.”

Mentre il NO:

  1. “In Svizzera sono poche le donne che si coprono il viso”
  2. “La questione deve restare di competenza dei Cantoni”
  3. “Questa misura non rafforza le donne. L’iniziativa può addirittura far sì che le donne che dissimulano il volto non partecipino più alla vita pubblica.”

Gli argomenti in tutti e due i casi sono molto labili, e non apportano un dibattito concreto sul tema. Sarebbe stato più interessante disquisire sulla libertà di religione, oppure sulle tradizioni che verrebbero minate. Ma anche un dibattito sulle norme di riconoscibilità che devono essere comunque tutelate per la sicurezza costante, e non per tutelare dai “criminali” che sicuramente non agiscono di giorno e soprattutto davanti alle forze dell’ordine.

Cosa è giusto allora? Non c’è a parer mio una risposta giusta, non siamo ancora pronti a questo scatto di maturità sociale. Negli ultimi anni abbiamo fatto molti passi indietro, si dovrebbe ripartire dal concetto di libertà stesso. La nostra società si basa su una libertà vincolata, che permette a tutti di esprimere le proprie possibilità sociali, ma negli ultimi anni abbiamo profondamente confuso ciò. Dal 1987 con il rapporto Brundtland si parla di equità sociale, ma a ben vedere non siamo riusciti a rendere ciò realtà; in Italia sui due punti dell’equità sociale millantata da Gro Harlem Brundtland dovremmo proprio tacere. La glocalità ci ha fatto diventare più alienanti nei confronti del diverso e meno propensi alla glocalizzazione. Paradossalmente la glocalità è stata motore stesso dell’anti-glocalità. Prima di poter decidere queste cose forse dovremmo trascendere le nostre identità da individui nazionali, concetto quello di nazionalità del tutto artificiale e confutato più volte nel corso degli ultimi anni.

In sintesi, questa non è una critica alla Svizzera, poiché in Europa sono ben cinque i paesi con norme simili (Francia, Danimarca, Belgio, Austria e Bulgaria). Questo è più che altro un invito a riflettere su come il mondo sta affrontando situazioni politiche di grande rilevanza, perché queste sono solo mosse politiche contro un estremismo religioso, che ha a che vedere più con la politica che non con la religione. Sono delle ripicche ideologiche, in cui per l’appunto solo le ideologie (di solito estremiste) hanno la meglio. Non sarebbe il caso di distaccarsi dalle ideologie politiche e affrontare il futuro, invece di rimpiangere il passato?

Marco Saracini

Ringrazio chi combatte per cambiare la mentalità delle persone, nonostante quest’ultime siano totalmente chiuse al cambiamento. Ringrazio soprattutto per avermi dato uno spunto giornalistico.

Foto di Вадим Гайсин da Pixabay

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