Covid-19. Un anno di noi

Articolo di Redazione a cura di Niki Oprandi

Preparate fiori e candele, spargete i petali di rosa e indossate il vostro abito migliore: non si tratta di un anniversario qualunque. E’ tempo di stappare lo spumante delle grandi occasioni, sedersi comodi e brindare ad un anno di noi: il Covid 19 è arrivato all’improvviso e ci ha stravolto la vita, e dopo ben 12 mesi di convivenza ci odia ancora come il primo giorno. Ma fidatevi è reciproco! L’estate ci ha illuso di essercelo lasciato alle spalle, ma come ogni ex che si rispetti ai primi freddi dell’autunno ha ribussato prepotentemente alla nostra porta, costringendoci a fargli nuovamente spazio nella nostra quotidianità. Da buon amante geloso ha operato nel buio per sgretolare le nostre relazioni, assicurandosi di restare sempre al nostro fianco, seguendo con la coda dell’occhio ogni nostro movimento sospetto: nulla riesce a sfuggire al suo controllo.

Una storia iniziata con i primi avvolgenti colori della primavera, quando l’aria profumava di fiori e tutto sembrava andare a gonfie vele: un telegiornale in sottofondo raccontava di un virus sconosciuto che si faceva strada nella lontana Cina, distante miglia e miglia dai nostri piccoli borghi, dalle nostre città d’arte, così estranea da farci spegnere la tv.  L’eco delle prime voci dei cittadini di Wuhan risuona nelle nostre case, ed è un sussurro che porta con sé le prime preoccupazioni, i primi sguardi di sconcerto: l’Italia ancora non lo sa, ma non andrà tutto bene.

Il 21 febbraio, a Codogno, un uomo di 38 anni risulta positivo al Coronavirus, e mentre i primi comuni della nostra penisola cominciano a colorarsi di rosso il presidente americano Donald Trump definisce il virus una “bufala dei democratici”: il messaggio è chiaro, niente panico. Quasi si festeggia la mattina del 5 marzo quando la sveglia non suona nelle camere degli studenti italiani, che, ancora ignari, si godono la “vacanza” inaspettata proprio nel bel mezzo dell’anno scolastico, lontani da quei vecchi banchi di scuola che presto sarebbero arrivati a far sentire la loro mancanza.

É una sera come tante quella dell’8 marzo, ma nell’aria si respira l’incertezza: ci sono tavole apparecchiate e cene consumate senza appetito, con il volume dei telegiornali decisamente più alto dell’umore. Le parole del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte risuonano ancora tra le mura delle case, inanellando frasi che verranno riportate sui libri di scuola, sottolineate in giallo dalle generazioni future: “Se la salute dei cittadini è un bene messo a repentaglio, siamo costretti a imporre sacrifici per quanto riguarda altri interessi. Per questo ho firmato un provvedimento che si può sintetizzare in Io resto a casa”. Sono mesi di distruzione, di rinascita, di distanza e solidarietà: l’Italia combatte contro la solitudine colorando i balconi d’arcobaleno, cantando insieme sulle note dell’inno nazionale, scrivendo poesie e lettere d’amore. I bambini, per travestirsi da eroi, indossano camici e mascherine: senza superpoteri né mantelli, i medici si battono per le nostre vite, per farci tornare a vivere.

Sono mesi di lavoro davanti allo schermo, per chi un lavoro ancora ce l’ha, si riscoprono valori dimenticati, bisogni scordati, hobby abbandonati.  Giorno dopo giorno viene costruita la storia, nuove pagine si aggiungono al grande libro dell’umanità:  sono racconti di rinunce e mancanze, favole che disegnano scenari quasi utopici, paesaggi di un’Italia mai vista prima.

Il 27 marzo Papa Francesco parla con voce rotta di un vuoto assordante, le sue preghiere risuonano tra le gocce di pioggia che scorrono sulle scalinate di piazza San Pietro, imponente nella sua desolazione. La nostra penisola si fa specchio di una solitudine che accompagna ognuno di noi: un anno più tardi, dopo un’estate che ha brillato di speranza, l’ombra di un nuovo lockdown dipinge di nero l’immediato futuro degli italiani. Un solo desiderio ci accomuna tutti: quello di tornare a vivere.

Chissà, magari nell’uovo di Pasqua troveremo le tanto attese dosi di vaccino che paiono essere l’unica luce in fondo al tunnel.

Fonte: La storia del coronavirus dall’inizio (ilsole24ore.com)

Foto: Pexels.com

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