Il Guardiano di Dvyindoedd: Parte IV

Di: Andrea Saracini

Rimasi fermo ai piedi della Rupe Arcigna per qualche minuto, pensieroso, mentre il buio ormai mi avvolgeva. Mi chiedevo chi fosse stato seppellito proprio lì, in quell’angolo di campagna selvaggia che, casualmente, era stato il teatro del mio primo e disastroso scontro con l’orribile wyinddorm.

Un viandante trovato morto, al quale i miei pii compaesani avevano garantito quell’umile tomba? O forse…

Fui distolto dai miei pensieri: avevo intravisto un luccichio in lontananza e immaginai fossero le lanterne degli abitanti del villaggio, venuti a darmi manforte.

Accantonai per il momento la questione della mia macabra scoperta e mi incamminai, veloce per quanto mi consentisse il peso del testone ributtante che mi portavo appresso, infilzato sulla spada.

Mi imbattei in Yion: con mia sorpresa, lo zio era solo e, quando mi vide, sembrò sollevato e terribilmente in ansia allo stesso tempo.

«Per gli dèi, ce l’hai fatta! Sei ferito? Va…va tutto bene?»

«Stavolta sì, ho vinto io: il wyinddorm non ci darà più fastidio, come puoi vedere!»

«Vieni, torniamo in paese: i tuoi genitori sono in pensiero per te. Lo sono tutti.»

Abbassò lo sguardo, emettendo un soffocato verso di sorpresa.

«E quella?»

Alzai l’asciamartello. Già, l’altra stranezza della giornata insieme alla misteriosa sepoltura.

Una vaga e molesta inquietudine iniziò a penetrare nella mia testa.

«L’ho trovata. L’hai mai vista prima?»

«Certo! È…beh, è una di quelle che forgia Traodd, no?»

«L’avrà persa qualcuno…»

«Probabilmente. Dai a me, che sei già carico del tuo trofeo: gliela riporto domattina, così vede se è ancora in buone condizioni. Ora andiamo, sarai stanco morto!»

Trovammo mio padre, il cyiberno Neonn ed alcuni altri compaesani in piazza, intenti a parlottare tra loro; il primo a scorgermi fu il giovane Feodd, che mi corse incontro lanciando selvaggi e giocosi gridolini di gioia.

«’ndom! L’hai ucciso! L’hai ucciso davvero, Aryinn! Dèi, quant’è brutto, fa veramente paura! Tu hai avuto paura?»

Gli appioppai un leggero buffetto sulla guancia, sorridendogli.

«Un terrore che non ti dico, piccolo! Ma stavolta ho avuto io, la meglio!»

Gli altri ci raggiunsero, i volti distesi dal sollievo e dalla curiosità. Appoggiai a terra il macabro trofeo ed estrassi la spada.

Mio padre si avvicinò, zoppicando col suo bastone, per abbracciarmi: mi guardò negli occhi con sguardo di commossa ammirazione ed una sfumatura di qualcos’altro di indecifrabile.

«Figlio mio! Non sai quanto fossi preoccupato! Sono così fiero di te, ancora una volta ci hai liberati dal pericolo!»

Fui subissato di domande, alle quali riuscivo a rispondere a fatica, finché Yion non mi si fece a fianco e batté le mani.

«Ora basta, lasciamo tornare Aryinn a casa con suo padre, così che possa rassicurare la madre e poi godere del meritato riposo. Domani sera organizzeremo una bella festicciola in suo onore! Siete d’accordo, voialtri?»

Un coro d’assenso.

Prima di andarsene, ricevetti altri abbracci e calorosi ringraziamenti; scorsi con la coda dell’occhio Yion sussurrare qualcosa a mio padre per poi avviarsi verso casa sua, portandosi appresso l’asciamartello.

Infine, tornammo anche noi. Mia madre scoppiò in lacrime di gioia, nel vedermi varcare la soglia incolume: comprensibile, visto cos’era successo la volta precedente! Mi fece rifocillare e ci mancò poco che mi accompagnasse a letto per rimboccarmi le coperte, come faceva quand’ero piccolo.

Mi spogliai, mi lavai e mi stesi a fissare il soffitto, nel buio, godendomi la tranquillità della notte.

Ero stanco, sì, ma i pensieri mi tenevano sveglio.

La tomba…l’asciamartello conficcata nella coscia del mostro…il mio disastroso incidente.

Che mi fosse stato taciuto qualcosa? Qualcosa di cui mi ero dimenticato e che avrei fatto meglio a non ricordare, ipotizzavo.

Nessuno, ad esempio, mi aveva parlato di quell’arma e dalle parole di mio zio potevo dedurre che non fosse la mia, ma di qualcun altro nel villaggio. E allora perché mai si trovava infissa nelle carni del wyinddorm? Forse, non ero stato l’unico a tentare di scacciare o uccidere quella bestia.

E se nella tomba riposasse il mio sventurato predecessore? Magari un altro ghyiardd. Già, chi lo fu, prima di me? Mi accorsi di non saperlo, non avevo mai pensato di chiederlo né qualcuno aveva ritenuto importante dirmelo, evidentemente.

Però…

Però quella sepoltura mi era parsa recente: l’erba non l’aveva ancora ricoperta, altrimenti neanche l’avrei notata, mentre esaminavo il mucchietto di pietre usato a mo’ di lapide.

Da quanto era lì? Qualche settimana? Qualche mese?

Inutile arrovellarmi: l’indomani mattina sarei tornato ad ispezionare la sepoltura e poi avrei chiesto delucidazioni a Yion o a qualcun altro.

Infine, la stanchezza ebbe la meglio e mi addormentai.

Fui destato di buon’ora da un tripudio di cinguettii melodiosi e dai raggi di sole attraverso le persiane. Balzai in piedi e mi vestii, salutai i miei, presi la mia spada e corsi fuori dal paese, diretto a Rupe Arcigna.

Dall’altura, sopra di me, provenivano versi ringhiosi, secchi latrati e guaiti: senza dubbio, la carcassa del wyinddorm aveva recato gioia a parecchi oddocyionedd.

Senza curarmi di quei piccoli e praticamente inoffensivi cani selvatici dalle grandi orecchie, mi misi a cercare la scultura di ciottoli tra le sterpaglie.

La trovai. O meglio, riconobbi le pietre, sparpagliate al suolo sulla terra rossiccia smossa di fresco: la fossa, chiunque custodisse, era stata evidentemente svuotata e ricoperta frettolosamente!

Sconvolto, mi sedetti a ragionare.

Erano stati gli animali selvatici? Ne dubitavo: perché scavare, quando poco distante c’era un festino pronto per loro? Inoltre non sembrava l’opera disordinata di un oddocyion.

Doveva essere stato qualcuno del villaggio. Perché?

Forse un caso? mi domandai.

Sì, certamente, mi risposi! Scopro una tomba in mezzo alle campagne e per coincidenza viene svuotata nel giro di una notte!

Evidentemente, senza volerlo, avevo allertato i responsabili, persone che non gradivano avessi a che fare con quel posto. Continuai a chiedermi il perché.

Non mi andava giù che i miei compaesani mi stessero nascondendo qualcosa, dopo avermi raccontato vita e morte di ogni singolo abitante di Dvyindoedd.

Non era giusto! Loro avevano ancora la memoria, io mi ero potuto solo fidare!

Dovevo scoprire la verità. Chissà, forse sarebbe emerso un imbarazzante equivoco, almeno la questione sarebbe stata chiusa. Mi pentii di non aver chiesto subito spiegazioni a Yion o a mio padre.

Mentre rimuginavo, smuovevo distrattamente un po’ di terriccio con la spada; qualcosa di rosso, a malapena visibile, attirò la mia attenzione.

Forse non erano riusciti a portare via tutto!

Mi inginocchiai e cominciai a scavare, con le mani, nella calda terra polverosa; sentii qualcosa tra le dita, lo disseppellii: un brandello di tessuto a quadri rossi e neri, motivo tipico delle camicie usate in quella regione.

Un bottone.

Una piastrina di metallo.

La rigirai sorpreso tra le mani: era un semplice rettangolino grande quanto una falange, recante incise delle lettere, corrispondenti ad M ed S.

S…possibile si riferisse alla mia famiglia, gli Strivyidd? Sì, era l’unica casata, con quell’iniziale. Ma chi? Quasi un quinto degli abitanti di Dvyindoedd ne faceva parte!

Immagini di Andrea Saracini

Racconto di: Andrea Saracini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...