L’Aperi – Libro: “St. Louis, Il coraggio di un capitano”

Certe volte devi scegliere tra perdere qualcuno e perdere tutti. È brutto, e spero che a te non capiti mai più

Articolo a cura di Esmeralda Moretti

La storia – Una graphic novel per raccontare

È la tarda primavera del 1939 quando un gruppo di 963 Ebrei, guidati dal comandante Gustav Schröder, si imbarcano sul TransAtlantico St.Louis, in rotta da Amburgo a Cuba. L’obiettivo è quello di condurre in salvo gli ebrei dalle persecuzioni del III Reich e dalla follia antisemita che, in Europa, dilaga a macchia d’olio.

Una storia soffocata per troppo tempo nel silenzio, mai raccontata abbastanza e mai, probabilmente, capita. Hanno deciso di raccontarcela nella loro graphic novel “St. Louis, il coraggio di un capitanoSara Dellabella e Alessio Lo Manto. La penna di Sara e i disegni di Alessio descrivono la vicenda in modo efficace ed evocativo, unendo la scrittura alle immagini. Una storia che parla di accoglienza. Anzi, di accoglienza e di rifiuto. Una storia che parla di uomini costretti a fuggire da una parte all’altra del mondo, senza trovare un luogo dove potersi fermare, senza avere la certezza di potersi salvare la vita. Rimbalzati tra Cuba, Stati Uniti, poi Europa. Raccolti in malo modo tra Olanda, Belgio, Francia per alcuni la sorte sarà scontata. Per altri la sopravvivenza sarà sofferenza, per altri ancora la continua fuga diverrà inevitabile fino a guerra finita e oltre. Sembra quasi che questo mondo, per restare nel suo folle “equilibrio”, debba sempre dare a qualcuno un motivo per fuggire. Ed ecco perché oggi più che mai dovremmo guardare al passato e imparare, perché il passato può insegnarci a vivere il presente, e perché purtroppo le dinamiche storiche si capiscono sempre troppo tardi, quando non si può intervenire più. Molte dinamiche storiche si capiscono troppo tardi (basta pensare alle scuse del Canada rispetto alla non accoglienza dei passeggeri della St. Louis, avvenute settantanove anni dopo).

L’evento

Ieri sera, giovedì 18 marzo, la nostra redazione ha avuto il piacere e l’onore di partecipare ad un evento organizzato dall’associazione “La Penna Rossa”, per parlare del libro. All’evento erano presenti gli autori Sara Dellabella e Alessio Lo Manto, Massimo Colonna dell’associazione “La penna rossa”, Esmeralda Moretti per “La Volpe” ed Elena Servi, presidente dell’associazione “La Piccola Gerusalemme” di Pitigliano. L’evento si è tenuto in diretta Facebook, ed è infatti possibile guardarlo sulle pagine Facebook de “La penna rossa” e “La Volpe magazine”. (clicca qui per rivedere la diretta)

Al centro dell’evento, l’importante testimonianza della presidente Elena Servi. Una riflessione sui mostri del passato, mostri che potrebbero tornare, se abbassiamo la guardia e dimentichiamo di prestare la giusta attenzione ai segnali di pericolo. Quella che Hannah Arendt chiama la “banalità del male”, la grigia banalità del nazismo (ne abbiamo parlato in questo articolo, se ti va di approfondire), la superficialità e inclinazione all’obbedienza che hanno portato al nazismo, sono tutti rischi contro cui l’umanità, ognuno di noi, deve lottare ogni giorno. Lottare per fare in modo che non accada più. Ed è per questo che la memoria, ogni giorno, e non solo il 27 gennaio, è fondamentale.

È per questo che è importante ricordare il coraggio di uomini come il Comandante Gustav Schröder, riconosciuto in seguito “Giusto fra le nazioni”, per aver tentato in ogni modo di salvare vite umane. Purtroppo, ci sono momenti, nella storia, in cui il diritto alla vita sembra venire meno. In cui vivere costa troppo. Emblematica, in questo senso, una scena della graphic novel in cui, quando agli ebrei viene concesso di sbarcare solo in seguito al pagamento di un costoso visto, un passeggero afferma: “Mi hanno condannato! Non ho tutti quei soldi!”, e poi si taglia le vene. A dimostrazione del fatto che vivere può significare dover dar via più di quanto si ha. E ciò non è possibile, e non dobbiamo permetterlo.

Una storia che fa riflettere su cosa può significare lasciare le persone che si amano, senza avere la certezza di poterle rivedere. Bellissima la frase in cui il papà dice alla bambina, che ha dovuto abbandonare il proprio fidanzatino, queste parole: “Certe volte devi scegliere tra perdere qualcuno e perdere tutti. È brutto, e spero che a te non capiti mai più”. Quanto può essere traumatica una vicenda di fuga e persecuzioni, come quella del nazismo, vissuta dagli occhi di un bambino? E quanto può essere difficile scegliere tra partire e rischiare o restare e, forse, morire? Come si sceglie?

Una storia che, infine, ci insegna che a volte è necessario trasgredire la legge. “Non sempre la legge ci impone di fare cose giuste, siamo noi che dobbiamo capire quando è bene seguirla e quando, invece, no”, afferma la presidente Elena Servi a conclusione dell’incontro.

Vi invitiamo alla lettura di questo bel libro, perché invita a riflessioni davvero importanti e necessarie. Nel frattempo, eccovi il link della diretta di ieri, per poterla riguardare.

Link alla diretta: https://fb.watch/4kcB8JRGlM/

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