Dalle “Lettere” della Merini ad una felpa smessa, alle chat di Whatsapp

Rileggiamo una bellissima poesia di Alda Merini per renderla vicina alla quotidianità di ognuno di noi

Articolo a cura di Esmeralda Moretti

Oggi, 21 marzo, non ricorre solo la giornata mondiale della poesia, ma anche l’anniversario di nascita di Alda Merini (21 marzo 1931 – 1 novembre 2009).

Proprio Alda Merini abbiamo scelto, noi de “La Volpe”, come poetessa del mese di marzo. Infatti, poiché prima, nel mensile, selezionavamo una citazione tratta da uno scrittore famoso nato durante quel mese e la inserivamo a chiusura del giornale, abbiamo deciso di trasportare questa stessa cosa anche qui sul sito. I pochi versi che potete vedere come anteprima qui sul sito sono tratti dalla poesia “Lettere” della Merini, che vi riportiamo per intero a fine articolo e che vogliamo rendere vicina alla sensibilità di ciascuno.

Mi piace parlare di Alda Merini come di una donna forte, sensibile ed indipendente Una donna che ha certamente sofferto molto, ma che ha saputo trasformare tutto il dolore vissuto in poesia, in versi. “Lettere” è una poesia che parla di ciò che resta dopo la dolorosa fine di una relazione. Mentre si vive un amore, sembra sempre che questo sia destinato a durare per sempre, ad essere infinito. Ma questa certezza non può mai davvero averla nessun amante, e, anzi, si sgretola di fronte ad un cuore spezzato e qualche lacrima calda.

“Rivedo le tue lettere d’amore

illuminata adesso da un distacco,

senza quasi rancore.

L’illusione era forte a sostenerci,

ci reggevamo entrambi negli abbracci,

pregando che durassero gli intenti.

Ci promettemmo il sempre degli amanti,

certi nei nostri spiriti divini.” […]

Quella sensazione lì, proprio quella che si prova nel ripercorrere una relazione al contrario e nel realizzare che è davvero finita, è forse una delle più dolorose in assoluto. Le lettere, credo, andrebbero intese in senso metaforico. O meglio: certamente la Merini intendeva delle lettere fisiche, lettere inviatele dall’amato e che si ritrova poi a stringere tra le mani ad amore concluso, chiedendosi che cosa è andato storto e perché colui che le aveva dedicato quelle parole così eterne avesse poi potuto abbandonarla. Ma noi che leggiamo la poesia, e che dobbiamo quindi calarla nella nostra quotidianità (altrimenti, qualsiasi poesia perde potenza espressiva), dobbiamo, a mio avviso, intendere per “lettere” qualsiasi oggetto ci rimandi, per associazione, al nostro amato. La sua felpa, il suo spazzolino da denti rimasto nel nostro bagno, le vecchie chat di Whtatsapp che ci ostiniamo a leggere, le foto che sono ancora lì, appicciate alla parete, perché dobbiamo trovare la forza di tirarle via e andare avanti. Il suo profumo, che ci sembra di scorgere nell’aria, e la sua voce, che tormenta i nostri sogni e sembra non volerci lasciare in pace.

Chiudere un amore, fa male. Smettere di leggere le lettere, fa malissimo. Ma è ciò che va fatto, perché l’amore merita di essere vissuto e non ricordato. Troverai un’altra felpa, un altro profumo, nuove foto da scattare e nuove lettere da leggere. E ci vorrà del tempo, perché quel “per sempre degli amanti” di cui scrive la Merini, un “per sempre” detto per gioco, in realtà, finiamo spesso per prenderlo sul serio. E ci ammaliamo, di questo “per sempre”, e poi dobbiamo guarire, e la convalescenza è lunga.

Non sono certo io, a dovervi ricordare che niente è per sempre. Non sono io a dovervi convincere a mettere giù quelle lettere e distogliere il pensiero da quello che sembra essere un dolorosissimo chiodo fisso. Non sono io che devo farlo e non sono io che lo farò, perché il dolore necessita di essere vissuto, anche quando sembra troppo forte per essere sopportato, e ci sentiamo incapaci di accettarlo.

Non chiudete mai il vostro cuore al dolore, non proteggetevi troppo, perché solo vivendo a pieno la sofferenza, e assaporandola in ogni sua sfumatura, possiamo riconoscere e apprezzare l’amore nel momento in cui verrà in contro. E, in un mare di dubbi, una sola è la certezza da cui non si scappa: l’amore arriva sempre quando meno lo si cerca. E, soprattutto, quando abbiamo smesso di “leggere le lettere”. Altrimenti potrebbe passarci davanti mille volte, senza avere mai la nostra attenzione.

Qui trovi il testo completo di “Lettere” di Alda Merini: Clicca qui per leggerlo

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