L’errore come cuore pulsante della scienza

Articolo di Redazione: a cura di Davide Fiacco

Interrogarsi su cosa sia la scienza, su quali siano i suoi doveri, e soprattutto i suoi meccanismi, non è affatto facile. Risulta, tuttavia, fondamentale se si vuole giustificare e rinvigorire la “fede” che la popolazione dovrebbe riporre in essa.

Molto spesso ignorare come il progresso scientifico si manifesti, o quali meccanismi regolino il dibattito scientifico, è la principale causa del proliferare delle teorie complottiste o di false legende metropolitane, il cui dilagarsi porta a danni materiali ed innegabili al tessuto sociale e conoscitivo di tutti noi.

La prima cosa su cui credo sia opportuno porre l’attenzione è la più banale delle frasi: “sbagliando si impara”.

La scienza non è semplicemente circondata dagli errori, ma ne è intrinsecamente composta, al punto tale che l’errore è il vero seme del progresso, è il suo cuore pulsante.

Prendiamo come riferimento il pensiero del filosofo Karl Popper, che ebbe il merito di introdurre al mondo il “criterio di falsificabilità”, secondo il quale una teoria per essere scientifica deve poter essere confutabile. Deve perciò sempre essere possibile riprodurre un esperimento che abbia il potere di mettere in discussione la sua veridicità.

Immaginiamo infatti che esista una teoria ultima in grado di descrivere correttamente tutti gli aspetti della realtà, tutte le sue sfaccettature, che sia perciò vera. Non importa quante volte questa sarà messa alla prova, non importa quante menti brillanti proveranno a sgretolarla, mettendola sotto torchio, alla fine la spunterà sempre lei. Perciò, lo scopo della scienza è proprio questo, quello di distruggere tutte le teorie che ai nostri occhi appaiono verosimili, al fine di raggiungere una tesi indistruttibile.

 Ammesso che tale teoria esista, si manifesterà come un filo d’erba in un campo, nel quale sarà nascosto da fili d’erba a prima vista altrettanto verdi e vigorosi. Al tempo stesso Popper sottolinea come qualsiasi teoria che non possa essere messa alla prova tramite esperimenti non sia da considerarsi scientifica.

Il pensiero di Popper ha perciò il merito di sottolineare l’importanza della falsificabilità dell’errore nella scienza. In modo romantico potremmo ricordare della risposta che Edison diede a un giornalista quando egli gli domandò come si fosse sentito nel fallire duemila volte nel fare una lampadina: “Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho trovato millenovecento-novantanove modi su come non va fatta una lampadina”.

Se volessimo adesso andare a chiarire come la ricerca scientifica si manifesti nella realtà quotidiana dei ricercatori, ci renderemmo conto che tale descrizione mostra i suoi limiti, ed è necessario fare un ulteriore passo in avanti.

Immaginate di essere uno scienziato che ha lavorato per dieci anni a una teoria, e che all’improvviso un esperimento svolto nella parte più remota del mondo vi riveli con fare sprezzante che le vostre previsioni sono sbagliate. Sapendo che l’esperimento è in netto contrasto con la vostra teoria, cosa fareste? Gettereste tutto il vostro lavoro tra le fiamme? Non sarebbe certo la mossa più saggia, perché l’errore potrebbe celarsi nell’esperimento stesso. E se ci fosse un macchinario che non funziona correttamente? E se si fossero male interpretati i dati? O ancora, ammettiamo che l’esperimento e tutti i suoi passaggi vengano revisionati e che tutto sembri in ordine; adesso senza alcun dubbio dovreste accettare l’evidenza e riconoscere che la vostra teoria così com’è sembra essere tutt’altro che promettente. Ciò non toglie che delle leggere variazioni, magari una riconsiderazione di alcuni aspetti, non possano riadattarla e portare a conclusioni differenti. Questo è il progresso scientifico: il costante dibattito tra due scienziati, spesso testardi, che mira alla scoperta di chi tra loro abbia meno torto. Ma ciò non deve scoraggiare, perché la loro testardaggine ci garantisce che una teoria non verrà abbandonata prima di essere stata esplorata e difesa fino in fondo. La storia, d’altro canto, è piena di teorie che prima sono state gettate via perché considerate inutili, e poi, grazie ad una nuova scoperta che ha aggiunto un inaspettato pezzo al puzzle, sono state riprese in considerazione e tornate promettenti. Per citare il fisico Max Planck: “Una nuova verità scientifica non trionfa quando convince e illumina i suoi avversari, ma piuttosto quando essi muoiono e arriva una nuova generazione, familiare con essa”.

Il dibattito scientifico è perciò qualcosa di fondamentalmente umano, ricco di abbagli, sogni infranti e ripensamenti.

Per chi fosse interessato, l’intero processo è ben descritto dal filosofo Thomas Kuhn, fautore del concetto di “cambio di paradigma” che avviene all’interno delle rivoluzioni scientifiche. Grazie alle conquiste della scienza moderna oggi sappiamo che l’unica vera cosa importante di una teoria è che funzioni, non importa quanto assurde possano essere le sue premesse, o quanto sembri bizzarra ai nostri occhi. L’unica voce che conta è quella dei dati.

Articolo di Davide Fiacco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...