Gli animali e la coscienza della morte

Il caso del gattino e del gatto deceduto

Articolo di Redazione – a cura di Emanuele Aschi

Un argomento da sempre molto dibattuto dalla filosofia e dalla scienza è quello legato alla coscienza della morte negli animali. Fin dall’antichità infatti, si pensava che gli animali non avessero consapevolezza di alcune cose di cui invece gli esseri umani hanno, come appunto la coscienza della morte. Aristotele, ad esempio, sosteneva che gli animali avessero solo un’anima vegetativa e un’anima sensitiva, responsabili rispettivamente dei processi nutritivi e riproduttivi, e delle passioni e dei desideri. Solo l’uomo, al contrario, avrebbe avuto anche un’anima razionale, grazie alla quale poteva esercitare la ragione (cosa che infatti gli animali non potrebbero fare, secondo Aristotele). Per questo motivo nei secoli si è affermata la convinzione di cui sopra intorno alla morte e alla sua percezione di questa da parte degli animali.

Di fatto, molte recenti ricerche di etologi hanno mostrato come la morte negli animali non sia affatto un evento come lo è per l’uomo: quest’ultimo infatti vive tutta la vita con la consapevolezza della fine, considerando la morte come una tappa biologica fissa. Gli animali invece, proprio perché non hanno la coscienza del limite, avvertono la morte solo quando è imminente, e la vivono piuttosto come un generico pericolo da cui sfuggire (ad esempio gli animali al macello si accorgono perfettamente di cosa gli sta per accadere, e la loro reazione di paura è molto simile a quella che hanno quando si trovano davanti a una minaccia qualsiasi). Questo è quello che succede quando un animale si trova in prima persona davanti alla morte.

Ma che succede quando un animale vede un proprio simile deceduto? La risposta a questo quesito è molto difficile, e varia da vivente a vivente. Ma un video su YouTube potrebbe darci la base per comprendere meglio questo aspetto.

Caricato dal canale YouTube Kitter Klub, in questo video viene documentata la reazione di un gattino randagio alla morte del suo “padre adottivo”. Il gattino infatti, rimasto orfano, era stato accudito da un altro gatto il quale lo trattava come un figlio. Finchè un giorno, a causa di un incidente, il gatto muore. Questo evento viene vissuto in maniera molto negativa da parte del gattino adottato, il quale andrà ogni giorno sulla salma del gatto a miagolare. E questo miagolio ha un che di particolare. Da una parte sembra volto a svegliare il gatto, perché molto forte e prolungato, dall’altra ha un che di malinconico, come se fosse un pianto. In altre parole, da una parte sembra che il gattino non si renda conto di ciò che è accaduto, dall’altra invece sembra esserne cosciente. Non solo, una volta portato da un veterinario da coloro che stavano documentando, al gattino viene fatto vedere per l’ultima volta il corpo dell’altro gatto. In questa situazione stranamente il cucciolo resta tranquillo, ricominciando a miagolare al momento in cui portano via il corpo dalla sua vista. Come se questa volta avesse avuto la percezione che l’altro gatto fosse stato curato, ma che una volta portatogli via avesse capito che quello era l’ultimo addio.

Ci sono vari esempi in cui un animale si è mostrato in uno stato di tristezza e malinconia verso un essere scomparso a cui era molto affezionato, come il famoso caso del cane Hachiko in Giappone. In ogni caso, abbiamo scelto di analizzare questo video poiché in esso si può toccare con mano la reazione di un animale davanti alla morte: sembra che il gattino capisca che c’è qualcosa che non va, dal momento che il gatto non si muove da giorni; ma allo stesso tempo non arriva a comprendere che quello stesso essere, che fino a poco tempo prima si muoveva e respirava, ora non può più farlo.

Che sia anche questo dettato dalla mancanza di una coscienza del limite, come detto prima? E’ possibile, ma questo non esaurisce i nostri interrogativi, poiché il gattino mentre miagola sembra piangere. E dunque, perché piange se non comprende? In altre parole, gli animali non hanno per nulla il concetto di morte in loro, o forse l’hanno anche se in maniera diversa rispetto all’uomo? E’ il semplice avvertimento di un pericolo, o c’è qualcosa in più? Queste e altre domande sono destinate a rimanere senza una risposta per ora. Nonostante ciò, ci offrono spunti di riflessione e di ricerca per provare a riconsiderare gli animali non solo come esseri che avvertono istinti e bisogni.

Video YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=WyO0tHePnA0

Foto copertina

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