La variabilità trascurata

Articolo di redazione: a cura di Jerzy Piotr Kabala

L’umanità è da sempre legata ai concetti di verità e certezza, che persegue fin dall’antichità e che sono stati alla base del progresso del sapere, trasformatosi poi in scienza. Anche nella quotidianità facciamo uso comune di questi concetti senza neanche soffermarci a rifletterci troppo. La ricerca scientifica invece nel corso del XX secolo, con l’adozione della statistica, ha abbracciato il concetto di probabilità e quindi una rappresentazione probabilistica della realtà. Così la valutazione delle ipotesi mediante l’analisi dei dati sperimentali mira a confrontare probabilità e non ad affermare con certezza.

La ricerca ha ragione di esistere in quanto utile e necessaria alla società, per cui è fondamentale che il cittadino, dal quale partono i finanziamenti che muovono la parte pubblica dell’apparato scientifico, abbia ben chiaro per cosa sta pagando. Il rapporto tra cittadini e scienza, basato in larga parte sulla comunicazione scientifica e la divulgazione, è altresì fondamentale per permettere alla popolazione di godere dei benefici della ricerca e della conseguente innovazione tecnica. Questo in Italia passa in larga parte per i mass-media: programmi televisivi e stampa quotidiana. Proprio questo è il punto nevralgico dove le due mentalità possono cozzare: al ricercatore, oltre alla stima puntuale di una particolare grandezza (ad esempio il reddito medio della popolazione), interessa una stima della variabilità di questa grandezza. Di fatto in natura tutti i fenomeni complessi presentano una grande variabilità intrinseca, per cui una media o solo una percentuale, per quanto impattanti da un punto di vista comunicativo, sono una eccessiva semplificazione della realtà. Molte persone disprezzano la statistica e la ritengono fuorviante o inutile, perché questi singoli numeri non sono in grado di rappresentare la complessità dei fenomeni. Difatti nella letteratura specialistica vengono indicate quasi sempre delle misure di incertezza di ogni stima, che invece vengono omesse solitamente nella comunicazione al pubblico per rendere il messaggio più leggero e diretto. Quindi quando un fenomeno ci viene narrato per mezzo di valori numerici, questi hanno uno scopo indicativo, devono dare dei riferimenti, ma restano una rappresentazione stereotipata di un fenomeno complesso. La notizia scientifica ci viene proposta in questa forma per ragioni comunicative, ma chiaramente gli addetti ai lavori hanno a disposizione una quantità di informazione molto maggiore e la possibilità di rappresentare il fenomeno in maniera molto più complessa. Inoltre, per quanto attraverso il filtro dei mezzi di comunicazione possa non trasparire, a chi lavora nella scienza è ben chiaro che, come disse George Box, “Tutti i modelli sono falsi, ma alcuni sono utili”. La nostra rappresentazione della realtà è imperfetta e ne siamo ben consapevoli, ma ne usiamo perché nella pratica si rivela utile. Meglio un’immagine approssimata che non avere la minima idea della realtà che ci circonda.


Di Jerzy Piotr Kabala

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