Che ruolo ha la filosofia nel XXI secolo?

Articolo di Redazione – A cura di Emanuele Aschi

Filosofia come “Nottola di Minerva” o come “prassi rivoluzionaria”?

Si sente spesso dire che la filosofia è una materia polverosa e passata ai giorni nostri. Il mondo attuale, dominato dalla tecnologia e dalla tecnica, ci sembra sempre più ostile nei confronti di una filosofia che non porta alcun insegnamento pratico. Si preferisce imparare qualcosa di pratico piuttosto che qualcosa come la filosofia, che ha una prospettiva principalmente teoretica. A questa “crisi” della filosofia si tende a rispondere dicendo che oggi più che mai abbiamo bisogno di pensare, in una società che vede come unico fine ultimo quello di produrre e di consumare sempre di più. E questo effettivamente è vero. Ma pensare in che senso? Infatti, se non si approfondisce questo concetto, si rischia che diventi una tautologia fine a se stessa.

C’è bisogno di trovare una prospettiva del pensiero filosofico ai giorni nostri. Due possibili prospettive possono essere trovate nel pensiero di due filosofi che nella storia del pensiero hanno avuto una rilevanza non indifferente. Il primo è Friedrich Hegel, il massimo esponente della corrente filosofica dell’idealismo. L’altro è Karl Marx, filosofo noto non solo per essere l’auotre del Manifesto del partito comunista, ma anche per altri numerosi scritti politici, economici e storici. Possiamo prendere in considerazione questi due grandi pensatori poiché le loro concezioni della filosofia sono opposte. 

Hegel riteneva che la filosofia fosse paragonabile alla “Nottola di Minerva”, uccello sacro alla dea della sapienza della tradizione romana, che inizia il suo volo al crepuscolo, quando il sole è già tramontato. Con questa metafora suggestiva Hegel vuole intendere che la filosofia non può avere il compito di guidare e di determinare la società, ma quello di spiegarla. La filosofia, inoltre, può spiegare la realtà solo al termine del suo processo di realizzazione, “al crepuscolo” appunto. Ad esempio, un periodo storico può essere compreso a pieno solo una volta giunto al suo termine, secondo il pensatore idealista.

Su tutt’altra linea d’onda si pone Marx. Per lui la filosofia non può essere solo uno strumento per comprendere la realtà, ma deve essere anche in grado di modificare concretamente il mondo. Deve dunque essere intesa come “prassi rivoluzionaria”.

Come possono esserci utili queste due concezioni della filosofia ai giorni nostri? Prendiamo un esempio inerente alla tecnologia: quello delle automobili con il pilota automatico. Potrebbe destare stupore che la filosofia possa servire per una cosa del genere, invece è proprio così. Questo perché ci si è accorti che il pilota automatico ha sollevato alcuni problemi etici non indifferenti, come il fatto che non riesce a distinguere una persona da un oggetto simile. In questo caso, se intendiamo la filosofia come la “Nottola di Minerva” di Hegel, essa non dovrebbe intervenire nella fase di costruzione dell’intelligenza artificiale, e sollevare eventuali questioni etiche solo una volta ultimata l’automobile. Invece, nella prospettiva di Marx, dovrebbero essere proprio dei filosofi a guidare la fase di assemblaggio a fianco degli ingegneri. Tutti e due i casi potrebbero sembrare assurdi, e invece sono entrambi molto validi. Questo perché la produzione avventata e continua ci mette davanti sfide (etiche ad esempio) che essa stessa non riesce a superare. E chi meglio della filosofia può superare questo tipo di sfide? 

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