Celebrity Interview: La campionessa Giulia Cima: muscoli e cervello

Articolo di Manuel Mancini

Giulia Cima, la protagonista di una lunga carriera che dal Lazio le ha permesso di entrare nel mondo del professionismo e di affermarsi a livello italiano, diventando un esempio da seguire per tante donne che le invidiano muscolatura e tonicità.

“Impossibile non notarla, se non altro per il fisico perfetto e una naturale propensione a mettersi in gioco al momento di salire sul palco. Giulia Cima è uno di quei corpi scolpiti da anni di palestra e affinati grazie alla forza di volontà. Una donna di ferro, culturista nell’animo, plurimedagliata in Italia e in Europa, che ha compiuto innanzitutto una scelta di vita. Quella di puntare sui muscoli, senza dimenticare il cervello.” Così l’ha descritta Anthony Peth.

Miss universo body building 2016. Una donna forte e tenace, sempre dalla parte delle donne ma con estrema sincerità, spesso non ben vista. Un mix esplosivo di fascino e fisico mozzafiato, queste sono le caratteristiche che rendono il personaggio di questa intervista, Giulia Cima, una campionessa non solo nello sport ma anche nella vita.

La campionessa Giulia Cima muscoli e cervello

Come è nata la sua passione per il Body building?

«Vengo dal judo che ho praticato fino ai 17 anni, ma i miei non lo approvavano perché era ritenuto uno sport maschile. Frequentando la palestra, credevano che praticassi la danza classica, invece ho iniziato con i pesi. Ero molto magra e all’inizio mi vergognavo. Ho cominciato a mangiare tante noccioline. Così mi è nata la passione per il body building».

Una passione che l’ha portata a vincere diversi titoli e riconoscimenti. Quale il più emozionante e perché?

«Credo che le vittorie più importanti siano state due: quando ho vinto il premio Miss universo a Sapri nel 2016 e quando ho vinto addirittura ad Hinnsbruck con la NAP, sempre con la Nazionale. Mi ricordo che dovetti andare da sola perché nessuno poteva accompagnarmi e non fu facile trovarsi in un Paese straniero, anche per la lingua. Il posto è incantevole, ma ho avuto delle difficoltà. Non me l’aspettavo di vincere con concorrenti più giovani di me e ne sono stata molto felice. Quando sei lì non te ne rendi conto, ma vedendo le foto mi accorgo che stavo molto bene. Inoltre ho vinto tante altre gare».

Cosa consiglia ai giovani amanti del body building? E cosa consiglia agli sportivi in generale?

«Il building mi ha aiutato tantissimo, mi ha formato. Ero una testa calda, un po’ viziata, impulsiva e ho dovuto imparare che le cose vanno programmate, gestite. Quando sai che tra un anno devi partecipare a una gara, inizi a metterti a dieta, inizi gli allenamenti. Con il building sono diventata più riflessiva, più forte. Non è vero che i culturisti sono narcisisti. Ho imparato anche ad allenarmi da sola, giorno dopo giorno e ci riesco. Mi ha insegnato anche la disciplina. Con questa pandemia è una devastazione. Il rigore dell’allenamento te lo porti nella vita di tutti i giorni. Sto a dieta, ma lo sgarrare il sabato mi ripaga dei sacrifici».

Se le dicessi “made in italy”, qual è la prima cosa che le viene in mente?

«Del Made in Italy amo molto la cucina. Riguardo allo sport non credo che in Italia abbiamo fatto il grande salto; non vedo atleti che possano ambire a traguardi a livello europeo. “Spero che non mi sbranino”. Gli Americani sono avanti a noi anni luce. Forse quelli dell’est Europa sono atleti a 360 gradi».

La pandemia quanto ha inciso sul vostro sport e cosa servirebbe per ripartire?

«La pandemia ha inciso molto sulle palestre. La cosa si sarebbe potuta gestire molto meglio. Le persone che lavoravano nelle palestre sono state retribuite, ma per i gestori, i ristori sono stati minimi, tenendo conto anche degli alti affitti mensili. Certo è stato difficile per i governanti dover scegliere dove tagliare e hanno scelto anche le palestre, perché senza palestra si può stare. Tutti reclamano, ma non è stato facile dover fare delle scelte. Per ripartire occorre quella fiducia che la gente non ha. Se riaprono le palestre, non è che la gente torni ad affollarle: ha paura del Covid. Questa pandemia non è dipesa da nessuno; io non sono complottista. Ho visto gli amici morire, so della situazione negli ospedali. Speriamo che ci sia la rinascita e la gente torni ad avere fiducia nelle palestre, che torni a frequentarle. Questa è la mia più grande speranza».

La campionessa Giulia Cima muscoli e cervello

Manuel Mancini

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