Addio a Franco Battiato

“Perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te”

Articolo a cura di Esmeralda Moretti

“Vivere non è difficile potendo poi rinascere, cambierei molte cose un po’ di leggerezza e di stupidità” (L’animale, 1985)

Canzoni che sembrano poesie, che sanno sfiorare con la leggerezza del vento primaverile, ma anche colpire e far riflettere con la potenza della grandine.

Ci lascia oggi, all’età di 76 anni, uno dei protagonisti indiscussi della musica italiana: Franco Battiato. Un artista versatile, creativo, vero.

Battiato era nato a Riposto (provincia di Catania), il 23 marzo del 1945. Durante oltre cinquant’anni di carriera ha pubblicato brani indimenticabili e di una profondità disarmante, come “La Cura“. Cosa siamo disposti a fare nei confronti di chi amiamo davvero? Superare correnti gravitazionali, “lo spazio e la luce per non farti invecchiare”. Perché sei un essere speciale, e io avrò cura di te.

Leggendo queste parole viene spontaneo chiedersi: “ma ho mai amato davvero qualcuno?“. Perché prendersi cura di chi si ama non comporta sempre e solo benessere, ma anche sacrificio, compromessi, qualche lacrima e goccia di sudore. Amare qualcuno significa invecchiare insieme senza paura delle rughe, significa andare oltre le ipocondrie, oltre i limiti e oltre le distanze.

Testo che, tra l’altro, va oltre il significato sentimentale, perché arriva a sfiorare la filosofia e la visione dell’esistenza orientale. Un appello all’universalità, alla circolarità della vita. Vita di cui dobbiamo prenderci cura, giorno dopo giorno.

Altro capolavoro indiscusso è “Centro di gravità permanente“. Una canzone che parla dello smarrimento e del senso di vuoto che caratterizza la condizione umana. Il sentirsi perennemente in bilico, la difficoltà nel capire come si fa a restare in equilibrio. Cadere, tremare, rialzarsi con un graffio in più e qualche capello bianco. Perché funziona così: in un attimo, sei vecchio.

Sentirsi in balia del destino, degli eventi, della storia del mondo. Sarebbe bello avere un centro di gravità permanente, fisso, stabile, che ci aiuti a restare in piedi e a guardare le cose dalla giusta angolazione. Con il giusto distacco. Perché le cose del mondo funzionano un po’ come i quadri: se li si guarda da troppo vicino si vedono solo colori, se li si guarda da troppo lontano perdono senso. Serve il giusto punto. Ma dove trovarlo, e come? Siamo sicuri che esista? O è forse una caratteristica della vita, quella di perdere l’equilibrio? Di cadere, di rialzarsi, di far fatica a camminare?

Grazie Maestro, ci hai lasciato tanto. Ci hai fatto riflettere, piangere, sorridere.

Oggi tutto il mondo piange la scomparsa di un grande uomo e un grande musicista. Come ci hai insegnato: avremo cura di te.

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