Una pezza di Lundini

Articolo di Redazione – a cura di Emanuele Aschi

Programma di cui il 2020 ha avuto bisogno

La televisione spesso e volentieri non fa che riproporre vecchi format. Ciò fa sì che sempre meno gente guardi programmi televisivi. Ma un programma in particolare ultimamente, ha scosso i canoni impostati e troppo rigidi della televisione italiana: sto parlando di “Una pezza di Lundini”. Ciò che salta subito all’occhio è stato proprio l’aspetto del presentatore: Valerio Lundini. Siamo abituati a vedere presentatori ben truccati e ben vestiti, che parlano con scioltezza e sicurezza. Valerio Lundini è tutto il contrario: sebbene indossi il consueto completo da “presentatore”, ha un aspetto allampanato e stralunato. Inoltre salta subito all’orecchio la sua “R” moscia, che non sarà poi qualcosa di così strano, ma che raramente siamo abituati a sentire in televisione. • Tutto il programma si basa su errori di linguaggio, gag al limite dell’assurdo, e domande no-sene poste all’ospite di Lundini. Questo primo approccio può spiazzare: Non è così immediato capire se sia una finzione o se sia eramente una “pezza” messa all’ultimo momento per rimpiazzare una trasmissione che non poteva andare in onda (e che quindi era inevitabilmente un programma pieno di errori, dato che “improvvisato”). Ma a lungo andare, chiunque riesce a familiarizzare con questo bizzarro show. “Una pezza di Lundini” è la presa in giro dei classici talk show televisivi, in chiave no-sense e comica. L’anima del programma sono i numerosi sketch, nei quali spiccano soprattutto bloopers e pause non volute. La vera particolarità, però, è che questi errori sono tutt’altro che indesiderati. Il programma non va in diretta, ci sono un copione e numerose prove dietro. So bene che da sempre in televisione vengono inscenate finte battute sbagliate e scivoloni preparati in precedenza. Il punto è che in altre trasmissioni vengono presentati appunto come “errori”, magari per spezzare con la serietà (ma anche con la comicità) e per mantenere viva l’attenzione dello spettatore. In “Una pezza di Lundini” quelli non sono “sbagli”, sono l’intero programma, per questo lo spettatore non riesce a familiarizzare subito con lo spettacolo. Non c’è nessuno che a un certo punto arriva e dice: “Era tutto uno scherzo, eravamo ironici”. Il programma inizia in questo modo bizzarro e finisce in questo modo bizzarro.

Ma a questo punto qualcuno si chiederebbe perché è piaciuto a molte altre persone. Perché forse, “Una pezza di Lundini” è lo show di cui l’Italia ha avuto bisogno nel 2020, e di cui ha bisogno nel 2021. In un anno particolare come quello passato, in cui abbiamo avuto (e abbiamo tutt’ora) a che fare con una pandemia, sembra quasi che abbiamo perso tutte le nostre certezze. Di fronte a questa “decadenza”, le persone non vogliono più vedere la prontezza che ha contraddistinto la televisione per anni, bensì l’insicurezza. Può sembrare una visione pessimista, ma non è così: non abbiamo bisogno di vedere il “ben riuscito”, non ci rappresenta, e quindi non fa ridere. Lundini riesce alla perfezione in questo intento e, come ho detto, lo fa con un copione. Inevitabilmente lo spettatore si immedesima nell’impacciato e stralunato Valerio, che cerca di rimediare in modo tutt’altro che professionale a uno scivolone: di fronte alle vicissitudini quotidiane, che hanno caratterizzato il 2020, siamo rimasti spiazzati ma comunque consapevoli che “the show must go on”. E, si sa, l’imitazione ha sempre funzionato, sia in ambito comico che non.

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