Vacanze italiane: era davvero necessaria la pandemia per scegliere la penisola?

Articolo di Redazione: a cura di Tatiana Mercuri

<<Mi scusi Presidente, ma forse noi Italiani per gli altri siamo solo spaghetti e mandolino>>, così scriveva Gaber in uno dei suoi pezzi magistrali “Io non mi sento Italiano “e, a guardare l’oggi, non si può non convenire con questa affermazione. Anzi, nell’epoca odierna si può dire ci sia stata un’aggiunta rispetto a quel pensiero; non sono più “gli altri” a confinare l’Italia a cibo e musica, ma il popolo autoctono stesso. Ebbene sì, il post pandemia ce lo conferma quando si sente parlare di “vacanze italiane” come ultima spiaggia dell’estate. Sembravano lontane, offuscate, un miraggio a cui tendere come rifugio mentale dopo un lungo periodo di chiusura (concreta e non) eppure il sole è spuntato, il caldo si fa sentire e l’aria sta cambiando.

La voglia di evadere che ha accompagnato il 2021 ancor più del 2020 finalmente può trovare uno sbocco in cui sfociare: la vacanza. Che poi si sa, la tendenza dell’essere umano è quella di accorgersi della bellezza di ciò che lo circonda solo quando ne viene privato, per cui sembra “vacanza” anche il semplice uscire e prendere un caffè senza sentire di infrangere qualche regola. Eppure, il desiderio di “pausa dalla pausa” in cui siamo stati cristallizzati è sempre più forte; è bello sapere di poter scegliere di spostarsi, un po’ meno bello (come spesso accade) accendere la TV e sentir parlare di “vacanze obbligate in Italia causa COVID”. Ebbene sì,

<< La gente del bel paese là dove ‘l sì sona>> (Dante, Inf., XXXIII, vv 79-80) si sente quasi forzata a trascorrere l’estate lì dove è nata; ed ecco che così il nostro Paese, millantato da gran parte delle città estere, deve assumere il ruolo di “ripiego”. << Cosa fai quest’estate?>>, <<Eh, non ci si può spostare perciò, mi accontenterò di qualche luogo qui, in Italia>>; oramai sentire certe conversazioni è all’ordine del giorno e se ci si ferma a riflettere, un po’ fanno sorridere. D’altronde è dura doversi “accontentare” (come si sente dire spesso, appunto) del mare cristallino, di un clima favorevole e senza troppe sorprese, di buon cibo anzi del miglior cibo del mondo, da gustare davanti un limpido specchio d’acqua o, perché no, davanti qualche scorcio montano del Trentino; perché è proprio così, l’Italia soddisfa qualsiasi tipo di gusto. Eppure, come si suol dire, “l’erba del vicino (o non) è sempre più verde”, si cerca sempre altro quando qui c’è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Non che sia sbagliato visitare altri paesi anzi, il mondo è pieno di luoghi da scoprire e di cui godere, ma non si può considerare una forzatura trascorrere qualche settimana, nel nostro territorio.

Duole rendersi conto che siamo abilissimi a criticare, a lamentarci di ciò che ci circonda essendo tra l’altro i primi a danneggiare il nostro sviluppo, proprio con questo atteggiamento. L’ Italia è la ragazza o il ragazzo bellissimo dentro e fuori, pieno/a di risorse, a cui non manca nulla, che però non si valorizza e, di conseguenza, non viene valorizzato. Basta guardarsi intorno per notare che altre realtà, con molto meno da offrire, sappiano presentarsi meglio ed ecco che le persone fanno a gara per precipitarcisi. Dovremmo invece aprire gli occhi e meravigliarci ogni giorno di ciò che abbiamo vicino. Avere una dura giornata di lavoro, essere magari un pendolare che prende i mezzi quotidianamente e sentirsi schiacciati dagli impegni: a chi non è mai capitato, anzi, a chi non capita?  D’altro canto però, se sei Italiano, accade anche che magari la fermata metro a cui scendere è Colosseo, per si scende e ci si trova davanti una visuale mozzafiato; in quel momento ci si dimentica per un attimo dei doveri e, semplicemente, si osserva, quasi in estasi e in quella frazione di secondo, sembra incredibile, si alza anche la testa dal cellulare perché è impossibile non posare lo sguardo su un tale spettacolo.

Forse il problema è proprio questo, dare per scontato tutto ciò che abbiamo sempre a disposizione e questo è un atteggiamento psicologico estendibile, purtroppo, in qualsiasi campo; forse è giusto, in qualche modo, anche allontanarsi un po’ a volte, confrontarsi, osservare altro, perché magari così è più facile provare nostalgia verso ciò che abbiamo; dal classico spaghetto al pomodoro, al calore del nostro popolo che, quando vuole, sa accogliere calorosamente. Il modo in cui si guardano le cose, non le cose stesse: è questo a fare la differenza. Siamo a dir poco fortunati a poter godere dei sapori, panorami, odori, culture delle nostre regioni senza doverci sobbarcare ore e ore di aereo. Non siamo degli “obbligati”, ma dei “privilegiati” perciò che le vacanze Italiane abbiano inizio, con l’augurio che possano farci venire voglia di conoscere meglio quello abbiamo tra le mani, ma di cui ancora non sappiamo prenderci troppa cura.

Tatiana Mercuri

Foto di Kookay da Pixabay

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