Perché le specie marine non sono più numerose di quelle terrestri?

Articolo di Redazione: a cura di Jerzy Piotr Kabala

L’otto giugno si celebra la giornata internazionale degli Oceani. Tutti abbiamo studiato a scuola che la Terra è coperta per la maggior parte (il 70%) da queste distese d’acqua, tanto da avere l’appellativo di pianeta blu. Nonostante questo, gli Oceani ospitano solo circa il 15% delle specie macroscopiche note, fatto che ha suscitato domande e riflessioni tra gli studiosi della biodiversità. La vita si è originata in ambiente acquatico più di 3,8 miliardi di anni fa e le terre emerse sono state colonizzate solo molto tempo dopo: i più antichi fossili di piante terrestri risalgono a circa 440 milioni di anni fa. Perché allora le specie terrestri conosciute sono molto più numerose?

L’ambiente marino pelagico, quello che costituisce la maggior parte della superficie degli oceani, cioè tutte le aree di alto mare lontane dalla costa, è molto omogeneo da un punto di vista strutturale, sia da un punto di vista di condizioni fisiche e chimiche (temperatura, salinità, composizione chimica ecc.). Lo stesso si può dire per le condizioni in profondità, dove in più non essendoci luce non c’è fotosintesi, e perciò tutta la vita dipende da materia organica prodotta altrove. Unica eccezione sono gli ambienti che circondano le sorgenti idrotermali, riforniti costantemente di energia chimica che sostiene comunità biologiche molto peculiari. Gli ambienti più complessi strutturalmente, come le barriere coralline o le praterie di posidonia nostrane, che ospitano una ricca biodiversità, si trovano solo nelle aree costiere poco profonde, che costituiscono solo una piccola parte della superficie totale degli oceani.

Gli ambienti marini sono tra loro molto più interconnessi, gli organismi marini hanno maggiori opportunità di dispersione anche passiva delle proprie larve, che possono spostarsi passivamente per centinaia o migliaia di chilometri trasportate dalle correnti. L’isolamento riproduttivo di singole popolazioni è alla base di un importante meccanismo di speciazione per differenziamento dalla specie di origine. La minore predisposizione all’isolamento delle specie di ambienti marini porta quindi a una minore incidenza di questo fenomeno.

La produttività degli ambienti terrestri, per una serie di ragioni, risulta maggiore rispetto a quella oceanica, così gli organismi che occupano le terre emerse hanno un flusso di energia molto più consistente su cui basarsi.

La maggior parte delle specie terrestri è costituita da insetti, di cui la stragrande maggioranza sono terrestri, e non marini. La radiazione degli insetti è legata a quella delle piante angiosperme (le piante la cui riproduzione è basata sui fiori e i cui semi sono racchiusi in frutti). I fiori e i frutti hanno creato molte nuove nicchie ecologiche, come quella degli impollinatori. In più le piante stesse con la loro presenza hanno un grande potenziale di modificare l’ambiente e offrono con le proprie strutture un gran numero di nuovi ambienti fisici e risorse da sfruttare. La biodiversità è un fenomeno che si autoalimenta: nuove specie offrono nuove opportunità di simbiosi e parassitismo: potenziali nicchie ecologiche per altre nuove specie.

D’altro canto, bisogna dire che sebbene parlando di specie le terre emerse sono più ricche, se ci muoviamo a ranghi tassonomici più elevati come il Phylum, il mare ospita un maggior numero di Phyla animali, di cui non tutti sono riusciti a colonizzare le terre emerse. L’unico phylum rappresentato solo sulle terre emerse è quello degli onicofori, che però probabilmente si sono originati in mare, dal quale si sono poi estinti.

La nostra conoscenza della biodiversità è ancora limitata, abbiamo ancora tantissime specie da scoprire e quindi potenzialmente tanto lavoro per generazioni e generazioni di tassonomi, biologi e naturalisti, tanti ambienti inesplorati da scoprire e tante nuove specie da trovare e studiare.

Jerzy Piotr Kabala

Fonti:

Boeuf, G. (2011). Marine biodiversity characteristics. Comptes rendus biologies334(5-6), 435-440. https://doi.org/10.1016/j.crvi.2011.02.009

Grosberg, R. K., Vermeij, G. J., & Wainwright, P. C. (2012). Biodiversity in water and on land. Current Biology22(21), R900-R903. https://doi.org/10.1016/j.cub.2012.09.050

Foto Copertina:

https://pixabay.com/it/photos/onde-mare-acqua-blu-acqua-blu-1215449/

Foto 1:

https://pixabay.com/it/photos/reef-di-cuore-australia-1649218/

Foto 2:

https://pixabay.com/it/photos/jungle-foresta-alberi-verde-natura-601542/

Foto 3:

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