Pascoli in 5 minuti!

Articolo a cura di Marco Saracini

Vita

Giovanni Pascoli uno dei poeti più importanti dell’Ottocento, nasce il 31 dicembre 1855, la sua infanzia trascorre a San Mauro di Romagna, il 10 agosto del 1867 il padre verrà assassinato, evento tragico che segnerà la vita del piccolo Giovanni, ma gli avvenimenti tragici erano appena iniziati infatti in poco meno di un decennio moriranno anche la madre e la sorella maggiore, insieme ai due fratelli (Luigi e Giacomo). Nonostante una situazione economica precaria riuscì a conseguire studi classici e a frequentare l’università di Bologna grazie a una borsa di studio. Dopo un percorso burrascoso, nel quale incontrò anche il carcere, nel 1882 si laureò e iniziò la carriera d’insegnante. Avendo ormai un lavoro stabile prese in casa sua le due sorelle, ricreando così il “nido” che veniva visto come punto centrale della poetica Pascoliana. La seconda metà della vita di Pascoli è molto particolare, nel 1895 inizia l’insegnamento universitario, ma dall’inizio del nuovo secolo molti eventi che lo riguardano sono tutt’ora contraddittori, infatti la sorella Maria cercò di coprire molti eventi della sua vita che risultavano essere secondo lei “scomodi”, per esempio il suo abuso di bevande alcoliche, abuso che sembrerebbe anche esser stato causa di una cirrosi epatica che fece sopraggiungere la morte del poeta nel 1912.

Contesto storico

La vita di Pascoli trascorse in un periodo storico molto importante, i primi anni trascorsero con lo scenario dell’unità d’Italia alle spalle. La sua adolescenza e il periodo universitario avevano come sfondo il periodo di destra storica, anni che fecero scaturire in lui gli ideali socialisti. Mentre l’ultima parte della sua vita è caratterizzata da una crisi economica e l’imperialismo italiano. Il periodo in cui visse Pascoli non fu mai tranquillo, aspetto che caratterizzò un’inquietudine nel poeta, soprattutto negli ultimi anni di vita a causa della sua forte affermazione imperialista e la rigida convinzione che la Libia fosse una terra irredenta.

Sul livello concettuale Pascoli vive il tramonto del Positivismo, anche se nelle sue poesie è evidente questa matrice sul finire del secolo ciò si trasformerà piuttosto in una sfiducia nella scienza.

Poetica

La poetica pascoliana è caratterizzata da questa metodologia di stampo positivistico, ogni cosa è chiamata con il suo nome e tutto viene classificato, ciò permette al poeta di scoprire la vera realtà che però poi sfuma in una percezione più onirica, la quale permette al poeta di vedere le cose per quello che sono abbandonando una visione razionale della realtà.

Ma la vera visione poetica di Pascoli esce fuori nel Fanciullino, che diventa quasi il manifesto del suo essere. In questa opera l’autore spiega come il mondo per il poeta debba esser visto con gli occhi di un bambino che vede tutto per la prima volta, o con gli occhi del primo uomo vissuto sulla terra che vede e inventa i nomi, creando così una visione della scienza fantasiosa e quasi romantica se non in uno spirito tutta via decadente. Questa visione incosciente permette la piena analisi del mondo esterno, innalzando il poeta a una figura profetica che analizza il mondo e lo riporta per come è realmente. In Pascoli ritroviamo anche per la concezione di “Poesia pura”, ovvero il voler fare poesia non per uno scopo ma solo per il gusto di farla. Le sue radici socialiste emergono anche nella poesia, infatti, l’ideale di società utopica emerge in argomentazioni ma anche nel linguaggio che rifiuta virtuosismi classicheggianti e apprezza invece argomenti comuni che possono a loro volta essere elevati a sublimi.

Marco Saracini

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