Open-source: perché il codice sorgente libero?

Articolo di redazione: a cura di Jerzy Piotr Kabala

Tutti avremo sentito di software open-source e li avremo utilizzati. Si tratta di programmi informatici che vengono diffusi con il codice sorgente in chiaro. Per fare alcuni esempi quotidiani: i sistemi operativi GNU-Linux, che hanno fatto un po’ da capostipiti a questo mondo; numerosi linguaggi di programmazione, le suite da ufficio LibreOffice e OpenOffice, il browser Firefox, FreeCad, GIMP (il corrispettivo OpenSource di Photshop), il programma per analisi di dati geospaziali QGIS e tantissimi altri progetti.

Il fatto che il codice sorgente di questi programmi informatici sia leggibile permette a chiunque conosca il linguaggio di programmazione in cui sono scritti di capire esattamente come funzionano questi applicativi ed eventualmente di modificarli per proprie esigente specifiche. Coloro che rendono disponibile il codice sorgente delle proprie creazioni stanno facendo un grande regalo all’umanità: regalano la loro idea a chiunque voglia recepirla, usarla per i propri scopi o come base per ulteriori creazioni, senza dover partire da zero. Insomma: permettono a chiunque di salire sulle proprie spalle per portare l’umanità intera un passo avanti dal punto di vista tecnologico. Rendono inoltre il proprio prodotto disponibile a chiunque abbia un dispositivo per farlo girare, permettendo l’accesso a questi beni immateriali e ai benefici che ne derivano anche a coloro che non avrebbero la disponibilità per pagare i costi delle licenze dei software proprietari.

In molti campi, come ad esempio la ricerca scientifica, l’open-source sta soppiantando il software proprietario, perché oltre al vantaggio economico è uno strumento molto flessibile e adattabile alle varie esigenze e consente agli utenti di creare nuove funzionalità e diffondere queste con estrema facilità. Mette inoltre anche organizzazioni con scarse disponibilità finanziaria nelle condizioni di riutilizzare le stesse tecniche informatiche. Si tratta anche di prodotti estremamente trasparenti: chiunque con adeguate competenze tecniche può verificare il funzionamento esatto del programma, che esso faccia effettivamente ciò che gli sviluppatori dichiarano e che non abbia falle di sicurezza o altri problemi. Infine, chi usa software open-source si mette sulla stessa lunghezza d’onda di migliaia o milioni di altri utenti, spesso organizzati in community che si scambiano informazioni e consigli, creano contenuti didattici per utenti meno esperti e contribuiscono in vari modi al miglioramento del software.

L’approccio open-source al software è legato anche al concetto di Software Libero e a una lunga lista di licenze che regolano gli usi permessi per questo tipo di software. Ovviamente come in tutte le cose ci sono anche degli aspetti negativi: i prodotti open-source solitamente non hanno il supporto di un’azienda che risponde della loro qualità e sono rilasciati senza garanzia di funzionamento: è responsabilità dell’utente accertarsi che il software faccia effettivamente quello che si propone di fare, la correzione di eventuali bug da parte degli sviluppatori può non essere così veloce ed immediata, non essendoci una struttura aziendale dietro. Al tempo stesso questi progetti vengono finanziati da apposite fondazioni o da donazioni, il che pone spesso limiti economici allo sviluppo di questi progetti. Questo si lega anche a interfacce utente più grezze, esteticamente meno accattivanti e meno intuitive per utenti poco esperti. In più questi progetti nel lungo periodo potrebbero acquisire un design caotico, una situazione che spesso non tange gli utenti, ma può causare seri grattacapi agli sviluppatori: rende difficile la manutenzione e l’ulteriore sviluppo.

È comunque indubbio il beneficio dell’open-source per la società: generazioni di informatici, programmatori e ingegneri del software possono studiare del codice esistente e funzionante, per prenderne esempio, per migliorarlo o per trovare idee innovative e far avanzare il settore. Tantissime persone possono usare prodotti software a cui altrimenti non avrebbero accesso, essere sicuri di ciò che questo software fa e avere quindi la strada spianata per creare ulteriori novità a beneficio di tutti.

Jerzy Piotr Kabala

Foto di Elchinator da Pixabay

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Un pensiero riguardo “Open-source: perché il codice sorgente libero?

  1. Non mi aspettavo davvero di trovare un articolo sul’open source! È una buona introduzione, buono anche la citazione al software libero. Noto inoltre con piacere che non si sono usate le parole “gratis” o “gratuito”, com’è giusto che sia. Alcuni suggerimenti:
    1. Si scrive open source (o Open Source), non in modo diverso. Sembro pignolo ma open source è un marchio registrato che identifica software rilasciato sotto licenze libere. Spesso alcune aziende pubblicizzano software come open-source (notare il trattino!) che nella realtà non lo sono.
    2. È vero che il software open source, o meglio le licenze, non includano il supporto e la garanzia di funzionamento, ma visto che tale software è spesso scambiato in via gratuita è più che giusto. Chi vuole il supporto deve pagare. Faccio un esempio: chi utilizza il software Linux può decidere di fare tutto da sé oppure affidarsi a una delle tante aziende che offrono supporto a pagamento. Il vantaggio per il software open source è grande: le aziende aggiustano problemi che poi vanno a finire nel software stesso.
    3. Il problema delle interfacce utente è tangibile, ci sto riflettendo da mesi sulle ragioni ma non riesco a trovare il motivo. Forse è legato alla natura stessa del software, che è spesso realizzato da specialisti e pertanto poco aperti all’utenza generale. Ma è anche un problema economico: basta che ci siano buoni fondi per far uscire software con buone interfacce, vedi per esempio Android (la versione base, non quella modificata da Samsung o Huawei).
    4. Il software open source apre le porte a un sacco di possibilità. Vedi per questo questo sito, non è realizzato con WordPress, un software open source?
    Purtroppo al grande pubblico non si è molto diffuso l’open source, anche come cultura e modo di pensare. È però, secondo me, il modo migliore per far ripendere in mano alle persone il mondo digitale, per non essere schiavizzati dalle grosse big tech statunitensi (che poi loro stesse sviluppano parte del software open source). È la differenza tra software libero, che è un movimento più politico e sociale, e software open source, in cui questa vena politica viene rimossa.
    Sono felice di aver trovato un articolo del genere, spero di trovarne altri in futuro!

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