A cosa servono i limiti?

Interpretazioni filosofiche del concetto di limite

Articolo di Redazione – a cura di Emanuele Aschi

Quello sui limiti è un argomento attorno al quale si dibatte molto. Ognuno ha una sua personale opnione: c’è chi dice che i limiti esistono solo per essere superati e chi invece che i limiti sono positivi e che ci facciano rendere conto delle nostre capacità. Anche in filosofia esso rappresenta un argomento che vede una netta spaccatura tra chi “ne è a favore” e chi invece “ne è contrario”. Infatti dal XVIII secolo molti filosofi hanno detto la loro riguardo al concetto di limite, principalmente sui limiti della conoscenza.

Gli empiristi, ad esempio, erano convinti che la conoscenza non potesse andare oltre la percezione sensibile, la quale quindi rappresenta un limite. Solo attraverso i sensi si può arrivare alla vera essenza della realtà, spiegano gli empiristi, e dunque la conoscenza dell’uomo è tutt’altro che illimitata. Su una linea opposta si pongono i razionalisti: essi sono convinti che la realtà sia ingannevole e che l’unico modo per arrivare alla conoscenza siano le idee innate (Dio, ad esempio, è un’idea innata). Attraverso queste idee, di cui non possiamo fare esperienza, è possibile arrivare alla conoscenza superando la realtà sensibile. 

Vediamo dunque che da una parte gli empiristi rimangono all’interno del limite (ovvero la realtà sensibile), senza di esso non vi sarebbe conoscenza di nessun tipo. Dall’altro lato invece il limite è negativo: esso non ci permetterebbe di conoscere nulla e va quindi superato attraverso le idee innate. Superamento o accettazione del limite, esattamente ciò che dicevamo all’inizio. Ma quindi, chi ha ragione? Probabilmente nessuno dei due, e allo stesso tempo però si può fare una sintesi tra i due punti di vista. Vedere il limite né come qualcosa solo da accettare, e neanche come qualcosa puramente da superare. Vederli piuttosto come un’opportunità: un modo per crescere e per cambiare punto di vista. 

Un esempio, sempre ripreso dalla filosoia, potrebbe aiutarci a capire meglio. Sempre nel ‘700, il filosofo tedesco Immanuel Kant inaugura una nuova corrente filosofica, il criticismo o, per l’appunto, filosofia del limite. Ciò che egli ha intenzione di fare è una sintesi tra il pensiero empirista e il pensiero razionalista. Il punto per Kant non è più cosa noi possiamo fare del limite (se superarlo o accettarlo), ma è cosa il limite può fare di noi. In altre parole, egli ha intenzione di vedere quanto le facoltà umane siano legittimate dai limiti, perché esse non sono ovviamente illimitate. Allo stesso tempo però, quei limiti non devono essere visti come una costrizione, essi potranno essere superati in un futuro man mano che avanza lo sviluppo umano. Non a caso la stessa filosofia del limite, a un certo punto verrà, per così dire, lasciata da parte per far spazio alla filosofia trascendentale, ovvero la filsofia del superamento dei limiti.

Dunque la filosofia di Kant ci lascia un messaggio molto importante: i limiti esistono semplicemente perché siamo umani, e non vanno visti come qualcosa di negativo, ma come ciò che ci rende quello che siamo, sia che essi vengano superati o vengano accettati. Ma il punto, come detto in precedenza, non è questo. Se impariamo a vivere i nostri limiti positivamente, allora non ci sarà neanche bisogno di accettarli o superarli. Essi, per così dire, seguiranno il loro corso naturale, e naturalmente si affermeranno o verranno lasciati alle spalle. Sembra più facile a dirsi che a farsi, ma questo perché da sempre si ha un’ idea negativa del limite. Proprio per questo motivo, la filosofia di Kant può aiutarci anche in questo.

Immagine: https://pixabay.com/it/photos/filo-spinato-collegamento-chain-960248/

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