L’Aquila e il serpente

Accettare i contrari

Articolo di Redazione – a cura di Emanuele Aschi

“Ed eccolo! Un’aquila ha tracciato ampi cerchi nel nell’aria e da essa pende un serpente, ma non come preda, ma come un amico, perché esso si è avvolto attorno al suo collo.” Questa è la descrizione dell’aquila e del serpente di Nietzsche in Così parlò Zarsthustra. Pubblicata per la prima volta nel 1883, è sicuramente l’opera più importante del filosofo tedesco, in quanto racchiude tutti i temi fino a quel momento trattati da Nietzsche. Tanti sono infatti le tematiche sviluppate da Nietzsche in Così parlò Zarathustra: dall’eterno ritorno, alla morte di Dio, fino ad arrivare alla profezia dell’oltreuomo. Così parlò Zarathustra, un libro per tutti e per nessuno, narra le vicende del profeta Zarathustra, vissuto tra il IX e il VII secolo a.C. Il profeta scende dalla montagna su cui vive per portare l’insegnamento agli uomini. Per questo motivo l’intero libro è composto da immagini e situazioni allegoriche, spesso piuttosto suggestive, come quella sopra citata.

Essa ci mostra un’aquila che sorvola le colline con un serpente avvinghiato attorno al suo collo, dunque non come una preda, bensì come una sorta di amico, e questo suo attorcigliarsi attorno all’aquila è simbolo dell’eterno ritorno. L’aquila vola disegnando ampi cerchi nell’aria, il che simboleggia la stessa cosa. L’eterno ritorno è una delle più famose teorie di Nietzsche. Essa consiste nella ripetizione del tempo, di ogni epoca storica e di ogni singolo avvenimento. Insomma, la concezione che si aveva nell’antica Grecia del tempo: non lineare, bensì ciclico. Questa teoria servirà poi al filosofo tedesco per affermare quella sull’Oltreuomo. Anche se ci sarebbero moltissime altre cose da dire su questo punto,torniamo all’aquila e al serpente.

Il girare in circoli dell’aquila si sviluppa verso l’alto, e in alto rimane. Ed è proprio in questo che si vede l’opposizione tra l’aquila e il serpente. L’aquila è l’animale più orgoglioso. L’orgoglio è mantenersi in piedi e in alto, simboleggiato appunto dal volo che si sviluppa verso l’alto, ed è essenzialmente diverso dalla presunzione e dall’arroganza. Il serpente invece simboleggia l’intelligenza: il rimanere per terra strisciando, ma senza cadere nelle trappole grazie alla propria astuzia. Dunque questi aspetti che caratterizzano i due animali devono conciliarsi e andare d’accordo, sebbene molto diversi, è questo il motivo per cui Nietzsche li ritrae non in conflitto tra loro, ma in armonia.

E’ questo forse l’insegnamento di cui possiamo fare più tesoro: ognuno di noi è fatto di contraddizioni. Ma nonostante le contraddizioni, si può sempre trovare un’armonia. Il che non significa “ordine”, perché l’uomo non è ordine secondo Nietzsche. L’uomo è caos allo stato puro. Ma un’armonia in questo disordine è possibile trovarla, e l’aquila e il serpente ce lo dimostrano. Ma come si può trovare questa armonia? Solo grazie all’Oltreuomo e all’accettazione dell’eterno ritorno. Ma di questo parleremo in un secondo momento.

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