Abbando(NO): l’animale domestico è scelta, mai opzione

Articolo di Redazione: a cura di Tatiana Mercuri
Lui pensa di essere uscito di casa con te per fare un bel viaggio. Sale in automobile e non sta nella pelle, osserva, mette la testa fuori dal finestrino per prendere aria, con le orecchie che si muovono al ritmo del vento. Chissà dove lo porterai, se al mare a fare dei bagni insieme o in montagna a passeggiare e esplorare i boschi. Tutto è così bello, eppure in un attimo l’auto si ferma, non c’è la spiaggia, né il verde dei prati. C’è solo la strada, lo sportello si apre, lui scende ma non capisce. L’auto riparte, lui corre, corre a perdifiato perché pensa sia uno scherzo. Corre fino a non farcela più, fino a che quell’auto diventa solo un puntino. Lui non capisce, è sempre stato bravo, magari un po’ vivace, ma avrebbe dato la vita per chi guidava e lo stava accompagnando nel breve corso della sua vita. Eppure adesso è solo, è smarrito, deve iniziare tutto da capo, in un canile se è fortunato, o adattarsi nell’arte della strada, deve farcela da solo sulle sue zampe.

Siamo nel 2021, eppure i dati dell’estate annunciati dall’ENPA (Ente nazionale protezione animali) sono allarmanti, se non vergognosi: prendendo in esame il mese di giugno, infatti, le cessioni di animali risultano aumentate del 17% rispetto lo scorso anno. Le cause sono varie: solo in bassissime percentuali riguardano la morte di proprietari anziani o i ricoveri degli stessi dovuti alla pandemia. La restante percentuale giustifica l’abbandono per “aggressività” dell’animale; ma cosa si intende per “aggressività”? Andando ancora più a fondo, si evince che anche un banale graffio basta per sbarazzarsi di quel “regalo” fatto o ricevuto con tanto amore e, come afferma Carla Rocchi presidente dell’ENPA, l’aggressività è un fattore che comunque dipende dalla gestione esercitata dall’essere umano. Perché adottare un qualsivoglia cucciolo, non deve essere un diversivo alla noia o alla solitudine. Adottare significa prendersi cura di chi ha soltanto te e nessun altro; prendersi cura significa imparare a creare un legame fatto di complicità, fiducia, rispetto reciproco; significa alzarsi presto la mattina prima di andare a lavoro e pensare che come noi abbiamo esigenze fisiologiche anche lui/lei le ha; significa tornare stanchi dopo una giornata impegnativa e trovare lui/lei che non aspetta che te non solo per ricevere coccole, ma per uscire, per correre, svagarsi, per condurre una vita dignitosa; significa educare, esattamente come si fa con un figlio, perché se lui/lei sa aspettarti per un giorno intero a casa, senza fare alcun tipo di danno è perché è intelligente, comprende.

Intelligere in Latino vuol dire capire e capire non vuole solo esibire il proprio cane orgogliosamente quando rispetta il “seduto” o il “terra” o il “resta”, capire vuol dire essere empatici e loro lo sanno, lo sanno quando siamo stanchi o arrabbiati o felici. Sanno anche quando siamo stanchi di loro e li lasciamo lì, al ciglio di una strada o in una struttura dove ci sono tanti altri esseri come loro. L’unica cosa che non sanno è il perché, il perché si trovano lì da un momento all’altro. Nel corso dei secoli, l’uomo si dice evoluto in ambito scientifico, tecnologico, sociale; eppure, l’egoismo lo rende recidivo su argomenti in cui la famosa ragione dovrebbe generare qualcosa di buono. Si sente sempre dire che la più grande differenza tra uomo e animale è proprio questa: ragione da una parte, istinto dall’altra. Sembra paradossale ma il “cogito ergo sum” (penso, dunque sono) cartesiano è diventato sinonimo di inumano più che umano poiché se è vero che pensiamo, dovrebbe risultare impossibile fare un gesto del genere. La sensibilizzazione, infatti, non è volta esclusivamente a non abbandonare, quanto più a non adottare.

Non adottare se non si è consci e sicuri della scelta che si fa, non adottare se non si è pronti al legame più forte, vero e incondizionato che si possa avere. Non adottare se “io” viene prima di qualsiasi altra cosa. Non adottare, perché lui/lei non è un gioco. Lui/lei è un dono si, ma non di quelli che si fanno a Natale. Lui/lei è un dono del cielo per la tua vita, eterno. Non conoscerai mai amore più grande, non ci sarà storia più bella. E in quanto tale merita un lieto fine, un “vissero felici e contenti”, insieme. Per sempre. Perché nell’arco dei loro 12-16 anni di vita, avranno solo te; tu potrai averne degli altri. Loro è te che ricorderanno sempre: e che sia da un caldo cuscino, dal freddo delle grate di una gabbia o dall’asfalto di una strada, lo faranno sempre con amore. Perché non ti giudicheranno mai male, qualsiasi cosa tu faccia.

E tu, sei quindi degno di essere amato da tanta purezza? Chieditelo prima di adottare un cane o gatto di razza per puro sfoggio o un meticcio per mostrare di essere buono. Perché non esistono razze anzi, se abbandoni l’unico bastardo sei tu.

Tatiana Mercuri

Foto di Free-Photos da Pixabay

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