Recensione: La guerra di domani

Articolo di Marco Saracini

Il nuovo film di Amazon Prime video, il quale è stato sponsorizzato in modo quasi maniacale, con protagonista Chris Pratt è un buon film? Questa in sostanza è la domanda che ci viene in mente alla fine e non è assolutamente facile rispondergli.

Chris Pratt porta una buona interpretazione, forse non una delle migliori ma decente; Yvonne Strahovski interpreta bene il suo ruolo toccando anche buoni livelli. Ma un cast tuttavia discreto può costituire un buon film?

Il film inizia facendoci conoscere la vita non molto felice dell’ex militare, ora insegnate di scienze, Dan Forester. Per una buona prima parte del film non succede assolutamente nulla e vengono date pochissime informazioni, dopodiché all’improvviso si arriva nel futuro e qui abbiamo di fronte un film di guerra senza nessun preavviso. Già in questa prima metà di film si ha l’impressione che all’inizio della scrittura della sceneggiatura non si aveva ben presente che tipo di film si volesse fare, ma in seguito il film dà il meglio di sé.

Arrivati nel futuro magicamente il film diventa un dramma familiare, per poi diventare un fantascientifico di ricerca e diventare in fine un thriller d’azione/avventura, con la costituzione della squadra d’assalto.  Un film che ammicca qui e lì a capisaldi della cultura pop come: Terminator, Aliens, L’esercito delle 12 Scimmie, The Edge of Tomorrow, e vagamente anche a Interstellar. Ammiccare che lo rende un grande calderone di eventi e cose senza senso.

Naturalmente agli appassionati del genere d’azione/alieni non è un film che dispiace, ma sicuramente poteva essere gestito meglio. Non si esagera nel dire che tagliando le scene inutili si potrebbe ricostruire la storia anche con 40 minuti (di contrasto con i 140 di durata effettiva).

Da vedere? Se si è appassionati di alienmovie sì e no, sì perché bene o male ci sono gli alieni e no perché queste creature sono davvero troppo marginali, quasi solo di sfondo come se lo spettatore fosse attratto da altro invece che dalla creatura. Se non si è fan del genere si può anche passare oltre, si risparmia tempo e non ci si perde sicuramente un film che rimarrà nell’immaginario comune.

Marco Saracini

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