Sulla pelle delle donne. La sterilizzazione forzata delle donne Rom in Repubblica Ceca

Siamo abituati a pensare che la pagina più nera della storia contemporanea sia contenuta nelle volute di fumo scuro sulla sommità dei tetti di Auschwitz. Ci piacerebbe, forse, credere che più in basso del nazismo non si possa andare, non nell’era moderna almeno. Complici programmi scolastici che prediligono la storia antica a quella moderna e che arrivano sempre col fiato corto sugli eventi di poco successivi alla Seconda Guerra Mondiale, c’è un’intera fetta di orrori che restano sconosciuti a chi non si informa per conto proprio. Dalle “donne di conforto” in Corea al Genocidio del Ruanda, fino alla discussa persecuzione della minoranza uigura in Cina, non c’è bisogno di guardarsi troppo dietro le spalle per scoprire che il male si cela poco oltre la nostra porta. Anche l’Europa, l’illuminata Europa, non è esente da violenze e persecuzioni che si tramandano di padre in figlio nella quasi indifferenza collettiva.

È il caso ad esempio della sterilizzazione forzata delle donne di etnia rom sul territorio dell’ex Cecoslovacchia (divisa dal 1993 in Repubblica Ceca e Slovacchia), varata dal governo comunista nel 1966 e portata avanti fino al 2012. Secondo Amnesty International a partire dal 1980 ad oggi sarebbero state sterilizzate circa 90mila donne. L’ultimo più recente sarebbe avvenuto addirittura nel 2007. Facendo leva sulla poca o nulla conoscenza della lingua ceca o slovacca, quando le donne Rom si recavano in ospedale per partorire venivano indotte a firmare l’autorizzazione speciale a interventi in caso di parto cesareo o gravidanza difficile. L’intervento finiva invece con la sterilizzazione della donna, che si ritrovava ad aver firmato un “consenso” senza averne avuto la percezione. Oltre al dolore di non poter più scegliere di avere altri figli, le donne rom venivano sottoposte anche al ludibrio dei propri mariti e della comunità. Molte di loro hanno dovuto subire anche l’abbandono o il divorzio per il fatto di non poter avere figli, cosa che per gli uomini rom equivale a una vergogna enorme.

Con la dissoluzione della Cecoslovacchia, il progetto in teoria avrebbe dovuto concludersi. Dimenticanza? Inerzia? Nessuna considerazione dei diritti delle donne rom? Fatto sta che ancora per circa 30 anni le autorità sanitarie continuarono con la pratica della sterilizzazione forzata. A partire dai primi anni del 2000 alcune associazioni no profit e non governative, come League of Human Rights, the European Roma Rights Centre, e Life Together organizzarono una serie di incontri con donne la cui salute fisica, nonché la loro vita, era stata altamente compromessa dalla sterilizzazione forzata. Nel 2008 erano state raccolte migliaia di denunce e le associazioni avevano richiesto al governo ceco di prendersi le proprie responsabilità e risarcire le migliaia di donne finite nel tritacarne della violenza razzista.

Nel 2009 il governo ceco presentò delle scuse pubbliche alle donne vittime di sterilizzazione forzata. Un primo passo importante, ma insufficiente, come sottolineato anche da Elena Gorolova, attivista vittima lei stessa di sterilizzazione dopo il parto del secondo figlio. Dopo dodici anni la svolta storica: alcuni giorni fa, infatti, il Presidente della Repubblica Ceca, Miloš Zeman ha firmato un decreto che stabilisce un risarcimento di 10mila euro per ognuna delle vittime. Si comincerà dalle più anziane ancora in vita, per poi arrivare, con i dovuti controlli, a quelle più giovani.

Certo, il denaro non cancellerà il dolore e la vergogna di corpi violati avvalendosi dell’ignoranza e della paura; ma il fatto che queste violenze siano state finalmente riconosciute regala, almeno, il senso di quella giustizia che non è quasi mai uguale per tutti. La Repubblica Ceca, però, non è l’unico stato in cui si siano documentati casi di sterilizzazione forza di donne Rom e Sinti. La lista comprende Slovacchia, Ungheria, Germania, Svezia e Norvegia.

Articolo di REDAZIONE

Foto via pexels

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