Afghanistan, Talebani a Kabul e le conseguenze Americane

Articolo di Redazione: a cura di Matteo Saracini

La storia recentissima dell’Afghanistan inizia l’11 settembre del 2001: da quel momento in poi nulla sarebbe stato più come prima. La strage delle Torri Gemelle rese globale un fenomeno che in realtà esisteva già da decenni, e cioè quello del terrorismo organizzato soprattutto ai danni di obiettivi occidentali, e perpetrato in massima parte da organizzazioni criminali fondate da estremisti musulmani.

Di lì a poco, era il 7 ottobre del 2001, la allora amministrazione Bush (figlio) e il primo ministro inglese Tony Blair decisero di dare inizio a operazioni militari contro l’Afghanistan, fino a una vera e propria invasione. Quel Paese, infatti, aveva la colpa di ospitare (suo malgrado) l’organizzazione terroristica Al-Qāʿida la quale, solo successivamente, avrebbe rivendicato l’attacco di New York. Inoltre, nei territori del sud, già da tempo gli USA erano entrati in contrasto con gli estremisti musulmani chiamati Talebani, i quali addestravano concretamente i terroristi nei loro campi militari. Inizialmente la guerra portò alla progressiva e incessante conquista del Paese, da parte sia degli Stati Uniti sia delle forze afghane di opposizione.

Nel corso degli anni, attraverso la risoluzione ONU 1483 del 1° maggio 2003, e l’implicazione della NATO, molte nazioni furono coinvolte in operazioni più o meno di pace. Tristemente noti sono i numeri altissimi delle vittime, sia tra gli afghani sia tra i militari occidentali. Anche l’Italia ha pagato un prezzo altissimo con la strage di Nassiriya: 19 persone furono uccise mentre erano nella loro base, impegnate in operazioni di pacificazione e di aiuto alla popolazione.

Il 3 novembre 2020, gli Stati Uniti hanno votato per l’elezione del nuovo presidente. Dopo il più grande esercizio di democrazia del mondo (sono stati oltre 140 i milioni di cittadini recati alle urne), Joe Biden è diventato il quarantaseiesimo Presidente degli Stati Uniti d’America. L’uomo del cambiamento! Ma rispetto a chi? Naturalmente rispetto a Donald Trump, dipinto dai mass-media di tutto il mondo come spietato, truffatore, razzista, misogino e autore di decisioni politiche deprecabili. Se da una parte bisogna dare ragione ai fatti: imbarazzanti le dichiarazioni di Trump contro la popolazione ispanica residente negli USA, l’inasprimento delle misure contro gli immigrati messicani, continue le offese rivolte alle donne, quasi totale lo smantellamento della riforma sanitaria di Obama, rifiuto degli accordi Parigi sul clima, etc. etc. tanto da essere definito dalla CBS come il peggiore presidente americano di sempre!

Eppure, c’è da dire che forse un pregio ce lo aveva: non capendo pressoché nulla di politica estera, ma dotato di certa intelligenza, si è lasciato guidare nelle operazioni diplomatiche da persone più esperte. Non possiamo non considerare i numerosi tentativi di raggiungere accordi di pace con la Corea del Nord, la partecipazione attiva ai tavoli di pace tra Israele-Arabia Saudita-Emirati Arabi (Accordi di Abramo), uscita dagli Accordi sul nucleare iraniano a causa della continua destabilizzazione militare dell’Iran in Siria. Ricordiamo che questi accordi avevano sì portato a un maggiore controllo sulla produzione nucleare dell’Iran, ma avevano anche dato inizio alle solite speculazioni di molti Paesi occidentali, i quali chiudono tutt’ora entrambi gli occhi su quanto fa l’Iran in Siria (rappresaglie militari che provocano migliaia di morti e profughi), ricevendo in cambio commesse milionarie per la costruzione di opere pubbliche nel paese mediorientale. 

Ora in carica agli Stati Uniti c’è Joe Biden, l’uomo del cambiamento, l’anti-Trump! I mass-media ci hanno insegnato a vedere la realtà in questo modo: Trump era il cattivo, e chiunque avesse preso il suo posto sarebbe stato il presidente buono. Peccato però per i recenti avvenimenti che sembrano rimettere la palla al centro, almeno per ora: l’amministrazione Biden, nonostante il parere contrario del Pentagono e dei vertici militari statunitensi, ha ordinato il completo ritiro delle truppe dal suolo afghano entro il 31 agosto 2021. Questa poco saggia decisione ha provocato il caos in tutto il Paese; infatti, i Talebani sono tornati all’attacco riconquistando pezzo dopo pezzo ogni angolo di territorio, fino alla capitale Kabul. L’Occidente si è voltato dall’altra parte e gli Stati Uniti non sembrano voler tornare sui loro passi: centinaia di migliaia di cittadini afghani, che non hanno mai avuto nulla a che fare con l’estremismo, ora rischiano la vita. Anche se nelle ultime ore le conferenze che cercano di rassicurare il mondo sono state molte non è notizia di oggi che i Talebani non hanno grande spessore giuridico in termini di diversità sociali ed etniche: chi è musulmano ma non della loro fazione si deve convertire, chi ha collaborato con gli occidentali si deve convertire, se sei di un’altra religione vai dritto a morte, se sei donna e lavori o hai lavorato vai dritta a morte, se non la pensi come loro vai dritto a morte. Se hai fatto determinate cose prima dell’arrivo dei Talebani puoi finire a morte perché oramai sei impuro, e non si può più tornare indietro. Siamo sempre pronti a smentirci e a stupirci, ma certe cose vanno dimostrate con i fatti.

Mai avrei pensato di dirlo, ma per ora ci toccherà rimpiangere Trump e sperare che Biden torni a fare il “democratico”.

Matteo Saracini

Foto di Amber Clay da Pixabay

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