Malaria: i casi nel mondo sono preoccupanti

Articolo di Redazione: a cura di Jerzy Piotr Kabala

In questi ultimi due anni tra le malattie infettive è stata l’epidemia di COVID-19 a monopolizzare il dibattito pubblico. Da secoli però la malaria, endemica in molte aree del mondo, oggigiorno soprattutto Paesi del terzo mondo, colpisce milioni di persone e miete un gran numero di vittime. Il 4 agosto dieci giocatori della nazionale libica di calcio a 5 sono stati ricoverati allo Spallanzani in quanto affetti da malaria. Al 20 agosto del 2021 nel mondo erano stati confermati quasi 210 milioni di casi di COVID-19 (dati WHO, World Health Organization), i quali sono stati causa di oltre 4 milioni di morti. I numeri della malaria non sono da meno: le stime del WHO per il 2019 parlano di 219 milioni di casi, che hanno causato oltre 400.000 morti.

Fonte: World Malaria report 2020 https://www.who.int/publications/i/item/9789240015791

La malaria colpisce principalmente la regione africana: il 94% dei casi; circa la metà della popolazione mondiale è costantemente a rischio di contrarre questa malattia. Sebbene la malaria sia un problema da secoli e molti Paesi, tra cui l’Italia, siano riusciti a liberarsene da tempo, non abbiamo ancora trovato una soluzione definitiva che liberi l’umanità da questa piaga.

Ma per quale motivo è così difficile liberarsene? La malaria è causata da diverse specie di protozoi appartenenti al genere Plasmodium, tra cui Plasmodium falciparum è quello che colpisce più persone. Questi vengono trasmessi con la puntura delle zanzare appartenenti al genere Anopheles e pertanto la trasmissibilità dei protozoi parassiti dipende dal ciclo vitale delle zanzare-vettore. Il ciclo del plasmodio, una volta entrato nel circolo ematico dell’uomo, si svolge per lo più all’interno delle cellule umane: inizialmente vengono infettati gli epatociti (le cellule del fegato) dove i parassiti si riproducono in maniera asessuata. Ad un certo punto causano la lisi (distruzione) della cellula ospite e si riversano nel circolo ematico. A questo punto infettano gli eritrociti (cioè i globuli rossi), dove svolgono ulteriori cicli di riproduzione asessuata, causando periodicamente la rottura dei globuli rossi e invadendone di nuovi. Dopo un certo tempo possono anche differenziarsi in gametociti, che, se prelevati da una zanzara quando questa fa il suo pasto di sangue possono proseguire il proprio ciclo vitale all’interno dell’insetto e trasmettersi in altri individui.

La rottura dei globuli rossi durante questi cicli è alla base degli attacchi febbrili che tipicamente colpiscono i malati di malaria. Il fatto che il plasmodio passa la maggior parte del suo ciclo vitale all’interno delle cellule rende difficile un’immunità completa, ciò è causa di una grande difficoltà nel creare un vaccino veramente efficace. Il sistema immunitario non può agire durante tutto il tempo che i protozoi passano nelle cellule umane.

Ad oggi è stato approvato un solo vaccino contro la malaria, si chiama Mosquirix e ha un’efficacia modesta (a un anno dalla somministrazione 36% per bambini tra le 6 e le 12 settimane, 56 % per i bambini tra i 5 e i 17 mesi, secondo gli studi di fase 3), pertanto le ricerche in questo campo continuano. Gli individui adulti costantemente esposti alla malaria acquisiscono una parziale immunità, che li mette al riparo dalle conseguenze più gravi della malattia. La fascia di età più a rischio è costituita dai bambini sotto i 5 anni di età, tra i quali si registra il 67% dei decessi.

Nella lotta alla malaria si insiste anche con altre strategie: una di queste è il controllo del vettore (cioè delle zanzare) senza le quali il Plasmodium non è in grado di circolare. Si sta facendo molta ricerca su metodi alternativi agli insetticidi: sebbene questi inizialmente siano micidiali, causano spesso danni collaterali a insetti non target, in più si stanno diffondendo forme di resistenza tra le popolazioni di zanzare, che sul lungo termine rendono inefficaci i principi attivi più largamente utilizzati. Tuttavia, anche soluzioni molto semplici come l’uso di una zanzariera, che diminuisce il contatto tra l’uomo e i pericolosi insetti, possono mitigare il rischio di contrarre la malattia per persone che vivono in aree ad alta incidenza di questa malattia.

In più attualmente sono disponibili diversi farmaci, che possono essere usati sia a scopo preventivo, che per curare la patologia, diminuendo il rischio di un decorso grave. Ovviamente la cura richiede la disponibilità di farmaci, strutture sanitarie e personale preparato, che possa diagnosticare e trattare tempestivamente il paziente. Mentre queste condizioni sono scontate per noi cittadini del mondo occidentale, purtroppo non tutta la popolazione mondiale ne gode.

La malaria è una grave piaga che per fortuna in molti Paesi è stata eradicata. Sono in atto considerevoli sforzi a livello mondiale per mitigare questo problema. Gli obiettivi globali sono di diminuire l’incidenza e la mortalità del 90% entro il 2030 ed eradicare la malattia da 35 Stati, prevenendo al contempo la sua ricomparsa dove è già stata eradicata. Si tratta di obiettivi molto ambiziosi che stanno assorbendo considerevoli risorse economiche, se raggiunti porteranno a un significativo miglioramento della qualità della vita per miliardi di persone.

Jerzy Piotr Kabala

Fonti:

https://www.ema.europa.eu/en/news/first-malaria-vaccine-receives-positive-scientific-opinion-ema

https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/malaria

https://covid19.who.int/

https://www.fanpage.it/roma/ricoverati-allo-spallanzani-10-giocatori-della-nazionale-libica-di-calcio-a-5-hanno-la-malaria/

Foto:

https://pixabay.com/photos/mosquito-bite-decease-malaria-213806/

https://pixabay.com/illustrations/syringe-shot-medicine-bottle-1884758/

https://pixabay.com/photos/mosquito-bug-insect-pest-disease-19487/

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