SQUID GAME: COSA SI NASCONDE DIETRO LA MASCHERA?

Cruenta, emozionante, coinvolgente: a Squid game nessuno può resistere. La serie coreana che sta velocemente scalando le classifiche si è affermata come un vero e proprio successo, conquistando il cuore di milioni di persone. Dieci anni per realizzarla, 9 episodi per lasciarsela alle spalle: la trama avvincente e la cura dedicata ad ogni personaggio l’hanno resa in poco tempo la più vista di Netflix. Ma cosa si cela dietro alla storia di Seong Gi-Hun e dei suoi compagni, cosa li ha spinti a rischiare la vita per “guadagnarsi da vivere”?

La trama è nota: 456 persone scelgono di condividere lo stesso destino, lottando per sopravvivere a 6 sessioni di giochi per bambini con risvolti mortali. Nessuna costrizione, solo l’estrema e logorante necessità di portarsi a casa il premio finale di 45.600.000.000 won (33 milioni di euro). Ognuno con una storia diversa, ma con lo stesso finale: montagne di debiti e famiglie sul lastrico. Pare una situazione al limite della realtà, eppure in Corea del sud c’è chi davvero non può permettersi un piano B, chi ogni giorno deve affrontare l’altro lato della medaglia di una delle più grandi potenze asiatiche. L’indebitamento totale delle famiglie sudcoreane è in continua crescita, arrivando persino a superare il PIL del paese: il contesto sociale è segnato da un divario salariale in aumento, disoccupazione giovanile e una rete di protezione sociale poco efficace, il tutto aggravato dall’estrema pressione sociale per affermarsi.

I giovani tentano il successo nel fragile mercato azionario o in quello delle criptovalute, i liberi professionisti lottano per mantenere le loro attività, le famiglie cercano la stabilità nell’acquisto di case e proprietà: non sempre si riesce a permettersi una vita dignitosa, e purtroppo i prestiti illegali in questi casi appaiono come una valida ed efficace alternativa. Victoria Kim scrive di questo fenomeno sul Los Angeles Times, raccontando di quanto sia frequente arrivare a chiedere al debitore informazioni su famigliari e amici per proseguire con persecuzioni in caso di inadempimento. Scenari orribili, che si concretizzano nella serie Squid Game rendendola uno specchio della parte più oscura della nostra società. Tramite l’intreccio dei destini dei protagonisti, dettagli scabrosi e litri di sangue versato, viene trattato il tema del capitalismo e tutte le conseguenze che comporta: ansia economica, pressione sociale, richiesta di produttività che calpesta i bisogni del singolo.

Episodi che per garantire il realismo necessario ricorrono all’uso di scene violente, immagini pesanti e un retroscena collettivo complesso e intriso di disperazione, tanto da avere la necessità di vietare la visione ad un pubblico minore di 14 anni. Nessuna intenzione di reprimere la crescita, ma piuttosto di promuoverla in sicurezza: è una decisione cosi razionale che pare impossibile metterla in discussione. Eppure tra i cortili delle elementari i bambini hanno riabbracciato i vecchi giochi d’infanzia, ma con risvolti violenti: schiaffi e pugni per chi si non si ferma a 1,2,3 stella, con la conseguente preoccupazione di genitori e insegnanti. Avvincente e istruttiva sicuramente, ma non adatta a tutti: prima di guardare Squid game sarebbe interessante e opportuno saper qualcosa in più della cultura e del contesto sud coreano, così da poter comprendere ogni sua sfumatura.

Articolo a cura di NIKI OPRANDI

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