Il Colonnello Orazio Anania si racconta: “devo molto all’Arma dei Carabinieri”

Orazio Anania, Colonnello in pensione, presidente della associazione ideatrice del premio internazionale Apoximeno, il Festival che valorizza l’azione delle Forze dell’Ordine attraverso tutte quelle forme artistiche che hanno dato e danno lustro alla loro missione. Il cinema, la letteratura, la musica, la televisione. Il Premio è un riconoscimento che viene assegnato a personaggi dello sport, dello spettacolo e della cultura italiana e internazionale. La valorizzazione è un atto d’amore nei confronti di chi lavora portando avanti una mission.

Venticinque edizioni di “Apoxiomeno” riconoscimento che va a personaggio dello sport, della cultura e dello spettacolo. Tantissime edizioni, come si raggiunge questo traguardo?

“Da sempre il Cinema, la Letteratura, la Musica, la Televisione, il Giornalismo, il Teatro, l’Arte e il mondo della Cultura in generale, sottolineano le grandi virtù degli uomini che indossano la divisa. Il Premio Internazionale Apoxiomeno, giunto quest’anno alla sua venticinquesima edizione, è l’unico riconoscimento nel mondo dato a sportivi e protagonisti del mondo della cultura e dello spettacolo che hanno esaltato nella loro narrazione il valore delle Forze dell’Ordine. Nato nel 1996 da una mia idea premia chi nel mondo opera e valorizza l’attività delle Forze dell’Ordine contribuendo a rafforzare e cristallizzare il sentimento di fiducia e vicinanza che ne caratterizza il rapporto col cittadino. Dal poliziottesco italiano al poliziesco americano, dal giallo principe della letteratura all’iconografia artistica, dall’immagine fotografica alla rievocazione musicale, e altro ancora. Non un premio a opere che raccontano anonime divise, ma a rappresentazioni di individui con la propria umanità, fatta di virtù ma anche di debolezze, che incarnano i valori più intrinsechi di legalità, dovere, obbedienza e difesa della sicurezza della comunità.  Ci sono linguaggi cinematografici, televisivi, letterari, giornalistici che rincorrono l’autenticità, che traggono la loro forza dalla finzione e dalla costruzione della realtà. Lo scripted reality invece si ispira alla realtà. L’Apoxiomeno è il punto d’incontro tra il tutore dell’ordine che tutti i giorni affronta le difficoltà del mestiere e il genere poliziesco, noir, giallo, che questa vita la racconta con la spettacolarizzazione necessaria”.  25 anni, fatti di tante storie raccontate e grandi emozioni vissute al fianco dei Tutori dell’ordine di tutto il Mondo. Un viaggio stimolante e divertente in cui i veri eroi della polizia condividono un momento speciale con gli attori di Hollywood e i tanti personaggi famosi che hanno raccontato, attraverso le varie performing arts, le loro gesta, il loro duro lavoro quotidiano. L’International Police Award è solo questo, un momento di lieta e franca riflessione sulla legalità e la sicurezza, affrontato con leggerezza e responsabile passione”.

Perché Apoxiomeno ha dato il titolo al Premio alle Forze dell’Ordine?

“L’Apoxiomeno è un atleta che si deterge dopo le fatiche sportive della lotta. Si deterge con uno striscione dell’olio che gli era servito per evitare facili placcaggi dell’avversario. Un altro racconto, decisamente più romantico, ci dice che l’università era un vezzo dell’atleta per mostrarsi più virile; ma di certo non è questo il vero motivo. Questa posa dell’atleta che si rilassa e medita le imprese appena compiute mi è sembrata quella più vicina al tutore dell’ordine che al chiuso Delle sue stanze ritorna all’affetto della famiglia, ma anche la summa di una carriera artistica. Poi non posso dimenticare di essere nato in Magna Grecia e di essere affascinato da sempre dalla cultura ellenica”.

Quando ha deciso di creare il Premio?

“Nel 1993 fondamento, con mio fratello Francesco, un’associazione che aveva lo scopo di ricordare un carabiniere del nostro paese ucciso dalla camorra in provincia di Salerno. Da lì l’idea di organizzare una gara podistica con le maglie Delle squadre militari. Successivamente aggiungendo una serata di gala e da lì a poco la consegna dell’alimento, non solo a sportivi ma anche a personaggi della cultura italiana”.

Quali i premi fino ad oggi che lo hanno reso orgoglioso?

“Tutti mi hanno lasciato qualcosa, dal più umile al più blasonato. Certo non posso dimenticare Helen Mirren, Taylor Hackford, Abel Ferrara, Vittorio Storato, koncislosky e Micalcov, Corinne Touzet, Massimo Ranieri, Albano, Remo Girone. Dimentico qualcuno sicuramente. Ne abbiamo premiati in 25 edizioni più di 250; a ecco Camilleri, Maraini”.

Negli anni ha premiato tantissimi personaggi, quale secondo lei il più curioso? Ci può raccontare qualche aneddoto?
 
“Tante le star nazionali e internazionali che negli anni sono salite sul palco per ritirare la prestigiosa statuetta d’argento, tra queste Colin Firth, Matt Dillon, Hellen Mirren, Andrea Camilleri, Taylor Hackford, Ennio Morricone, Robert Moresco, Nikita Sergeevič Michalkow, Abel Ferrara, Massimo Ranieri, Andrea Camilleri, Gina Lollobrigida, Andrej Koncialowskij, Kristine Janda, Mark People, Billie August, Paul Haggis e tanti altri. Tra i più originali e di grande sensibilità cinematografica Abel Ferrara, con la sua master class seppe attirare la curiosità di molti amanti del cineam. Ricordo che in due occasioni Renato Pozzetto e Mark Strong raccontarono sul palco l’uno che aveva saputo del Premio perchè trovò una pattuglia dei carabinieri alla porta che lo aspettavano e l’altro perchè Colin Firth lo aveva avvisato che la polizia italiana lo cercava. Belle anche le serate con Helen Mirren fatte di simpatiche chiacchierate, passeggiate e canzoni”.

Se le dicessi “Made in Italy” qual è la prima cosa che le viene in mente?

Moda e cucina. E’ quello che chiedono i nostri ospiti stranieri. Helen Mirren a Firenze volle visitare una boutique di un noto marchio italiano (Dolce e Gabbana) per acquistare l’abito della serata di gala. Altri ospiti hanno approfittato per fare la stessa cosa nelle vie dello shopping delle città ospitanti. Ma soprattutto la buona cucina italiana e il nostro vino hanno fatto da padrone”.

Lei che è Colonello dell’Arma dei Carabinieri, quanto deve a questo Corpo?

“Tanto, e se ci penso mi commuovo. L’Arma è una grande famiglia. Ho migliaia di fratelli sparsi per il territorio nazionale e oltre. Non mi hanno mai fatto mancare il loro supporto, anche nei momenti più duri. Non posso pensare Ad una mia vita al di fuori di questo contesto”.

Ci racconti qualcosa dei suoi ricordi: l’impegno contro il terrorismo a Torino, all’antimafia, alla tutela del patrimonio culturale artistico, la vittoria contro l’usura.

“Oltre quaranta anni di servizio sono pieni di bei ricordi e azioni indimenticabili. Colleghi e amici magistrati che insieme hanno operato per chiudere grandi indagini che ci hanno portato insieme alla cattura di pericolosi terroristi o latitanti della mafia. Giornate e nottate di appostamenti senza potersi distrarre, mangiando qualcosa e adattandoci ad una condizione spartana. La sofferenza delle vittime e soprattutto la grande soddisfazione di aver coronato con successo il motivo della nostra presenza sul territorio. Voglio ricordare solo due di questi momenti: il ritrovamento di alcune opere d’arte a Parigi in un appartamento posto proprio di fronte alla Torre Eiffel e la lotta avvincente contro l’usura, con la prima operazione organica e complessa denominata “Fenus” che partì dalla Basilicata per raggiungere altre sedi ed allargarsi in tutta Italia con grande eco mediatico”.  

Le Forze dell’Ordine quanto sono determinanti in uno stato di diritto?

“Molto. Dobbiamo però recuperare un po’di fiducia che brutte vicende dell’ultima ora hanno incrinato. Mele marce che hanno danneggiato il lavoro di umili operatori che hanno come scopo primario il benessere e la sicurezza del cittadino”.

 A un giovane che volesse entrare nei Carabinieri quale vademecum gli farebbe leggere? Quali consigli gli darebbe?

“C’è un bellissimo libro che è stato il mio vangelo per tutta la mia carriera “L’etica del carabiniere”,una sorta di Vangelo, ma anche un film su Salvo d’Acquisto interpretato da Massimo Ranieri. Ai giovani dico che chi entra nell’Arma entra per servire, se non si ha questa coscienza di rischia di vivere male il proprio lavoro”.

Le donne da poco entrare nelle Corporazioni delle Forze dell’Ordine, ha avuto modo di dialogare con qualcuna e conoscere la loro esperienza?

“Ragazze eccezionali. Non sono maschiacci come qualcuno pensa ma serie professioniste, che come donne sono anche mogli e madri. Il massimo del servizio dedicato al prossimo. Io ho sempre difeso questa evoluzione perché credo che nella nostra società attuale le donne hanno una marcia in più”.

Lei fa parte dell’international pollice Association che ha una sede all’Onu, cosa può dirci a proposito di questo incarico?

“Sono presidente eletto della Regione Toscana. L’Ipa ha un motto significativo “Servo per Amikeko”, che in esperanto significa abnegazione totale ai colleghi di tutto il mondo. L’associazione è presente in tutti e 5 i continenti e ha lo scopo di unire e far vivere le esperienze Delle varie p.olizie con scambi culturali e visite turistiche. Per tali legami al Festival hanno partecipato polizie di tutto il mondo:la Polizia metropolitana di Madrid, del Perù, della Polonia, della Moldavia, della Svezia, della Romania e dell’Argentina. Una realtà affascinante perché ti permette di colloquiare con colleghi esteri mai visti come se ci si conoscesse da sempre”.

Cosa auspica per il futuro?

“Dopo aver assunto un livello internazionale speriamo che questo nostro format molto amato all’estero, possa fare un ulteriore salto di qualità e diventare un Festival strutturato come quelli più blasonati. Abbiamo visto che ci sono anche opere liriche poliziesche, dunque possiamo proporre un cartellone davvero ricco ed interessante. Il poliziesco d’altronde è uno dei generi più amati dal pubblico”.

Articolo di MANUEL MANCINI

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